“La città del lavoro, conosciuta ovunque per la operosità tenace ed insonne dei suoi operai, è ora divenuta una città morta”

Settantacinque anni fa il primo bombardamento su Terni: 500 morti, 45mila sfollati, 1.200 edifici distrutti. Il resoconto dell’allora prefetto Antoniucci, le immagini dell’Istituto Luce e la commemorazione di questa mattina davanti al monumento ai caduti

Un bombardamento su Terni

La prima ondata di attacchi che rasero al suolo la città è iniziata alle 10.29 dell’11 agosto 1943. Sono passati 75 anni, le ferite – almeno quelle più evidenti – sono rimarginate. Ma il ricordo di quell’inferno resta inciso nella carne della città dell’acciaio. Che venne bersagliata proprio per la sua operosità, per il suo sviluppo industriale. Per il lavoro “tenace ed insonne dei suoi operai”, scriverà qualche giorno dopo le bombe il prefetto Antonio Antoniucci nel rapporto da inviare a Roma. Quella mattina, in poco più di un’ora e mezza, 72 velivoli B 17 Flying Fortress, di cui 40 appartenevano al 301 Bomber Group partiti dal campo di Oudna in Tunisia, attaccarono lo scalo ferroviario di Terni. In tutto furono sganciate 213 tonnellate di bombe, molte con le quali la città sta ancora facendo i contiche fecero almeno 500 morti e altrettanti feriti e costrinsero circa 45.000 ad andarsene dalle loro case. Molte delle quali – almeno 1.200 edifici – vennero distrutte assieme alla la caserma dei vigili del fuoco, al palazzo di giustizia, il magazzino del consorzio agrario, diverse scuole, gli ospedali della Croce rossa.

Questa mattina, 11 agosto 2018, la città, insieme al sindaco Leonardo Latini si è riunita davanti alla lapide in ricordo dei caduti, in Piazza Lanzi. Un ricordo sincero quello del sindaco che ha sprontato la città a rialzarsi esattamente come successe dopo il terribile bombardamento del 43. "A 75 anni di distanza la città deve rialzarsi. La sua forza non è venuta meno nemmeno sotto le bombe e tutto questo grazie ai cittadini e ai legami dei cittadini. Terni si è rimboccata la maniche. Ha subito tanto e ancora subisce; ma dobbiamo riuscire a ripartire come lo hanno fatto dopo i bombardamenti, dobbiamo onorare i nostri concittadini che prima di noi hanno ricostruito la nostra bella città. E anche oggi, il modo migliore per onorare coloro che sono morti, coloro che sono rimasti feriti e coloro che hanno perso delle persone care durante la guerra è impegnarci affinché la città non subisca ulteriormente. Dobbiamo essere artefici del nostro destino, portando vanti idee condivise da tutta la comunità. Siamo tutti chiamati a onorare i caduti".

Qui il link per il filmato presente negli archivi dell'Istituto Luce di un bombardamento alleato su Terni

Ecco di seguito il resoconto redatto dal prefetto Antonio Antoniucci il 17 agosto 1943

