Emergenza Coronavirus, l’appello: chiudere fabbriche e aziende che non producono beni necessari

La posizione del Circolo Vas di Terni: esiste un nesso causale tra l’aumento dei casi di contagio è la mancata chiusura delle industrie, irrazionale puntare il dito contro chi esce per camminare da solo

Riceviamo e pubblichiamo la lettera-appello firmata da Pierluigi Rainone, segretario del Circolo Vas di Terni, Alfredo Rainone e Maria Letizia De Luca con la quale si chiede alle istituzioni di intervenire per disporre la chiusura di fabbriche e aziende che non producono beni di prima necessità, così da contrastare il contagio da Coronavirus.

Gentile redazione,

nonostante l’aumento esponenziale del numero dei contagiati e dei decessi di cui siamo costantemente informati, ad oggi, 20 marzo 2020, le istituzioni competenti (Governo e governatori delle Regioni maggiormente colpite) non hanno inteso prendere il provvedimento che appare più sensato per arginare la diffusione del Covid19: la chiusura di tutte le fabbriche ed aziende che non producono beni di prima necessità’ e/o essenziali.

La mancata chiusura determina notevoli elementi di criticità: spostamenti giornalieri di migliaia di lavoratori, spesso con mezzi pubblici, nei quali è palesemente impossibile il rispetto della distanza di sicurezza di almeno un metro; possibilità di contagio nei luoghi di lavoro nei quali è altamente improbabile il rispetto di sicurezza prevista dal decreto della presidenza del consiglio dei ministri.

Tutto ciò comporta la diffusione del contagio all’esterno dei luoghi di lavoro e, soprattutto, nell’ambito familiare ove possibile esservi soggetti che, o per l’età o per la presenza di patologie pregresse, sono maggiormente a rischio.

Il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, in un’intervista rilasciata il 17 marzo scorso al Fatto Quotidiano, ha testualmente dichiarato: “Qui tanti contagi, colpa dei padroni delle industrie”.

Dalla situazione sempre più grave dei contagi e dei decessi, appare evincersi l’esistenza di un nesso causale tra l’aumento dei casi di contagio è la mancata chiusura delle industrie di cui sopra.

Appare, quindi, del tutto irrazionale, puntare il dito contro un singolo cittadino che, per contrastare l’insorgenza di probabili stati ansiosi o di calo dell’umore, sente l’esigenza di uscire per poter camminare da solo, in zone non affollate.

Ciò, di certo, non può comportare rischi per la salute pubblica né tantomeno farlo additare come un potenziale “untore”.

Pierluigi Rainone

segretario Circolo Vas di Terni

Alfredo Rainone

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