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Venerdì, 9 Dicembre 2022
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Commercio a Terni, il centro cittadino in sofferenza: “Sempre più difficile trovare un locale per mangiare durante la pausa pranzo”

Caro bollette ma non solo. Da ormai diverso tempo il centro si è spopolato anche di lavoratori che preferiscono soluzioni alternative per mangiare

Un lento quanto progressivo spopolamento che inficia sul numero di attività aperte e presenti, durante la pausa pranzo. Il centro cittadino vive una fase involutiva piuttosto evidente, nonostante ci siano imprenditori determinati e muniti di voglia, coraggio e capacità di investire. I cartelli con scritto ‘affittasi’ sono sempre più numerosi, i rincari delle bollette acuiscono ulteriormente sulle criticità già evidenziate, nel corso della pandemia. Infine, altro dato da prendere in esame, ci sono sempre più lavoratori (autonomi o dipendenti) che scelgono soluzioni alternative piuttosto che fermarsi nel cuore della città.

Recentemente, ad esempio, Corso Tacito ha salutato una pizzeria collocata lungo la via principale. Poco più in là, in via San Tommaso, un’altra attività molto apprezzata attende novità post chiusura. Sono due degli esempi che potrebbero essere presi in considerazione. A tutto ciò va computato la scelta di diversi esercizi commerciali i quali, constatato lo scarso afflusso di clienti a pranzo, optano per l’apertura serale. Il centro cittadino così risulta sempre più spoglio di soluzioni diurne. I principali clienti restano dunque gli studenti, una volta usciti dai rispettivi istituti, soprattutto quelli superiori. Sono loro ad essere i principali fruitori dei locali che resistono.

Sul tema sono molteplici interventi a livello di politica locale. La questione va affrontata a livello macro, mediante una valutazione più ampia che riguarda tutti i settori del commercio. Ad esempio il capogruppo del Movimento cinque stelle Federico Pasculli ha segnalato la chiusura di Silvestrini, in una zona che arriva fino all’ex mercato coperto ed è piuttosto in sofferenza, guardando le vetrine sempre più desolatamente vuote. C’è stato poi l’intervento di Confartigianato focalizzato su alcuni macro temi che rientrano nelle problematiche esplicate: “Commercianti, artigiani, gestori di bar e ristoranti sanno perfettamente che è più difficile riuscire a tenere aperti gli esercizi se sono costretti a operare in un’area urbana dove le imposte sono ai massimi consentiti dalla legge”.

Ed ancora: “Dove non c’è sufficiente decoro, dove mancano eventi di eccellenza che possano attrarre flussi di visitatori dai territori vicini, dove non ci sono poli universitari degni di questo nome, dove decenni di politiche commerciali sbagliate, per nulla corrette negli ultimi quattro anni, hanno determinato un assetto del commercio che vede un eccessivo sbilanciamento a favore della medio grande distribuzione e dove il centro città è letteralmente assediato da poli commerciali, dove il trasporto pubblico locale è sottoutilizzato. Infine dove utilizzare servizi di bike sharing o comunque la mobilità alternativa non è possibile o non è agevole, soprattutto se occorre trasportare eventuali acquisti, dove non c’è nemmeno un grande teatro attualmente in esercizio”.

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