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L’incursione aerea svoltasi in questa città l’11 agosto corrente in condizioni meteoriche buone dopo il periodo di allerta iniziatosi alle ore 8,15 è durata dalle ore 10,22 alle ore 12,04 con cessazione di allarme alle ore 13,57.
La incursione è stata fatta in due ondate: la prima costituita da 12 apparecchi iniziatasi alle ore 10,29 è terminata alle ore 10,33; la seconda costituita da 32 apparecchi iniziatasi alle ore 12 è terminata alle ore 12,04; in testa alla prima formazione un apparecchio lasciava una scia di fumo bianco.
Gli apparecchi erano plurimotori americani con direzione di volo ovest-est. Le formazioni aeree nemiche hanno lanciato complessivamente oltre 500 bombe di medio calibro da quota superiore ai 6.000 metri nella zona Ovest Nord e Est della città.
Sono state usate solo bombe dirompenti e non spezzoni incendiari. Uno degli aerei ha effettuato da bassa quota azioni di mitragliamento.
Gli effetti prodotti dalle bombe sono stati imponenti.
Si ritiene che l’azione nemica sia rivolta contro l’abitato civile che ha riportato danni molto superiori a quelli dei due maggiori stabilimenti (Acciaierie-Fabbrica d’Armi) e ciò perché, data l’ora dell’incursione, tutti gli stabilimenti erano facilmente individuabili.
A questo si aggiunga che l’annebbiamento ordinato dal Comando della Difesa Territoriale di Roma è riuscito male, sia perché è stato iniziato tra la prima e la seconda ondata, sia perché, essendo stato fatto nelle ore diurne e calde del giorno, non ha trovato le condizioni adatte per la sua diffusione.
Ciò ha impedito anche l’azione delle batterie 88/55 che, essendo state coperte dall’annebbiamento, non hanno potuto eseguire il tiro in caccia.
La difesa contraerea è intervenuta tempestivamente sparando complessivamente oltre 600 colpi. Sembra siano stati colpiti due apparecchi nel cielo di Piediluco, ma fino ad ora non sono stati trovati i resti, che si ritiene possano essere caduti in altra provincia.
I ricoveri pubblici, che come è noto a cotesto Ministero, sono stati costruiti in questi ultimi mesi su mia proposta per assicurare la maggiore protezione possibile alla cittadinanza hanno corrisposto benissimo.
Particolarmente hanno offerto completa resistenza ai colpi in pieno i ricoveri con profondità variabile dai 10 ai 15 metri. In alcuni qualche bomba ha colpito l’ingresso dove il pubblico ritardatario si andava affollando. Così è stata colpita in pieno qualche trincea che naturalmente non ha potuto resistere; ciò dimostra che, data la potenza delle bombe ora usate dal nemico questo tipo di ricovero è da ritenersi insufficiente.
Data la fitta rete dei rifugi pubblici, molti uffici pubblici non avevano costruito un ricovero proprio e si avvalevano dei ricoveri pubblici viciniori.
I ricoveri degli stabilimenti in genere hanno risposto benissimo. In effetti negli stabilimenti siderurgici che hanno cinque ricoveri collettivi, alla prova si sono avuti due morti, mentre nello Jutificio che è stato distrutto completamente nessun morto, ma solo 33 feriti leggeri.
Nelle officine meccaniche Bosco, che sono state quasi distrutte, non vi era adeguata attrezzatura, ma soltanto delle trincee antischegge data la conformazione del terreno per la presenza di acqua.
Però soltanto tre giorni prima dell’incursione avevo predisposto che le maestranze di dette officine si fossero ricoverate in tre rifugi pubblici adiacenti, per cui si sono salvati tutti.
Negli stabilimenti della Fabbrica d’armi, ove purtroppo si deplora la perdita del Tenente Generale Passarelli, Direttore, e di un colonnello e oltre trenta operai, non vi erano ricoveri sufficienti per tutte le maestranze che ammontano a oltre 4.000 operai, ma soltanto per la metà di essi. Come ho riferito a suo tempo, avevo invitato il Direttore a disporre il doppio turno che venne effettuato, e questo accorgimento ha contribuito a ridurre sensibilmente il numero delle vittime.
Il funzionamento dei capi fabbricato non ha potuto essere adeguato, perché essendo buona parte di essi operai negli stabilimenti, non hanno potuto essere presenti al momento dell’incursione.
