Lunedì, 20 Settembre 2021
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Api d’acciaio, si moltiplica la colonia di “sentinelle” dell’Ast: esperimento riuscito

Mezzo milione di insetti come bioindicatori della qualità dell’ambiente all’interno dell’acciaieria di Terni. Gardi: nonostante un’annata avversa per l’apicoltura, continuano a vivere e a crescere

“Quando spariranno le api, all’umanità non resteranno che quattro anni di vita”. Se Albert Einstein aveva ragione, allora l’aria dell’Ast è di ottima qualità.

Pochi mesi fa all’interno dell’area dell’Acciaieria di Terni sono state inserite 20 arnie con mezzo milione di api. Un esperimento che non ha precedenti nella storia della siderurgia italiana (alcuni anni fa, la stessa cosa era stata fa all’inceneritore Asm di Maratta) che ha l’obiettivo di “valorizzare il ruolo delle api come bioindicatori dell’inquinamento atmosferico”.

Ebbene, in questo periodo, “nonostante un’annata avversa per l’apicultura a causa dei ritorni di freddo nei primi di aprile, le colonie presenti nell’acciaieria continuano a vivere e ad accrescere”, spiega Tiziano Gardi, docente di apicultura all’Università di Perugia ed esperto del ministero delle politiche agricole.

Le api sono state scelte perché fondamentali per l'ambiente. Questi piccoli insetti, infatti, sono responsabili dell’impollinazione di almeno 95 specie di frutta e verdura e contribuiscono in modo determinante a molte altre varietà. Quindi, di fatto, è da loro che deriva la riproduzione del mondo vegetale e questo permette, per esempio, di respirare, visto l’enorme contributo al ricambio di ossigeno che deriva dalla fotosintesi clorofilliana delle piante. Basti pensare che l’uomo inala l’ossigeno presente nell’aria durante l’inspirazione e rilascia anidride carbonica durante l’espirazione. L’aria inspirata contiene il 21% di ossigeno e lo 0,035% di anidride carbonica, mentre quella espirata, invece, contiene solo il 16% di ossigeno, ma già il 4% di anidride carbonica.

Nel loro vagare di fiore in fiore, le api (come altri insetti) contribuiscono al trasporto del polline che trattengono sulla peluria e sulle zampe. Si ritiene che in questo modo siano responsabili del 70 % circa delle impollinazioni di tutte le specie vegetali presenti sul pianeta, dando così un contributo incredibile alla biodiversità. Poiché molte varietà di piante sono importanti per l’alimentazione umana, possiamo stimare che le api permettano fino al 35 % della produzione di cibo mondiale. Basta pensare che, su 100 tipi di coltura dai quali dipende il 90 % della produzione, ben 71 sono legate all’azione impollinatrice delle api.

Una diminuzione delle api può quindi rappresentare un’importante minaccia per gli ecosistemi naturali in cui esse vivono.

“Con l’esperimento avviato in una grande azienda siderurgica, come l’Ast di Terni – commenta l'amministratore delegato Massimiliano Burelli – è stato certificato che il rispetto dell’ambiente, la tutela della salute dei lavoratori e un alto livello di competitività, non solo possono coincidere, ma sono l’unica chiave possibile per traghettare la produzione di acciaio nei decenni a venire”.

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