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Caos, motore ed opportunità di sviluppo per la città e problemi irrisolti: incomprensibile la distanza con parte dei ternani

Il Centro Arti Opificio Siri detiene le potenzialità per poter rappresentare un faro della cultura e centro di aggregazione. Le polemiche sul nome e le criticità da superare

Caos ossia Centro Arti Opificio Siri. Se partiamo dall’acronimo il nome sarebbe tutto un programma. Il complesso situato nell’immediata periferia della città di Terni offre molteplici soluzioni per sviluppare la cultura, gli eventi, generando indotto per tutto il territorio. Eppure ci sono delle criticità ormai perduranti che ne limitano il potenziale senza dimenticare che, parte dei ternani, non conoscono per nulla o vagamente la sua esistenza.

Partiamo da un presupposto. Il Caos, grazie alle capacità ed all’impegno dei gestori del Fat e della cooperativa delle Macchine Celibi, propone una serie di iniziative a dir poco apprezzate. Il discorso da fare dunque si sposta altrove o meglio, i problemi ci sono e potrebbero essere quantomeno affrontati. La struttura infatti può contare un ristorante che si trasforma anche piacevolissima location per il post cena. Ci sono due musei da visitare come il Museo d’arte moderna e contemporanea “Aurelio De Felice” e il Museo archeologico “Claudia Giontella”, il teatro Secci ed ampie sale espositive per un totale di 5600 metri di quadri sui quali si dispone. Inoltre detiene un sito internet e delle pagine social per promuovere le manifestazioni in programma.

Parlare del Caos è spesso ‘scomodo’ poiché abbinare i luoghi di cultura alla città di Terni non sempre si riesce al meglio. Eppure, la recente mostra alla Fondazione Carit, ha forse dato un segnale molto importante per cercare di indirizzarsi verso un processo di crescita, anche in questo ambito. Quali allora i problemi che emergono? Il Centro Arti Opificio Siri, in primis, sconta una pubblicità marginale, nel veicolare in modo corretto il proprio brand. Non facciamo riferimento alla gestione delle pagine social ma il lavoro che si dovrebbe fare, quantomeno a livello istituzionale, per dare visibilità e lustro al complesso. In passato spesso è capitato di assistere ad eventi fini a sé stessi, spesso elitari e poco spendibili per una città come quella di Terni. Ora invece qualcosa sta cambiando in positivo, grazie soprattutto all’impegno dei gestori dei vari progetti.

Inoltre sussiste una sorta di incomprensibile distanza tra parte dei ternani ed il Caos. Come se non si riuscisse a far percepire le potenzialità di una struttura, unica nel suo genere. E qui rientra il discorso fatto in precedenza. Investire e crederci per aumentare in modo sensibile l’attrattività. C’è poi una questione di poco gusto che riguarda il famoso laghetto, dove vengono gettate continuamente delle tartarughe, da parte di chi le abbandona senza pensarci troppo. Ci sarebbe davvero tutto ciò che serve: spazi,  mostre, iniziative pomeridiane e serali – soprattutto nel weekend – eventi al Secci e visite ai musei. Basterebbe crederci e puntarci davvero. Magari partendo dal cambiamento del nome come qualcuno suggerì per poi investire ed organizzare qualcosa che possa davvero dare la spinta decisiva, verso uno sviluppo completo del brand. Un piccolo sassolino nello stagno (non quello del Caos ovviamente) lo abbiamo gettato intanto.

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