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Mamma e papà, ma senza figli: “spariscono” 11 ternani a settimana. E tra vent’anni ci saranno dodicimila umbri in meno

L’inverno demografico attanaglia la provincia e la regione: Narni e Orvieto le città più colpite. Ecco cosa è successo negli ultimi anni e i dettagli delle previsioni

Dal 2012 ad oggi sono “spariti” 11 ternani a settimana. La popolazione nel territorio provinciale è infatti passata da 228.209 residenti nel 2012 a 223.455 nel 2020 (fonte, Istat) con una riduzione di 4.754 persone. E le previsioni non lasciano immaginare che nei prossimi anni ci sarà una inversione di tendenza. Anzi.

Mentre dunque la politica a Terni si accapiglia sulla targa di una piazza, mamme e papà rischiano di restare da soli. Perché agli under 40 che lasciano la conca in cerca di un destino migliore, si accompagnano quei ternani che non nascono. Con il risultato scritto in maniera abbastanza evidente nei numeri dell’Istituto nazionale di statistica.

In realtà, guardando dentro al “buco” provocato dall’inverno demografico, la situazione di Terni è quella meno grave. La popolazione residente nel confronto 2012/2020 non è diminuita, ma aumentata. Seppure solo di qualche centinaio di unità: i 109.110 residente di otto anni fa, oggi sono diventati 110.003 (+893). Nel resto del territorio, però, la situazione è peggiorata.

A Polino, ad esempio, dal 2012 ad oggi la popolazione residente è scesa da 248 a 223 persone. Circa 300 residenti in meno anche ad Amelia (da 11.777 a 11.482) mentre Narni e Orvieto sono state le realtà più colpite.

La popolazione nella città del Gattamelata è passata da 20.012 residenti nel 2012 a 18.691. Gli orvietani sono passati da 21.018 a 20.272.

La situazione del Ternano è speculare rispetto a quella più generale dell’Umbria che passa dai 906mila abitanti del 2010, agli 870.165 del 2020. “Basti pensare che la regione - commenta Mario Bravi, segretario generale Spi Cgil della provincia di Perugia - ha perso 11mila abitanti nel 2018, in un solo anno. Questo dato ci sembra del tutto sottovalutato anche perché i residenti reali, soprattutto nelle zone interne, sono ancora di meno di quelli che risultano all’anagrafe. Infatti molte persone, soprattutto giovani, risultano residenti ma in realtà operano e lavorano da tempo fuori regione. Quindi l’allarme demografico è più consistente di quanto appare. Inoltre, siamo la terza regione per età media (ben oltre i 47 anni). E questo è solo l’inizio di un piano inclinato in una regione che sta andando oltre il declino, verso una vera e propria depressione. In questo contesto la cosa peggiore è fare finta di nulla come ha fatto la giunta regionale che nel Defr ignora del tutto il tema del cambiamento demografico. Questo tema va invece affrontato attraverso una nuova alleanza intergenerazionale che, nel dare sollievo agli anziani, che costituiscono il 26% della popolazione, crei occasione di lavoro per i giovani. In sintesi, un nuovo welfare può costituire un freno allo spopolamento e un’occasione di sviluppo per l’Umbria”.

Soprattutto perché, come detto, le proiezioni sono tutt’altro che positive. Sempre secondo l’Istat, lo scenario “mediano” dell’Umbria del 2040 ipotizza una quota di residenti attorno a quota 858mila. In vent’anni la regione perderà insomma altri 12mila persone.

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