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Foto: Terninrete

Foto: Terninrete

"Ci dava il coraggio per andare avanti. Non averti detto abbastanza grazie mi fa star male"

La lettera commovente di Resmie Haliti, una donna di origini kosovare che, come tanti altri ragazzi, è stata sostenuta dall'affetto e dalla forza d'animo di don Sandro Sciaboletta

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Resmie Haliti, una donna originaria del Kosovo, che ha voluto scrivere per salutare Don Sandro Sciaboletta, recentemente scomparso dopo la sua battaglia contro il covid.

Le cose che non ho detto

Ci sono sempre cose che non vorresti mai scrivere, esperienze che non vorresti mai vivere, pero? poi capitano e allora forse l’unico modo di comunicare e? scrivere, come mi aveva inseganto un caro professore. Non so da dove cominciare, ma so che odio questo momento, per scrivere di te non basterebbe una vita.

Ero diciottenne quando per la prima volta ho fatto la valigia e sono partita per l’Italia. Sono partita per seguire un sogno che avevo, che a quei tempi mi sembrava impossibile, ma grazie a te e’ diventato possibile. Ho preso un aereo da Skopje a Roma. La prima volta che scendo a Roma, vedo un aeroporto gigante, fuori ci aspettava un signore tutto sorridente, che ci ha dato il benvenuto, era Alberto. Salgo nella macchina di questo signore e ci porta a Terni, alla chiesa di Santa Maria Regina, dove ci aspettava Don Sandro.

Un uomo grande, che era sempre capace di riportare l’allegria quando i momenti erano tristi o anche vuoti. Un uomo colto, gentile, che dava sempre una mano alle persone bisognose, spesso bastava un suo sorriso, una battuta, la vicinanza espressa in ogni situazione, ci dava forza e coraggio in ogni momento. Voleva bene a tutti di un amore che lo ha reso unico.

Don Sandro occupava un ufficio dentro la chiesa che dava la porta sul corridoio: vedere una porta aperta significava che Don Sandro era li?, pronto ad aiutare in qualsiasi maniera, e non potete immaginare che felicita?, vedere che lui stava li? seduto, che potevo parlare per ore intere. Ricordo che ci criticava, diceva sempre “Dovete amare di piu? il vostro paese, ritornate li? dopo aver finito gli studi, e fate qualcosa per il vostro paese”.

Siamo 55 studenti, che Don Sandro ha portato in Italia per studiare, quasi tutti laureati grazie a lui, e il coraggio che ci dava, di andare avanti. Grazie a lui abbiamo conosciuto l'Italia.

Subito dopo la guerra in Kosovo del 1999, Don Sandro ha fatto nascere un progetto, prima ospitando famiglie di rifugiati, poi portando aiuti umanitari in Kosovo. Tutto questo lo faceva con tanta volonta?, senza mai fare distinzione di religione oppure di etnia.
Don Sandro non era solo questo, era molto di piu?! Aveva un carattere ricco, un cuore grande, dal 2003  ha iniziato a portare bambini e tante persone che avevano bisogno di cura in Italia, stringendo un gemellaggio con la citta? di Terni e quella di Ferizaj, cosi? ha creato forti legami di amicizia. Oggi il Kosovo piange la scomparsa di Don Sandro.

Ma io ti aspettero? al freddo e al vento, anche alla pioggia e alla neve. Ti aspettero? come mi aspettavi in quel piccolo ufficio ogni volta che correvo da te, come una bambina piccola a raccontarti le mie giornate. Oppure quando rimanevo al aeroproto, fino alla mattina, la tua porta era sempre aperta. Mi guardavi in silenzio, con quel sorriso che solo tu mi potevi donare.
Non avro? piu? la fortuna di vederti di nuovo; ma io avro? il piacere di abbracciarti domani, dopodomani, sempre nei miei pensieri. 
Certo che sono sconvolta, questo viaggio rapido non mi piace, l'ultima volta che ci siamo salutati mi avevi detto: “stai tranquilla che ci vediamo presto”. Don Sandro, e? la prima volta che mi deludi.

Non ho piu? avuto modo di vederti, di sentirti, di sentire il tuo battito del cuore, l’affetto, l’abbraccio che diceva molto di piu? di tante parole. Ti chiedo per favore di non arrabbiarti con me, cerca di comprendirmi, il senso di privazione e? forte.

Non avere mai potuto dirti abbastanza Grazie, e mi fa stare male.

Piango si?, un nemico cosi? invisibile ti ha portato via da noi, piango di non aver potuto far niente per te.

Non ti ho mai ringraziato abbastanza, scusami".

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