Cascata chiusa e danni all’habitat, la parola all’esperto: “L’apertura dovrebbe essere quotidiana”

Sul tema della chiusura del rilascio dell’acqua interviene il professor Roberto Venanzoni. Il Comune ha programmato un'apertura per due volte a settimana

La Cascata delle Marmore

Dal momento del lockdown, non sono state solo le attività commerciali a rimanere chiuse.
Come è noto, i provvedimenti contro il Covid-19 hanno riguardato anche il turismo e i luoghi della cultura, con la conseguente chiusura della Cascata delle Marmore. Chiusura che ha riguardato non solo il parco, ma anche il rilascio dell’acqua. Dall'11 marzo, quindi, le Marmore sono rimaste a “secco”: la decisione di interdire l’apertura dell’acqua così come previsto e concordato da Comune ed Erg è stata determinato soprattutto dalla necessità di non “invogliare” i cittadini più indisciplinati a recarsi presso i due Belvedere della Cascata, così da evitare eventuali assembramenti.

Peccato, però, che l’assenza di acqua – se non alla portata minima così come appare la Cascata durante qualsiasi orario di chiusura – stia causando dei problemi allo stesso habitat del parco naturalistico.

Se ieri c’è stato chi ha diffuso sui social un video in cui si vedono dei lucci morti nel Nera probabilmente a causa della scarsità d’acqua, è l’intera area a essere a rischio, come evidenza il professor Roberto Venanzoni, Presidente Intercorso di Laurea e di Lauree magistrali di area biologica e naturalistica dell’Università degli Studi di Perugia, nonché per anni Direttore scientifico dei Centri di educazione ambientale della Cascata.

“Non bisogna dimenticare – afferma – che quella della Cascata è una zona Sic, un sito d’interesse comunitario proprio per le caratteristiche dell’habitat, con particolare riferimento alla presenza del Cratonerium e in generale, di una comunità di muschi che rendono la roccia “viva” e che determinano un ecosistema estremamente sensibile. La chiusura prolungata dell’acqua creerà sicuramente dei danni, difficile dire se reversibili o meno. Dobbiamo considerare che il periodo che stiamo attraversando non è piovoso, con la conseguente assenza di qualsiasi tipo di nebulizzazione, e comunque dobbiamo partire dall’assunto che anche in caso di pioggia non ci troveremmo di fronte a una nebulizzazione di tipo calcareo, come accade invece con l’acqua della Cascata”.

Dal canto suo, il Comune stava già lavorando ad una riapertura dell’acqua per limitare i danni, posizione rafforzata in giornata dopo la segnalazione di alcuni lucci morti lungo il Nera: come afferma l’assessore al Turismo Andrea Giuli, infatti, proprio oggi sarebbe giunta la conferma di un'apertura limitata "dopo necessaria e apposita intesa con Erg. Per la verità tale decisione era già stata attivata nei giorni precedenti e al di là dell’episodio ittico segnalato, con scambi di comunicazioni tra gli uffici stessi uffici e la Erg dal 10 aprile, nell’ambito di una serie di monitoraggi ciclici e dovuti per mantenere l’equilibrio dell’eco-sistema naturale, poiché il getto residuo della Cascata anche quando è chiusa scarica 5 metri cubi al secondo sul fiume sottostante, ampiamente sufficienti - mi dicono - al minimo vitale”.
A quanto pare, la Cascata sarebbe pronta a riaprire per due volte a settimana per mezz’ora.

L’episodio dei lucci morti è stato anche segnalato anche dal consigliere Michele Rossi (Terni Civica) che provvederà a sottoporre un’interrogazione sul tema: "Quello della Cascata delle Marmore - afferma - è un ecosistema assai pregiato e complesso ma altrettanto delicato, legato a dei ritmi che questo blocco lungo e forzato inevitabilmente modifica, con il rischio di stravolgere gli equilibri raggiunti. La chiusura, oltre a produrre l'evidente danno turistico, rischia di danneggiare l'habitat che vive da tempo dell'alternarsi tra la chiusura e  l'apertura dell'acqua. Un danno naturalistico che va assolutamente evitato perché potrebbe produrre danni irreparabili".

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La segnalazione dei lucci sarebbe comunque – come evidenziato - solo parte del problema: “Di certo, considerando che l’area si trova all’interno del Sic, sarebbe stato necessario effettuare un’analisi di incidenza – continua il professo Venanzoni – ma credo che in mancanza di questo sarebbe comunque necessario garantire un’apertura giornaliera della Cascata, anche magari dimezzando gli orari normalmente previsti, non solo per la zona strettamente connessa alla Cascata e per salvaguardare i muschi e le caratteristiche della roccia, ma di tutta la zona di ricaduta”.

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