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“Cassa integrazione: come la pandemia ha cambiato lo scenario per dipendenti ed aziende”. Il racconto di una professionista ternana

La pandemia ed il risvolto: “Il processo di informatizzazione è stato accelerato, soprattutto per le piccole imprese”. La testimonianza di Paola Pincardini consulente del lavoro

foto Paola Pincardini

Un lunghissimo periodo caratterizzato da molteplici criticità a livello socio-economico e sanitario, che si sono riversate anche sul complesso sistema della legislazione sociale e del diritto del lavoro. A seguito dei vari decreti avvicendatisi, collegati al contesto pandemico ancora in auge, i professionisti del settore si sono dovuti adeguare ai nuovi scenari. A tal proposito la consulente del lavoro Paola Pincardini, intervenendo alla nostra redazione di www.ternitoday.it fa un quadro generale di cosa è accaduto, a livello normativo, per ciò che concerne l’istituto della cassa integrazione, diventato tema mainstream per aziende e dipendenti.

“Occorre partire da un presupposto fondamentale” esordisce la dottoressa Pincardini. “Rispetto alle normative usuali che la regolamentavano, a causa del periodo emergenziale, sono state concesse delle deroghe. La reiterazione dei decreti è stata piuttosto consistente. All’inizio della pandemia le aziende potevano richiedere fino a nove settimane. Il successivo ne concordava cinque più quattro, da aggiungere a quelle precedenti. Poi è arrivato quello di agosto (nove più nove) con caratteristiche di retroattività, a partire dal 13 luglio. Per ciò che concerne quest’ultime nove erano assoggettate ad un contributo ascritto all’azienda che ne era esentata, se l’attività era stata inaugurata a partire dal 2019 o aveva subito un calo di fatturato”.

Ulteriore decretazione: “Il periodo da coprire tra il 16 novembre e 31 dicembre con il decreto ristori, la nuova Legge di bilancio che ha consesso ulteriori 12 settimane, dal 1 gennaio al 30 giugno. In contemporanea il Decreto sostegni il quale assegna 28 settimane che decorrono dal 1 aprile. Il tutto dipende da quante ne sono state consumate in precedenza. Insomma trattasi di una procedura complessa, molto articolata. Lo scorso anno – ricorda la dottoressa - con il proliferare dei decreti siamo rimasti smarriti. Le aziende dovevano affrontare le difficoltà in prima linea. I professionisti agivano da intermediari, districandosi in un contesto piuttosto complicato”. Sussiste anche un altro aspetto da rimarcare: “All’inizio i pagamenti sono arrivati in ritardo. In questa fase il processo è maggiormente regolarizzato, tranne per il settore artigiano, fermo alla mensilità di dicembre 2020”.  

La situazione nel ternano raccontato dalla testimonianza diretta di Paola Pincardini: “Tarata prevalentemente sulle piccole realtà del territorio” aggiunge ricordando il lungo periodo caratterizzato dall’emergenza: “Durante il lockdown la chiusura è stata quasi totale. A causa del Covid si è creata una vera e propria spaccatura dell’economia, anche a livello locale. Ad esempio realtà hanno raddoppiato gli incassi, prettamente collegate alle cosiddette attività essenziali, che comunque rappresentavano una minima parte. Tutti gli altri settori penalizzati, si sono visti azzerare le entrate”. Alcune situazioni particolari: “Chi deteneva delle merci deteriorabili è stato costretto a buttarle, nonostante avesse anticipato e pagato il tutto. Faccio riferimento ai distributori. In quel frangente è stato necessario smaltire e distruggere la merce in scadenza, pagando anche una ditta per espletare le procedure. Inizialmente la disperazione e terrore generale hanno prevalso. Nel periodo maggio-giugno fino ad ottobre, abbiamo vissuto nell’illusione che tutto era passato. Accusavamo i danni del periodo di chiusura, era tutto riaperto ma vivevamo in un’altra condizione. Le aziende avevano ripreso anche ad acquistare” sottolinea “Ad ottobre però, anche a causa della seconda ondata di contagi, il clima di incertezza dettato da annunci e contestuali slittamenti non ha aiutato. Ora viviamo in una fase di cauto ottimismo, monitorando gli step da seguire sulle riaperture”.

Cassa integrazione e scenari: “Sulle domande ho ricevuto molteplici richieste di chiarimento, anche da parte dei dipendenti delle aziende. Tuttavia non era possibile fornire risposte certe soprattutto sulle tempistiche dei pagamenti. Sono arrivate una valanga di domande all’Inps che hanno messo in crisi il sistema. Molti pensavano che il calcolo si dovesse fare sul 70% della retribuzione percepita”. La ‘sorpresa’ ricevuta: “Tuttavia è previsto un massimale entro il quale non si sconfina, poi tassato dalle ritenute”. Una delle cause che ha portato ad adoperarsi: “Sotto certi punti di vista è capitato che, chi pensava di adagiarsi sulla cassa integrazione, ha fatto in modo di lavorare, una volta superato il lockdown. I lavoratori sono stati un elemento trainante per i datori di lavoro anche se, naturalmente, erano quest’ultimi a prendere l’ultima decisione. Alcuni dipendenti, una parte minoritaria, si sono attivati per cercarsi un’altra occupazione temporanea. È possibile essere regolarmente assunti altrove, sospendendo la cassa integrazione, in attesa della ripresa dell’azienda in cui prestavano la loro manodopera. Naturalmente tale fenomeno è riscontrabile in mansioni che non richiedono specializzazioni particolari”.

Infine una valutazione sulle aziende: “Inizialmente si sono ‘buttate’ sui ristori per sopperire ai mancati incassi. La richiesta di cassa integrazione è sempre minore poiché la ripresa è ormai subentrata. Ci sono alcune che non hanno la forza economica per riaprire: chi faticava anche precedentemente all’emergenza ha chiuso o si trova in un momento di evidente crisi”. C’è anche un risvolto: “Il processo di informatizzazione è stato accelerato, soprattutto per le piccole imprese. Ci siamo tutti organizzati per poter lavorare da casa, anche chi come me lavora in uno studio professionale ed era abituata ad un contatto diretto e quotidiano con il cliente. La modernizzazione dei sistemi e la trasformazione, a livello telematico, stanno modificando anche le abitudini e le modalità di dialogo”.

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