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Allarme degli architetti: manca una strategia per la rinascita

Parte da Terni e arriva a livelli nazionali la presa di posizione per i luoghi colpiti dal sisma: gli architetti danno una scossa alla ricostruzione attraverso la richiesta alle istituzioni di una maggiore qualità e una minore burocrazia

A Camerino, il 3 agosto, a quasi tre anni dal sisma che ha colpito il Centro Italia, il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e gli Ordini delle Province di Ancona, Fermo, Macerata, Ascoli Piceno, Perugia, Terni, Aquila, Teramo, Rieti lanceranno un nuovo allarme sui ritardi, le problematiche e le forti criticita? che stanno compromettendo le attivita? di ricostruzione e di messa in sicurezza di edifici e territori.

“I Presidenti delle Regioni interessate ed i politici locali - si evidenziera? - siano promotori, anche con iniziative radicali, di una significativa svolta nella ricostruzione. E ’grave la mancanza, ad oggi, di una strategia che, al di la? della mera ricostruzione fisica degli edifici, che punti innanzitutto alla creazione di un nuovo sistema socio economico il solo che puo? costituire il vero motore della ripresa, rappresentare una alternativa di vita per le popolazioni ed attrarre chi non tornera? piu? la? se non si creano le condizioni di stimolo economiche e motivazionali per ritornare nei territori montani”.

“Purtroppo la ricostruzione sta diventando il terreno di scontro politico che impedisce una lucida visione a medio e lungo termine del futuro dei territori del cratere a livello paesaggistico, economico, sociale, culturale e - non da ultimo - demografico, necessaria per esaltarne le tante peculiarita? storiche e ambientali e per impostare, quindi, la confluenza di risorse finanziarie nazionali ed europee attraverso le Regioni. Visione che deve tener conto di come il sisma, in alcuni di questi territori, abbia rappresentato un effetto boomerang - ad esempio rispetto allo spopolamento - generando nuove difficolta? in situazione di gia? grave crisi”.

Molto difficile per gli architetti, in questa situazione, operare a favore delle comunita? in assenza di confronto e di una efficace interlocuzione istituzionale e barcamenarsi, di conseguenza, tra i cavilli burocratici e varie Ordinanze.

“Serve una svolta definitiva pena un aumento dei danni per le popolazioni e per i territori che saranno ben superiori a quelli prodotti dal sisma”.

In conclusione gli architetti danno una scossa alla ricostruzione attraverso la richiesta alle istituzioni di una maggiore qualita? ed una minore burocrazia.

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