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Giovani ristoratori rilevano storica attività in centro: “Un legame indissolubile con il locale dove siamo cresciuti e maturati”

Dalle prime bettole alla nascita di Lillero collocato in uno dei palazzi più longevi e storici del centro. La testimonianza di Alessio e Federica: “Abbiamo raccolto una bella eredità. Una trattoria moderna dove si produce tanta tradizione”

Due giovani legati dalla passione per il mondo della ristorazione, una grande voglia di mettersi in gioco, nonostante le difficoltà del periodo e un’esperienza pregressa da mettere a disposizione della clientela. Dallo scorso mese di maggio, Alessio e Federica hanno rilevato Lillero, trattoria moderna collocata nel cuore del centro cittadino. Una bella storia che raccontano alla redazione di www.ternitoday.it con un unico comun denominatore: proseguire il percorso intrapreso dal locale, aperto nel 2010, ereditando dai precedenti proprietari la gestione dello stesso.

“Entrambi abbiamo lavorato diversi anni in questa attività” poiché Federica era dipendente mentre Alessio – dopo otto anni – aveva deciso di maturare un po' di esperienza altrove in formazione per il personale, diventando anche responsabile di sala in un'altra struttura del territorio. “A seguito della diffusione del Coronavirus, i precedenti gestori avevano perso un po' lo spunto. L’orizzonte di Lillero non era così semplice da inquadrare anche dopo la ripartenza post lockdown. I precedenti proprietari mi proposero perciò di rilevare l’attività – sottolinea Alessio - e di rigetto anche a Federica. Oltre ad essere colleghi, siamo amici da almeno quindici anni. Così ci siamo fatti coraggio e buttati in un momento alquanto delicato. Per noi – rimarcano – è un po' una seconda casa”. Alessio ha infatti iniziato a collaborare ai tempi delle superiori, contemporaneamente a concludere il proprio percorso. Per Federica invece, al termine degli studi dopo qualche anno, l’ingresso in Lillero. “Professionalmente siamo cresciuti e maturati fra queste mura. Non potevamo immaginarci il locale chiuso o magari in mano ad altri. Detiene una storia importante, è situato all’interno di palazzo Castelli. Qui – ricordano – negli anni 50’ sorsero le prime bettole, in un contesto di ospitalità ed accoglienza che si tramanda da quasi un secolo”.

I passi seguenti: “Ci è stato proposto di rilevarlo a fine 2020. Nel contempo, anche a causa di difficoltà di natura logistica (le dimensioni del locale, ndr) è rimasto chiuso fino a maggio. Il 18 del mese menzionato siamo subentrati ed una decina di giorni dopo abbiamo inaugurato. Al di fuori del business, rispecchia l’idea e filosofia l’idea di questo lavoro. Una trattoria moderna dove si produce tanta tradizione, cultura tramandata dai precedenti proprietari. Inoltre offre degli spunti a livello enogastronomico in un contorno di atmosfera unica. Da parte nostra – affermano - tenevamo molto a portare avanti questo progetto. Ci abbiamo messo del nostro poiché vorremmo gestire il tutto come un’azienda reale. Inoltre garantire un’organizzazione diversa, ovvero utilizzare delle tecniche più attuali, senza comunque snaturare il timbro verace del lavoro. Resta invariata la filosofia di pensiero, pertanto, dando un valore aggiunto. Sussiste anche una certa evoluzione sui piatti che creiamo giorno dopo giorno”.

I clienti: “C’è chi è rimasto felice della prosecuzione, chi magari ci ha messo anche alla prova. Abbiamo raccolto una bella eredità da chi ci ha preceduto. In questi anni è mutata anche la clientela. Aveva un aspetto più semplice e popolare all’inizio, legato maggiormente ad un pubblico di Terni. L’attività è successivamente cresciuta e trasformata da un tradizionale/popolare ad un abbinamento di qualità e selezione. Ospitiamo anche un target di persone che vengono da fuori città e sono anche curiose”.

Ulteriori particolarità “Disponiamo di un cavalletto che scandisce l’ordine in arrivo. Il menu cambia tutti i giorni e la lavagna, a carattere informativo, è disponibile per i clienti. Ci siamo affiliati anche a guide che si occupano del mondo della ristorazione e ci piace pensare ad un posto multiculturale”.

Le difficoltà incontrate: “Imparare a gestire questa azienda come dovremmo e vorremmo, è il nostro obiettivo. Siamo costretti a dover apportare una forza lavoro enorme. Necessario inoltre cercare di mettere ordine ad una serie di cose e far ruotare determinati meccanismi. Siamo felici di tornare a lavorare ma la paura c’è di tornare di nuovo nell’incubo dei contagi, anche perché siamo un’attività neocostituita e non ci potremmo permettere di restare chiusi a lungo. Il pensiero. Al momento, è superare l’inverno indenni. Abbiamo investito anche per gestire lo spazio esterno”. Insomma Alessio e Federica puntano su principi sani come: “Amore per questo lavoro e cultura dell’enogastronomia. Un legame indissolubile con il locale dove siamo cresciuti e maturati. Abbiamo necessità di avere questo tipo di rapporto familiare, calore. Viviamo un rapporto di amicizia profondissima, ci conosciamo da 15 anni”. Concludono.

In bocca al lupo!

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