D’altra parte data la rapidità e la violenza con cui si è svolto l’attacco, non sarebbe stata consentita alcuna efficace azione da parte dei capi fabbricato.
Le squadre dei vigili del fuoco, della Croce Rossa, e dell’Unpa sono intervenute prontamente anche durante il bombardamento, fra la prima e la seconda ondata, con tutti i mezzi a loro disposizione.
La caserma centrale dei Vigili del Fuoco è stata colpita in pieno da due bombe ed è stata distrutta con la perdita di sette automezzi e di gran parte del materiale e attrezzatura di manovra.
I vigili presenti nella caserma centrale al momento del primo attacco si sono salvati tutti essendo affluiti nel ricovero antibomba, da me ivi fatto costruire; così pure è stata salvata una parte degli automezzi fatta decentrare in una caserma sussidiaria presso l’Istituto Salesiano.
Anche la caserma sussidiaria di San Francesco, ove avevo fatta decentrare una parte degli automezzi, è stata parzialmente colpita.
Ma anche qui i vigili sono stati salvati dal ricovero antibomba ivi costruito. Complessivamente il Corpo ha avuto un morto ed un ferito e malgrado la ridotta efficienza per i mezzi distrutti nella caserma Centrale, ha eseguito circa trecento interventi.
Il Comandante dei Vigili del fuoco malgrado una forte contusione al piede destro e alla spalla sinistra, che avrebbero richiesto 15 giorni di riposo, ha gareggiato con i suoi uomini nell’adempimento del proprio dovere.
Comandante e vigili sono meritevoli di un particolare elogio.
L’Unpa è intervenuta durante il bombardamento e essendo interrotte tutte le linee telefoniche il Comandante Colonnello Neri si è recato da me per ricevere ordini e le squadre sono immediatamente uscite prodigandosi in numerose azioni di salvataggio, raccolta di feriti, estrazione di cadaveri ecc.
Molte persone sono state salvate per il pronto intervento di questa organizzazione che ha avuto due caduti e un disperso.
Sono stati colpiti i locali del Comando provinciale e della caserma della squadre di Santa Caterina con distruzione di una camerata dell’Ufficio del Comandante e della cucina.
Degna di particolare elogio l’opera del colonnello Neri, che, come è noto, era dimissionario per ordine di cotesto Ministero e che, malgrado la sua precaria situazione, essendo dotato di alto senso di responsabilità e piena coscienza del suo dovere, si è esposto a gravi pericoli per adempiere con scrupolo e zelo alle sue funzioni.
La Croce Rossa ha avuto completamente distrutto l’ospedaletto di prima cura e smistamento della capacità di 100 letti, nonché danneggiata gravemente la sede e distrutte n.
3 auto ambulanze con cinque militi feriti. Malgrado le ridotte disponibilità di mezzi il personale della Croce Rossa si è prodigato anche durante il bombardamento per il trasporto dei feriti sotto la direzione energica ed efficace del Direttore Generale Sanitario Capitano Libero Fornaci.
I feriti sono stati circa 500.
Di essi sono stati alcuni più gravi trasferiti all’ospedale di Narni ed a mezzo di un treno ospedale sgombrati anche sugli ospedali di Roma.
Tutta l’azione di primo intervento dei Vigili del Fuoco, dell’Unpa e della Croce Rossa è stata promossa, coordinata e seguita dagli ufficiali addetti al Comitato Protezione Antiaerea, sotto la direzione mia e dell’Ispettore di Paa, tenente colonnello Chiappero. Detti ufficiali sono intervenuti durante l’incursione ed hanno dato prova di coraggio ed abnegazione.
Il contributo dato dalla truppa, subito dopo l’incursione, sotto la direzione del Generale Negroni, comandante militare di Temi, è stato superiore ad ogni elogio, essendosi le truppe dislocate nelle varie località per l’estrazione dei feriti e dei cadaveri per lo sgombero delle macerie.
Dal Comando Militare stesso sono stati forniti automezzi, soldati per piantonamento e tutto quanto altro è occorso per una parziale prima riorganizzazione dei servizi pubblici.
Il Genio Civile si è subito posto all’opera per l’organizzazione dei servizi di secondo intervento, pel ripristino della viabilità, per lo sgombro delle macerie e per il puntellamento degli edifici.
