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Domenica, 22 Maggio 2022
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Guerra e acciaio, “la spesa militare non ha impatto sulla nostra attività”

Il futuro di Ast, intervista a Mario Arvedi Caldonazzo: coniugare sviluppo industriale e sostenibilità, serve una soluzione per alimentare l’acciaieria con fonti rinnovabili

La guerra “fa bene” ad Ast? “No, la crescita della spesa militare non ha impatto sulla nostra attività”. Ma l’incremento della bolletta energetica sì. E infatti, Mario Arvedi Caldonazzo, amministratore delegato del gruppo Arvedi, attuale proprietario delle acciaierie di viale Brin, non nasconde la necessità di strutturare un piano energetico per “alimentare” Ast con fonti alternative.

L’ad del gruppo ne parla in una intervista a Repubblica in cui si affronta il tema generale della necessità di un piano nazionale della siderurgia, accanto a questioni particolari che toccano da vicino lo stabilimento di Terni.

 Quasi 8 miliardi di fatturato nel 2021, 6.600 dipendenti e un occhio puntato sulla ex Ilva, il gruppo Arvedi e – di fatto – il player principale dell’acciaio italiano. Alle prese, oggi, con una serie di difficoltà che spaziano dal caro energia alla difficoltà di reperire le materie prime.

“Nel breve registriamo solo un calo dei margini – dice Caldonazzo a Repubblica - perché il mercato dell’'acciaio è in crescita e i clienti stanno comprando, ma se i fattori inflattivi su energia e materie prime rimangono a certi livelli, entro l’estate la domanda potrebbe crollare. Guardate cosa succede con le componenti della produzione nell’automotive”.

Clienti in crescita ma non nel settore delle armi. Tanto che Arvedi Caldonazzo ci tiene a precisare che “la crescita della spesa militare non ha impatto sulla nostra attività”.

Semmai, il nodo da sciogliere è quello dell’energia. “Servono fonti di energia costanti, come non lo sono eolico e fotovoltaico. Il nucleare di ultima generazione è energia pulita”, dice l’ad al quotidiano romano.

Fino ad arrivare al futuro di Terni sui cui Arvedi ha investito 1,5 miliardi di euro, di cui “400 milioni solo per riavviare la produzione del lamierino magnetico, simbolo della transizione sostenibile. Basti pensare all’impiego nell’auto elettrica”.

Cruciale è insomma il “capitolo energia”, che sarà centrale nella riunione tra ministero, azienda e parti sociali dopo Pasqua e che dovrà mettere il sigillo sul piano industriale di Arvedi per il rilancio della grande fabbrica ternana. “Un accordo di programma che coniughi sviluppo industriale e sostenibilità, aspetti infrastrutturali e sociali e che individui una soluzione per alimentare Ast con energia da fonti rinnovabili - idroelettrica - per la produzione di idrogeno verde, necessario alla decarbonizzazione dell’impianto e disponibile per i progetti del Comune di Terni e della Regione. Il progetto – spiega l’ad a Repubblica - deve essere parte del Pnrr. Ast è un asset strategico governo, enti locali, sindacati e partner industriali devono collaborare a un piano che porti al paradigma europeo della produzione di acciaio inox e magnetico sostenibile. In nessun altro contesto si può realizzare un progetto così”.

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