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“Magione sta in piedi solo per i soldi dell’Aci. E l’autodromo di Terni lo potremmo intitolare a Renato Curi”

Il promoter dell’impianto, Francesco Pileri, replica alla presa di posizione del vicesindaco del comune lacustre: “La nostra è un'impresa privata che non abbisogna di finanziamenti né comunali né tanto meno regionali”

Magione chiama, Terni risponde. E così, alle parole del vicesindaco del comune lacustre, Massimo Lagetti, che ha sollevato più di una perplessità rispetto al progetto di costruire un nuovo autodromo a Terni (“L’Umbria ne ha già uno ed è quello di Magione”) fanno da contraltare quelle del promoter dell’impianto ternano, Francesco Pileri: “La nostra è un’impresa privata che non abbisogna di finanziamenti né comunali né tanto meno regionali”.

“Non sapevo che Magione fosse un autodromo internazionale – dice Pileri - Sapevo che lo hanno edificato alla bell’è meglio sette amici negli anni settanta, che non avevano capacità specifiche ma solo tanta passione. So per certo che non è espandibile né migliorabile. So anche che non ci si può disputare neanche il campionato italiano ma solo il Trofeo Coppa Italia, perché sviluppa solo due chilometri in lunghezza, quindi non è omologabile per gare del genere, figurarsi per gare internazionali”.

Il progetto del nuovo impianto che potrebbe sorgere a Terni, nella zona dell’aviosuperficie, prevede invece una pista che si sviluppa su una lunghezza di circa 3,5 chilometri, in grado di ospitare 15mila posti a sedere per gare dalle minimoto alla Superbike e un investimento da circa 60 milioni di euro e che potrebbe garantire una cinquantina di posti di lavoro.

“Inoltre – aggiunge Pileri – l’autodromo di Magione non è espandibile perché da una parte si trova la strada comunale e dall’altra capannoni di aziende produttrici o commerciali. Sta in piedi, dato che non ha appeal da parte dei fruitori, solo perché l’Automobile Club d’Italia ogni anno ripiana le copiose perdite”.

“Vicesindaco – dice infine Pileri rivolgendosi a Laggetti - se vuole si tenga il Borzacchini. Vorrà dire, dato che in noi non esiste campanilismo ma solo capacità imprenditoriale, l’autodromo internazionale lo intitoleremo al compianto Renato Curi. Questa è un'impresa privata che non abbisogna di finanziamenti né comunali né tanto meno regionali”.

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