Coronavirus, la denuncia delle autoscuole ternane: “Totale indifferenza nei confronti della nostra categoria”

Nell’ultimo DPCM del 26 aprile sono state annunciate le date di riapertura delle varie attività lavorative ed ancora, con malcelato disappunto, non siamo stati minimamente nominati

foto di repertorio

La sospensione della didattica dai primi di marzo fino all’ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 aprile. Il Consorzio Autoscuole Ternana denuncia la situazione di: “Totale indifferenza e potremmo dire dimenticanza della nostra categoria”. Attraverso una nota ripercorrono queste ultime settimane rimarcando preoccupazioni diffuse, sottolineando altresì l’importanza che rivestono per far tornare muovere il paese.

“Le autoscuole in Italia sono circa 7.000 a fronte di 30.000 lavoratori che coadiuvano all’interno del settore; colpite come molte altre attività dal blocco dovuto all’emergenza sanitaria da Covid-19 con conseguente, obbligatoria ed assolutamente necessaria, sospensione della didattica dai primi di marzo.

Come titolari delle nostre scuole di formazione – scrivono nella nota - nonché consorziati del C.A.T. Consorzio Autoscuole Ternane, ci siamo resi conto da subito dell’importanza di attenersi alle normative emanate dal Governo, rispettosi dei decreti e fiduciosi in una seppur lenta ma graduale ripresa; tirate giù le saracinesche, sospesi tutti i corsi di formazione, le lezioni di guida ed i rinnovi delle patenti di qualificazione professionale, certi di poter comunque usufruire del sostegno finanziario, così come anticipato nel Decreto Cura Italia”.

La situazione al momento

“Sono passati 49 giorni – ricordano - la maggior parte di noi non ha percepito alcun sostegno economico, l’accesso al “decreto di liquidità” è risultato più macchinoso del previsto e con maggiori restrizioni e ad oggi non ancora erogato, così come i nostri dipendenti non hanno ricevuto il sostegno della cassa integrazione. Al di là del rugginoso ingranaggio che purtroppo è legato ad una serie di passaggi socio-economico-politici che non vogliamo né contestare né avallare in questa delicata fase, la cosa più grave risulta invece la totale indifferenza e potremmo dire dimenticanza della nostra categoria. Un settore importante nell’economia del paese che provvede alla formazione di figure professionali, convalida qualifiche specifiche nel settore trasporti e non per ultimo forma ed accompagna i nostri ragazzi nel conseguimento della patente di guida, quale passaporto di accesso verso il mondo del lavoro.

Nell’ultimo DPCM del 26 aprile, sono state annunciate le date di riapertura delle varie attività lavorative ed ancora, con malcelato disappunto, non siamo stati minimamente nominati”.

Le domande a margine

“Come è possibile che il nostro lavoro venga reputato inadeguato e pericoloso ai fini del probabile contagio?”. Pensano forse le Istituzioni che riaprendo ci esporremmo per primi ad un rischio così grande oppure non si sono proprio ricordati che esistiamo? Tutte le autoscuole sul territorio si stanno adoperando per mettere in sicurezza le loro sedi, sanificare gli ambienti, dotarsi dei presidi sanitari, provvedere ad eventuali diversificazioni di orari e modi dei corsi sempre nell’assoluto rispetto delle norme previste; stiamo anche valutando metodi e modi di prevenzione alternativi ed innovativi per poter effettuare le lezioni di guida in sicurezza.

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Pertanto – chiosano - chiediamo a gran voce di essere ascoltati e per la prima volta, dopo ben due mesi di vuoto, di darci specifiche indicazioni ma soprattutto di essere riconosciuti come parte integrante di un sistema che rischia il collasso economico, se non si interverrà in fretta più della metà delle nostre autoscuole non rialzerà più quella benamata saracinesca. Se il nostro paese tornerà a muoversi sarà anche grazie a noi”.

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