Caccia, quote alle stelle nel Ternano: doppiette sul piede di guerra

Nell’Atc 3 aumentano i costi per tutti, l’associazione Libera Caccia si smarca: noi abbiamo votato contro, necessario rivedere le regole per la caccia al cinghiale

Quote d’oro, una nuova polemica scuote il mondo della caccia. Passato quello sulle pre-aperture, in questi giorni tra i cacciatori umbri si è aperto infatti il dibattito sulle quote del contributo richiesto dagli Atc a chi pratica la caccia al cinghiale. Un tema sul quale, a giudizio dell’associazione nazionale Libera Caccia, occorre fare chiarezza, fornendo le giuste informazioni ai cacciatori.

In Umbria sono presenti tre Ambiti territoriali di caccia (Atc): Perugino (n. 1), Foligno-Spoleto (n. 2) e Ternano (n. 3). Nei rispettivi territori, gli Atc operano per la gestione del territorio, in particolare per quanto riguarda le zone di ripopolamento e cattura degli animali ed i danni provocati dai cinghiali.

Gli Atc sono gestiti in modo collegiale, con rappresentanti delle associazioni venatorie, ambientaliste ed agricole riconosciute, in modo proporzionale ai propri iscritti, delle Province e dei Comuni interessati. Poiché gli Atc hanno autonomia gestionale, sono questi rappresentanti a deliberare anche le quote di partecipazione dei cacciatori, sulla base dei propri bilanci.

“Ed è qui - spiega il presidente della Libera Caccia dell’Umbria, Lando Loretoni - che si sono create le disparità tra i cacciatori dei diversi Atc. In base al regolamento regionale sulla caccia, infatti, l’Atc 3 del Ternano ha aumentato la quota per tutti i cacciatori, e l’Atc 1 ha deliberato aumenti per i partecipanti alla caccia al cinghiale, iscritti alle squadre o individuale. Aumenti che si sono voluti giustificare dal comitato di gestione per poter tamponare momentaneamente le maggiori richieste di danni provocati dai cinghiali. La Libera Caccia, attraverso i propri rappresentanti negli Atc, ha sempre votato contro la scelta di aumentare le quote. Perché così facendo si continua a seguire un principio sbagliato e cioè che debbano ricadere sui cacciatori i danni dei cinghiali, che sono un bene di tutti”.

Le polemiche di questi giorni confermano la necessità di rivedere nel complesso la materia della caccia al cinghiale. “Tutto questo - afferma Loretoni - può essere superato se si provvede finalmente a modificare il regolamento della caccia al cinghiale, come da noi più volte da tempo sollecitato. Una riforma che consentirebbe di riportare alla normalità la caccia alla specie cinghiale, consentendo tra l’altro ad ogni cacciatore che incontra un esemplare di poterlo abbattere. Ciò, anche in considerazione delle problematiche connesse al proliferare in Umbria di questa specie, con conseguenti danni all’agricoltura ed incidenti stradali. Modificando finalmente il regolamento - prosegue Loretoni - tutti gli Atc si troverebbero ad operare in una condizione migliore, conformabile alle proprie caratteristiche territoriali”.

Ecco perché, a giudizio di Loretoni, le polemiche di questi giorni sulle quote appaiono strumentali, senza la volontà di affrontare realmente e risolvere il problema. “Gli Atc - afferma Loretoni - non sono obbligati ad aumentare la quota ai cacciatori, tant’è che l’Atc 2 non ha deliberato aumenti. Dove gli aumenti ci sono stati, è perché sono stati deliberati a maggioranza da coloro che li gestiscono. La Libera Caccia è sempre stata contraria agli aumenti ed ha votato negativamente, altri li hanno voluti e decisi. Ognuno, dunque, si assuma le proprie responsabilità”.

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