Mercoledì, 28 Luglio 2021
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Coronavirus: “Attività chiuse ma tassa sui rifiuti a livelli record in Umbria. No alla Tari 2021”

Il presidente Giorgio Mencaroni di Confcommercio Umbria interviene: “Alcune attività pagano la Tari più alta d’Italia”

foto Giacomo Sirchia

Il portale www.osservatoriotasselocali.it ha pubblicato un resoconto dettagliato relativo alla tassa sui rifiuti, ponderato su scala nazionale. Al suo interno sono stati riportati grafici, dati, rapporti suddivisi per sezioni e categorie direttamente interessate. Il presidente di Confcommercio Umbria Giorgio Mencaroni, analizzando il lavoro svolto, ha dichiarato a riguardo: “Altro che ‘Chi inquina paga’. Il principio europeo secondo il quale le amministrazioni dovrebbero commisurare la Tari ai rifiuti realmente prodotti è totalmente disatteso, specialmente in Umbria, dove alcune categorie di imprese detengono il triste primato della tassa più alta d’Italia”. 

Secondo il presidente: “La tassa rifiuti Tari continua a rappresentare per le imprese del nostro territorio un peso insostenibile e spesso ingiustificato, se si considerano le iniquità che lo caratterizzano. I dati raccolti ed analizzati da Confcommercio confermano il peso eccessivo della Tassa sui rifiuti pagata da cittadini e imprese, nonostante l’emergenza da Covid-19 abbia obbligato molte attività a chiudere e nonostante si sia registrata nel 2020 una contrazione del Pil di quasi 9 punti percentuali, con conseguente riduzione di consumi e di rifiuti”.

Il focus si sposta a livello umbro: “Nell’andamento regionale per capoluoghi, l’Umbria conferma l’andamento nazionale: la differenza percentuale tra Tari pro-capite 2020 e Tari pro-capite 2019, sia a Perugia che a Terni, è infatti pari a zero: segno che un anno di pandemia sembra essere passato invano, da questo punto di vista. Nonostante la chiusura delle attività, e il calo dei rifiuti che a livello nazionale è del 15% rispetto all’anno precedente, l’ammontare della TARI non è infatti sostanzialmente cambiato. Gli interventi di alcuni comuni umbri, che hanno concentrato le riduzioni di costo sulla parte variabile della tassa come da indicazione dell’Arera, complessivamente non hanno inciso in maniera significativa sul peso sopportato dalle imprese. Di fatto – conclude - molte imprese umbre pagano ancora oggi più di quelle di altre regioni: un record odioso, soprattutto per alcuni settori costretti alla chiusura per lunghi periodi e per quelli legati al turismo”.

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