Coronavirus, emergenza negli ospedali. Ma negli anni sono sparite centinaia di posti letto

Nel 1995 la dotazione in Umbria comprendeva oltre 5.100 posti letto tra pubblici e privati. Adesso la disponibilità supera appena i 3.200 e il virus manda in affanno il sistema sanitario regionale

Ospedale da campo a Terni, foto Giacomo Sirchia

Se l’emergenza Coronavirus fosse esplosa nel 1995, l’Umbria – almeno dal punto di vista della dotazione di posti letto negli ospedali – non avrebbe avuto alcun problema. Invece oggi la saturazione di posti letto per acuti e la disponibilità di spazi in terapia intensiva è uno degli elementi che vengono tenuti più sotto controllo per stabilire a quale fascia di rischio la regione appartenga e dunque quali conseguenti misure di contenimento sarà necessario attuare per contenere proprio la “pressione” sugli ospedali.

Al momento – i dati sono quelli del 15 novembre – i ricoverati in Umbria per Covid19 sono 437 di cui 71 in terapia intensiva. Di questi, 117 (24 in rianimazione) si trovano all’ospedale di Terni. Il piano di contenimento elaborato dalla task force regionale prevede una soglia di 576 posti letto (127 in terapia intensiva) oltre la quale scatterà il piano di emergenza le cui avvisagli sono già note. A Perugia è da qualche giorno operativo un ospedale da campo dell’esercito. A Terni, nei prossimi giorni entrerà in attività quello allestito dalla Croce rossa italiana. Due strutture che mettono a disposizione una cinquantina di posti per ricoverati lievi. Se il virus continuerà a galoppare coi ritmi di questi giorni, nell’elenco degli ospedali Covid finirà anche Orvieto dopo che Branca sta già dando una mano nell’emergenza.

C’è, dunque, una corsa all’ultimo posto letto disponibile che pesa non solo sugli ospedali e sui reparti che vengono rivoluzionati, ma anche sul complesso delle altre prestazioni sanitarie che subiscono pesanti modifiche proprio per garantire la gestione dell’emergenza.

Ad oggi, la dotazione complessiva di posti letto in Umbria supera di poco la quota di 3.200 ed è sostanzialmente stabile da una decina d’anni. La spending review che attorno al 2012 ha toccato tutto il sistema sanitario nazionale non ha – in effetti – modificato troppo le cose in Umbria. Anzi, nel conto è spuntata qualche decina di posti in più che non ha, però, modificato troppo la sostanza del panorama generale. Che appare molto ben diverso da quello – per esempio – del 1995. Quando (fonte, ministero della salute) la regione poteva contare su 4.840 posti letto pubblici e 373 convenzionati.

A pagina 28 della appendice al piano sanitario regionale 2019-2021 preadottato dalla precedente giunta regionale a maggio del 2019, è scritto che “...la dotazione di posti letto per ricoveri per acuzie è inferiore alla media nazionale. Si rileva altresì una maggiore dotazione rispetto alla media italiana dei posti per l’assistenza diurna e residenziale. Sommando i 3 valori (ospedalieri, residenziali e semiresidenziali) l'Umbria conta 17,7 posti contro i 17,9 della media Italiana. Si è infatti privilegiata la presa in carico dei pazienti prevalentemente attraverso percorsi extraospedalieri a forte caratterizzazione riabilitativa”.

Il piano, che non ha mai visto la luce, auspicava un riallineamento almeno rispetto agli standard medi nazionali. Cosa che non è mai avvenuta.  E che poi farebbe i conti con una ulteriore falla del sistema sanitario regionale e nazionale: la mancanza di personale. All’appello, ad esempio, mancano circa 1.300 infermieri. Ma questa è – ancora – un’altra storia.      

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