Coronavirus, gestore di un locale ternano: “60 mila euro di fatturato perduto. Necessario senso di responsabilità”

Il gestore del Tabard Inn Roberto Lauderi: “L’aspetto preponderante è garantire la salute pubblica. Per la riapertura ci affidiamo a chi dovrà deciderne le modalità per garantire la sicurezza di tutti”

foto di repertorio

Sono trascorsi oltre 50 giorni dalla chiusura di uno dei locali storici dell’intero territorio. Una decisione necessaria onde evitare che si diffondesse il contagio da Coronavirus e dettata anche dal Decreto del Presidente del Consiglio. Dopo quasi due mesi il gestore del Tabard Inn Roberto Lauderi ha deciso di iniziare con l’attività da asporto e dal prossimo 4 maggio, come da ordinanza, potrà ampliare l’offerta fruendo del cosiddetto take away. I clienti dunque non dovranno sostare al locale per mangiare ma, ordinare il cibo da asporto e consumarlo a casa.

“Ho aspettato che la situazione migliorasse, da un punto di vista prettamente sanitario ed epidemiologico. Non me la sentivo di mandare i miei ragazzi in giro per le case magari rischiando di essere contagiati. All’inizio, mi rendo conto, anch’io ho sottovalutato la situazione (e chi non lo ha fatto ndr). Successivamente è stato tutto molto chiaro. Così ho atteso che si abbassasse la curva, rallentasse la diffusione, ed ora iniziamo questa nuovo percorso mai affrontato fin qui".

"Da ieri abbiamo iniziato con la consegna a domicilio. Il ragazzo che si occupa del trasporto lavora nella Protezione Civile e quindi è ben consapevole di come confrontarsi con le persone, in questa fase così delicata. Purtroppo le app dedicate non arrivano da queste parti, sarebbe stato molto più facile organizzarsi”.

Ripartenza e priorità

“Non riusciamo a guardare oltre la porta di casa al momento anche se, voglio essere sincero, nonostante tutte le difficoltà le priorità sono altre. La prima in assoluto è quella di combattere questo nemico invisibile, ognuno deve fare la propria parte. Un discorso di educazione, senso civico e responsabilità individuale. C’è in ballo la salute nostra e soprattutto dei nostri cari. Riaprire? Ci penso ma la priorità impellente è quella di farlo garantendo la sicurezza di tutti. Non voglio essere certo un vettore o mettere a repentaglio la vita di altri. Chi si occupa di prendere le decisioni, per il bene collettivo, deve essere consapevole di svolgere un lavoro fondamentale. Come ci siamo affidati ai medici per salvare le vite umane ci affidiamo a chi dovrà concertare e mettere in atto le modalità di riapertura. Di sicuro – afferma il gestore - non si può ritornare ai concerti e alle serate del latino americano, per fare due esempi”.

Le perdite: “In quasi due mesi di chiusura ammontano a circa 60 mila euro di fatturato. Per fortuna le tasse sono relativamente basse ed il mutuo sospeso. La problematica attuale risiede nelle forniture elettriche ma, quando penso a tutto ciò consapevolmente preoccupato, reputo poi la salute primaria. Il lavoro è naturalmente importantissimo, sono quindici anni che è parte integrante della mi vita. 

Penso naturalmente ai miei ragazzi con i quali ci sentiamo tutti i giorni. Sono scarichi – sottolinea Roberto Lauderi - persone abituate a lavorare cinque giorni su sette, sono svuotati di qualcosa, hanno paura del futuro. Le canzoni e i flash mob dai balconi li vedo lontani, necessaria una responsabilizzazione diffusa per auspicare di tornare ad un minimo di normalità”. Verso la Fase Due ma consapevolmente.

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