La sua azione peraltro è stata resa difficile dal fatto che le squadre ausiliarie civili, che erano state predisposte con accurata organizzazione tra le maestranze degli operai edili degli stabilimenti della gomma sintetica sono venute meno del tutto, perché gli operai di detto stabilimento come di tutti gli altri, presi da enorme panico, si sono allontanati dalla città.
Così, tutta l’azione di secondo intervento è stata fatta esclusivamente dalla truppa.
La violenza del bombardamento ha prodotto l’immediata interruzione dell’energia elettrica, del gas, dell’acqua e delle linee telefoniche.
Non occorre dire quale paralisi di tutti i servizi abbia prodotto tale interruzione. Si è provveduto ai più urgenti collegamenti a mezzo di porta ordini. Le riparazioni dell’energia elettrica e dell’acqua sono tuttora in corso essendo numerosissime le interruzioni.
Non ancora è stato possibile provvedere al ripristino del gas essendosi allontanato tutto il personale.
Data la mancanza di energia elettrica tutti i forni a pane sono rimasti inattivi. Ho pertanto dovuto assicurare la fornitura del pane con la collaborazione dei Prefetti di Perugia 
 e Rieti, che ne hanno inviato notevole quantità.
La rimozione delle macerie è tuttora in corso; essa procede con la collaborazione delle truppe e dei vigili del fuoco per quanto riguarda i puntellamenti e la demolizione dei muri pericolanti.
Il rastrellamento delle bombe inesplose e il loro piantonamento procede con molta cautela da parte degli artiglieri sotto la direzione del Comando Militare.
L’incursione aerea ha determinato l’esodo quasi generale degli abitanti, non soltanto delle zone colpite, ma anche da quelle immuni da danni.
Si calcola che siano state distrutte e danneggiate circa 1.200 case su 2.500 circa del centro abitato e che la popolazione sfollata si aggiri intorno a più dei due terzi della popolazione residenti nel centro, che ammonta a circa 45.000 abitanti.
Le località di sfollamento sono le frazioni della periferia ed i comuni più vicini.
Ho dato disposizione ai Podestà di detti Comuni di avvalersi di qualsiasi mezzo per assorbire gli sfollati e ciò sta avvenendo con sufficiente rapidità.
Molta gente però è tuttora accampata all’aria aperta; ho perciò richiesto d’urgenza legname e fondi per potere iniziare subito la costruzione di baracche prima che si inizi la stagione autunnale.
Questo è assolutamente necessario se si vuole fare riattivare gli stabilimenti i quali sono ora completamente fermi.
La città del lavoro, conosciuta ovunque per la operosità tenace ed insonne dei suoi operai, è ora divenuta una città morta.
I cantieri pulsanti che fornivano con ritmo celere ed incessante le armi per la Patria in guerra, distrutti o gravemente danneggiati, sono nell’assoluta impossibilità di funzionare per la completa assenza degli operai che, presi dal panico, hanno abbandonato momentaneamente il lavoro.
È perciò necessario che sia risoluto con rapidità ed efficacia il problema delle abitazioni.
Le perdite fino ad ora accertate possono indicarsi in circa 500 morti, già estratti ed inumati e 493 feriti.
Non può precisarsi il numero dei morti che trovansi sotto le macerie, ma dato il numero delle case distrutte si calcola approssimativamente che vi siano almeno altri 500 cadaveri.
La loro estrazione però, come già fu segnalato, è molto difficile e richiederebbe un enorme impiego di manodopera. Si è pertanto deciso di procedere alla recinzione e bonifica delle zone ove lo sgombero delle macerie è più difficoltoso.
La maggior parte delle persone colpite trovavasi o nelle strade o nelle loro case non fornite di rifugio, a causa della impossibilità tecnica di costruirli data la ristrettezza della viabilità e la modestia degli edifici.
Altra gente è stata colpita agli ingressi dei rifugi, dato il breve intervallo tra l’allarme e l’inizio del bombardamento, ma la quasi totalità delle persone che si sono recate ai ricoveri pubblici ha avuto salva la vita.

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