Sabato, 25 Settembre 2021
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Nomine & Poltrone, Giampiero Amici confermato alla presidenza di Arci caccia Terni

L’incarico per i prossimi quattro anni, la relazione: “Il ruolo del cacciatore deve cambiare: non dovrà essere più identificato come tale ma come operatore faunistico, gestore del territorio contro ogni forma di inquinamento”

Il dodicesimo congresso provinciale dell’Arci caccia di Terni si è tenuto sabato 31 luglio all’hotel Class e, oltre ad una partecipazione nutrita da parte degli iscritti, ha visto la conferma all’unanimità di Giampiero Amici alla presidenza per i prossimi quattro anni.

Nel corso dei lavori, sono stati approvati anche il documento stilato da Arci caccia in vista del congresso nazionale in programma il 10 e 11 settembre prossimi a Chianciano Terme e il documento nazionale per la gestione della specie cinghiale. Le conclusioni sono state affidate al presidente regionale di Arci caccia, Emanuele Bennati.

Nella sua relazione, il presidente Amici ha spiegato che “la pandemia ha messo in discussione tutti i sistemi economici e sociali costruiti negli anni, compreso quello della caccia. La transizione ecologica riguarda anche questo settore e richiede per il futuro un’attività venatoria eco-compatibile e conservativa della fauna. Anche il ruolo del cacciatore deve cambiare, non dovrà essere più identificato come tale ma come operatore faunistico, gestore del territorio contro ogni forma di inquinamento, nonché di supporto e di aiuto della protezione civile”.

“Costruire un nuovo e moderno sistema di attività venatoria – ha ribadito Amici - non sarà cosa semplice ma questo è lo sforzo, l’obiettivo principale che è alla base dei congressi di Arci caccia. Una caccia ‘verde’ che si deve fondare su alcuni principi molto precisi: costruire e conservare il capitale faunistico di alcune specie prelevando solo gli ‘interessi’; conoscere tutte le esigenze biologiche, comportamentali e degli habitat della fauna; gestire a fini faunistici il territorio recuperando centinaia di migliaia di ettari di terreni agricoli abbandonati nell’alta collina e nelle montagne e seminarli per alimentare la fauna; ricostruire gli habitat naturali e tutelare l’ambiente contro ogni forma di inquinamento e di aggressione. Siamo consapevoli del grande lavoro che ci aspetta per dare futuro alla nostra passione, ma siamo altrettanto convinti che non abbiamo alternativa”.

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