Nuovo teatro Verdi, si va in scena: via libera della giunta di Terni al concorso internazionale

L’amministrazione comunale: restituire alla città il suo teatro. Ma è scontro sui dettagli del “metaprogetto”, Rossi (Terni civica): sotterfugi e prepotenze, quel documento è stato smentito

Una cosa è certa: Terni riavrà il “suo” teatro Verdi. Su come questo teatro sarà fatto, qualche dubbio è lecito averlo. Nella seduta prenatalizia, la giunta comunale ha dato il via libera alla fase concorsuale che dovrà portare alla stesura di un progetto definitivo per il nuovo Verdi. Specificando, nella stessa delibera, che il “metaprogetto” approvato ad ottobre e nel quale erano contenute le caratteristiche principali del teatro che sarà, non rappresenterà un vincolo invalicabile per chi avanzerà la sua proposta. Un passaggio questo che ha suscitato la reazione di Michele Rossi, capogruppo in consiglio comunale di Terni civica, che aveva aspramente criticato proprio quel meta-progetto.

E comunque. L’esecutivo guidato dal sindaco Latini nella delibera specifica che la proposta elaborata dagli uffici comunali “ha unicamente lo scopo di rendere evidenti i limiti imposti dal vincolo esistente e fornire utili indicazioni per il nuovo approccio professionale richiesto dal concorso che, per sua natura, garantisce la massima libertà ai professionisti di declinare le esigenze tecniche espresse nel meta-progetto in modo autonomo e senza limitazioni”.

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Il metaprogetto rappresenta insomma una specie di “binario” sul quale indirizzare i professionisti che vorranno cimentarsi nella ricostruzione del Verdi. Un binario che indica alcuni “punti necessari ad imperniare il successivo percorso progettuale, tali da lasciare comunque aperte e libere le scelte progettuali sia formali, estetiche e funzionali pur evidenziando i limiti imposti dal vincolo”.

Punti che possono essere così sintetizzati: rispetto e compatibilità con il vincolo della Soprintendenza, sostenibilità economica (realizzativa e gestionale), sicurezza generale, aspetti strutturali, capienza.

Si avvia dunque la fase concorsuale che sarà articolata in due parti, “la prima avente ad oggetto la presentazione di un progetto di fattibilità tecnico-economica e la seconda avente ad oggetto la presentazione di un progetto definitivo e a livello di progetto di fattibilità la parte strutturale ed impiantistica”.

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Rispetto ad un investimento complessivo che gli uffici di Palazzo Spada hanno stimato prossimo ai 12 milioni di euro, questa fase concorsuale potrà contare su risorse per circa 4,6 milioni di euro. DI questi, due dovrebbero arrivare da fondi europei destinati a cultura e turismo.

Tutto bene, o quasi. Perché Rossi legge la delibera in modo diverso, tirando alla fine un sospiro di sollievo. Perché, sostiene, “non avremo quella inadeguata soluzione”.

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“Ci si apre alla fase concorsuale per un progetto che tenga conto, come si legge in delibera, di 11 punti generici che dovranno guidare le proposte in risposta al concorso. Avevamo ragione quando ci domandavamo come si sarebbe potuta svolgere una fase concorsuale di idee se era lo stesso Comune a fornire una idea progettuale cosi già ben definita nel cosiddetto metaprogetto. Contrariamente a chi sosteneva che dovevamo sorbirci inevitabilmente quella soluzione architettonica, oggi la realtà dei fatti ci ha dato ragione: quell’idea progettuale è di fatto superata con la scelta di procedere ad un concorso internazionale che appunto per sua stessa natura deve poter essere aperto ad ogni idea dei partecipanti. In pratica quel progetto (il metaprogetto) rimane sulla carta come una delle possibili soluzioni e non come ci fu presentato come la sola possibile alla luce degli impedimenti esistenti. Dal concorso di idee è naturale aspettarsi nuove soluzioni progettuali​ (penso alla proposta di teatro all’italiana che il metaprogetto abbandonava per la soluzione auditorium) che propongano quella qualità architettonica che la città si aspetta e merita. Anche in politica non ho mai sopportato le mezze verità e i sotterfugi associati alle prepotenze. Il metaprogetto presentato ed addirittura fatto approvare dalla giunta non ha alcun valore e verrà necessariamente (e per fortuna) superato dalla libertà progettuale che obbligatoriamente deve esserci se si vuole e così sarà, un concorso di idee. Dunque il Verdi non sarà mai quella spasa di sedie o cinema porto che tanto piaceva a qualcuno. Non esiste – conclude Rossi - un parere definitivo da parte della Sovrintendenza sul rifacimento della facies ottocentesca (progetto Poletti). Esiste un assurdo vincolo ma può essere anche questo superato come il metaprogetto è da esempio. Finalmente un po’ di verità è stata fatta. Ora sul teatro Verdi spero che parlino solo i progetti che parteciperanno al Concorso che spero possano arrivare da più studi di architettura nel mondo”.

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