Dai barconi della morte (ad un passo dall’annegamento) all’esame di maturità con Terni nel cuore

La storia di Ansumana passato per la città dell’acciaio che da stamattina sarà impegnato a Taranto nel sostenere gli esami di quinto superiore

La foto di Mario Sestini che ha vinto il World Press Photo EPA/MASSIMO SESTINI“

Stamattina oltre 520 mila studenti si sono svegliati in Italia per recarsi nei rispettivi istituti e sostenere la prima prova di maturità. Tra questi c’è Ansumana Kassama – 21 anni nativo del Gambia – ammesso con 27 crediti all’istituto Iside di Taranto dopo una battaglia ben più complicata da vincere, quella con la morte. “Non sono tanti ma neppure pochi” ha dichiarato a Corriere.it dopo aver imparato l’italiano in poco tempo, recuperato un anno di scuola perduto nel periodo di fuga dal paese africano e dividendosi tra scuola (al mattino) e lavoro (mediatore culturale in una comunità per i minori).

La storia di Ansumana è una di quelle che spesso sfuggono agli occhi ed ai cuori dei comuni mortali.  Nato a Serekunda, nella lontana Gambia, è stato costretto a fuggire dalla sua nazione dopo l’arresto dello zio con il quale viveva dopo la separazione dei genitori: “Non aveva fatto niente gli creavano dei problemi per motivi politici” essendo un commerciante vicino all’Udp ed avverso al dittatore Yahya Jammeh. Il primo viaggio verso il Senegal – per ricongiungersi alla sorella – e l’ulteriore fuga dopo che le nazioni avevano stipulato un patto di estradizione. Ecco dunque la decisione di scappare ed attraversare il deserto tra mille problemi. Nove mesi tra Niger, Burkina Faso e Libia ed un ricordo in particolare dopo quattro giorni senza cibo: “Una notte trovammo un pozzo” – si trovava con altre tre persone - bevemmo l’acqua senza poterla vedere. All’alba, ci rendemmo conto che era acqua putrida e che per la sete infernale ci era parsa buona”. L’arrivo a Tripoli, le difficoltà nel trovare un’occupazione e gli Asma Boys: “Ero troppo gracile, zoppicavo per dolori alle ossa da denutrizione, non mi voleva nessuno. Un giorno, arrivarono loro: ti sequestrano, picchiano e chiedono il riscatto a casa. Gli dissi che non avevo il numero dei miei, ma ogni giorno tornavano e avevo paura”

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Il viaggio in Italia

A quel punto, era il 2013, il giovane Ansu si trovò a scegliere, ancora una volta della sua vita da solo, nonostante la minore età. Si mise alla ricerca di un medico e trovò un trafficante di persone: “Aveva visto che stavo per morire là, si è intenerito e mi ha fatto imbarcare per l’Italia senza pagare”. Qui inizia un’altra storia all’interno dei barconi della morte: di quel viaggio all'arrivo è rimasta una foto vincitrice del World Press Photo e scattata da Massimo Settimi il 7 giugno del 2014: “Ero pelle e ossa, non respiravo – dichiara al Corriere Ansu - Mi hanno portato su per prendere aria e ho visto l’elicottero. Ero piccolo non sapevo niente, ho pensato: ci riportano in Libia, è il mio ultimo giorno e io muoio così”. Lo sbarco in Italia ed il trasferimento da Taranto alla Comunità per Minori Stranieri non accompagnati “Il Tiglio” di Ferentillo. Anni dedicati allo studio prima di essere inserito nel progetto SPRAR una volta compiuta la maggiore età. Dalla città dell’acciaio al capoluogo pugliese proseguendo a studiare, fino ad arrivare alla maturità, trovando anche un lavoro aiutando i ragazzi come lui nelle traduzioni, compiti e documentazione. Giovedì 20 maggio sarà tra i protagonisti di “Where are you? Dimmi dove sei”, un docufilm trasmesso dalle 20.55 su National Geographic, canale 430 di Sky. Si tratta dell’unico rintracciato in Italia dopo quell’attraversata. Stamattina intanto inizierà la maturità proprio a Taranto dopo aver rintracciato i propri famigliari sognando di raggiungere lo zio in Inghilterra

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