Coronavirus, il governo dispone il tampone per chi rientra dai paesi a rischio. L'Umbria si adegua

Era attesa già da ieri l'ordinanza del ministero della salute, arrivata nella notte, che obbliga al tampone coloro che rientrano dai quattro paesi dell'UE ritenuti a rischio. Anche l'Umbria si adegua alla linea del governo.

La situazione sembra essere sotto controllo, ma resta delicata. I contagi tornano a salire - ieri sono stati 481, molti di "importazione" e 10 i morti - Un altro grattacapo del governo è una nuova ondata di ordinanze regionali che stanno portando nel caos la gestione di un momento cruciale come quello attuale. 

Nella serata di ieri è andato in scena l'epilogo di un lungo confronto fra Stato e regioni decisamente poco lineare durante il quale, tuttavia, si è arrivati a un punto comune attraverso l'emanazione di un'ordinanza del ministero della salute che dispone l'obbligatorierà del tampone per tutti coloro che rientrano in Italia dai quattro paesi dell'UE ritenuti a rischio, ossia Croazia, Grecia, Malta e Spagna.

Solo nel paese iberico, nella giornata di ieri il numero dei contagiati è schizzato a 1.700. 

Il contenuto dell'ordinanza

Il ministro Speranza, in video conferenza con i governatori regionali, ha presentato il quadro complessivo dell'ordinanza. Coloro che rientreranno in Italia dai quattro paesi a rischio, avranno sostanzialmente tre possibilità: sottoporsi a tampone nelle 72 ore successive che precedono il ritorno in Italia, segnalarsi alla propria Asl al rientro e attendere nel proprio domicilio che i sanitari effettuino il tampone entro 48 ore, oppure, ma questa ipotesi varrà solo negli aeroporti e porti principali, sottoporsi a test con antigene appena sbarcati in Italia con una risposta rapida di 15 minuti. 

Un'ordinanza ritenuta necessaria dal governo che stava registrando modalità operative poco efficaci da parte di alcune regioni, orientate verso l'imposizione automatica della quarantena a chi rientrava dall'estero.

Il nodo "discoteche"

Le discoteche sono il nodo sul quale le regioni e il governo non sono riusciti ancora a far quadrare il cerchio. Il governo vorrebbe chiuderle, ricordando come sia estremamente facile che i contagi possano schizzare nuovamente alle stelle come sta accadendo già in Francia, Germania e Spagna. Le regioni, però, soprattutto quelle con un'alta percentuale di movida estiva, hanno fatto orecchie da mercante. L'indotto economico proveniente del "turismo dello svago" non può, secondo alcuni governatori, essere calmierato. Così la Sardegna ha confermato che lascerà aperte le discoteche, mentre l'Emilia Romagna si è detta disponibile alla chiusura solo se il governo prevederà un sostegno economico per il fatturato perso dai gestori. La via di mezzo è stata messa sul tavolo dal governatore della Puglia, Michele Emiliano, che consentirà l'apertura delle discoteche imponendo l'obbligo di mascherina sia al chiuso che all'aperto, laddove non sia possibile mantenere il distanziamento fisico.  

L'Umbria in linea con l'ordinanza del governo

La regione Umbria era in trepida attesa per l'ordinanza ministeriale. Anche qui una percentuale considerevole dei nuovi casi di contagio risulta essere di importazione. Una condizione che non stava facendo dormire sonni tranquilli alla giunta regionale. Già ieri l'assessore alla sanità, Luca Coletto, ha sollecitato il governo a predisporre una linea di azione proprio per evitare che ciascuna regione facesse di testa propria: "La Regione Umbria ha già predisposto una propria ordinanza finalizzata a monitorare gli arrivi in Umbria di soggetti provenienti dalle nazioni più interessate dal covid-19 e che comunque, pur non  limitando gli ingressi, li renda tracciabili, così da circoscrivere eventuali cluster con interventi rapidi e mirati. Per privilegiare una questione di omogeneità sul territorio nazionale - conclude Coletto - la Regione Umbria ha deciso di condividere la proposta del governo con l’auspicio che si concretizzi in tempi rapidi”.  

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