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Commercio a Terni, ecatombe di chiusure di attività in centro: tra crisi del settore e sofferte scelte di vita

Le sigle sindacali hanno riaperto un dibattito mai sopito del tutto. Il caro affitti dei locali era stato uno degli argomenti affrontanti sui social dal sindaco Bandecchi

Una vera e propria ecatombe di chiusure in centro. Il commercio a Terni vive una fase delicata, nonostante il desiderio di investire – da parte di alcuni imprenditori anche giovani – e cercare di risollevare il cuore pulsante della città. Le sigle sindacali, nelle scorse settimane, avevano riaperto un dibattito mai sopito ponendo l’attenzione sullo storico brand Conbipel, nella semiperiferia della città. A distanza di poche ore è emersa un’altra chiusura in arrivo, stavolta localizzata in centro, afferente al marchio Terranova oltre a tutte le contestuali ripercussioni a livello occupazionale.

Il rischio è di perdersi tra le vetrine sempre più vuote: in corso del Popolo è iniziata la vendita straordinaria di Visaggio, negozio di abbigliamento che resiste dal 1948 e ha vestito generazioni di ternani e non. Dalla parte opposta della strada si sta assistendo allo svuotamento degli scaffali nel negozio gestito da cinesi, a pochi passi da palazzo Spada. Spostandosi verso la stazione un’altra storica attività ha deciso di salutare i propri clienti: si tratta infatti di Martellini che delle scarpe ha fatto il proprio punto di forza per decenni. Infine anche MooD 3.0 ha annunciato la chiusura del corner in presenza, in via Cesare Battisti, attraverso un ‘Fuori tutto’ iniziato da circa un mese. Tuttavia ‘rimarrà il negozio online e la vendita tramite social’.

Cosa sta realmente accadendo? Intanto occorre fare una precisazione. Molti commercianti, seppur ‘sottovoce’ evidenziano il calo di clienti, ad ogni fine del mese, poichè è sempre più complicato arrivarci sotto il profilo economico. A questo va aggiunto un problema endemico che riguarda il caro affitti, tra l’altro argomento affrontato anche dal sindaco Stefano Bandecchi sui propri canali social. Sulla crisi del commercio era stata anche organizzata un’apposita commissione, proprio per ascoltare i pareri dei portatori di interesse. Al momento però di passi concreti non ne sono stati fatti e la campagna elettorale distoglie dai problemi reali della città.

La delocalizzazione di alcune attività, diversi brand meno appetibili rispetto al passato, turn over reiterato ed infine scelte di vita, consapevoli quanto (in alcuni casi) sofferte. Già perché c’è chi vuole giustamente godersi la meritata pensione e chi predilige altri canali di vendita, come ad esempio l’online rinunciando a malincuore al contatto con le persone. In tutto questo contesto chi ci rimette sono i singoli imprenditori, i dipendenti e più in generale la città. I negozi aperti fungono da deterrente e, seppur indirettamente, incidono positivamente sulla sicurezza delle singole zone del centro cittadino. L’auspicio è che si possa trovare una convergenza di vedute e cercare di invertire un trend sempre più preoccupante.    

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