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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
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Terni, recupero dell’olio esausto: “Auspichiamo una risposta entusiasta dei cittadini. Fatica nel percepirlo come rifiuto”

L’azienda Friggioil service si occupa del recupero: “Collocati dei punti di raccolta in collaborazione tra la nostra società e l’Asm”

Un processo di recupero per evitare dei danni agli ecosistemi. Nelle scorse settimane sono state installate trentotto colonnine dedicate all’olio esausto. L’azienda Friggioil service se ne occupata in modo dettagliato e tutto ciò è avvenuto: “Anche grazie alla collaborazione tra la nostra società ed Asm che da tempo si è impegnata per installare i contenitori stradali in punti strategici della città e rendere più agevole il conferimento”.

E’ molto importante partecipare, in modo corretto al processo di recupero. L’azienda infatti auspica: “Una risposta entusiasta dei cittadini” spiegandone le motivazioni, in modo dettagliato. Secondo i dati forniti infatti, ogni anno, vengono immessi al consumo 1,4 milioni di tonnellate di olio vegetale, per un consumo medio pro capite di circa 25Kg.

A questa quantità va menzionato un residuo non utilizzato pari al 20%, che corrisponde a più di 280 mila tonnellate di olio vegetale esausto, presente in gran parte sotto forma di residuo di fritture. Il rifiuto olio e grasso commestibile, non è considerato nocivo per la salute umana. Tuttavia è potenzialmente dannoso per gli ecosistemi se smaltito in maniera non corretta. L’olio vegetale e di frittura diviene un rifiuto quando a seguito del suo utilizzo subisce un processo di ossidazione, assorbendo le sostanze inquinanti della carbonizzazione dei residui dei cibi in esso cotti o fritti. Il termine esausto ne trae origine proprio da qui ovvero non più utilizzabile a causa della perdita delle sue principali caratteristiche organolettiche.

I produttori industriali di olio vegetale esausto devono attenersi all’obbligo di raccolta, recupero e riciclaggio degli oli e grassi vegetali e animali usati. Soltanto una piccola parte viene raccolta e smaltita in maniera adeguata a causa della scarsa conoscenza, soprattutto dei cittadini che faticano a percepirlo come un rifiuto. Sono molteplici le conseguenze di uno smaltimento non corretto. Le possibili criticità: malfunzionamento degli impianti di depurazione delle acque, inquinamento del suolo, inquinamento freatico, con un impatto sui pozzi di acqua potabile, incremento dei costi globali per l’impianto di depurazione delle acque e inquinamento di fiumi, mari e bacini idrici.

A tal proposito, l’olio esausto crea una superficiale pellicola che impedisce l’ossigenazione dell’acqua e compromette l’esistenza di flora e fauna. In più ostacola la penetrazione in profondità dei raggi solari danneggiando drasticamente l’ambiente marino e la vita in acqua. Basta infatti un kg di olio vegetale esausto a inquinare una superficie d’acqua di 1.000 metri quadri. Una volta raccolto, l’olio vegetale esausto è utilizzato per produrre bio­diesel o altri materiali: è infatti utilizzabile per attività e prodotti di recupero come l’industria saponiera, i tensioattivi, i materiali grassi e i prodotti per l’edilizia, tramite un processo chimico denominato ‘rigenerazione’. Pertanto risulta fondamentale compartecipare per la buona riuscita delle operazioni di recupero. Essendo ben trentotto le colonnine distribuite in tutta la città, ogni cittadino può fare davvero la propria parte.

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