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Covid e la crisi che morde, alberghi sul lastrico. A Terni c'è chi non ha riaperto

Tra gli hotel rimasti chiusi il 'Michelangelo' ma la situzione al momento è drammatica: mancano prenotazioni e la stagione è totalmente a rischio

Un fatturato in perdita per il 97%, zero prenotazioni e un futuro tutto in salita. Forte pessimismo tra gli albergatori ternani alle prese con la ripartenza tra mille incertezze e preoccupazioni. In città c’è, al momento, chi non riaprirà come il Michelangelo, hotel a quattro stelle vicino alla stazione ferroviaria solitamente sempre pieno di clienti: “Non abbiamo prenotazioni – precisano dalla reception - e dunque per adesso preferiamo prendere tempo e quindi attendere l’evoluzione degli sviluppi prossimi”.

Le altre strutture, sebbene operative, sono costrette a fare i conti con i bilanci e con le regole anti-Covid che da qui ai prossimi mesi detteranno il lavoro quotidiano. Gli alberghi Garden, Millennium e De Paris sono stati sempre aperti, ma il registro delle prenotazioni è vuoto. L’hotel Valentino, un altro 4 stelle di prestigio, riapre da oggi, ma con la stessa musica: nessuna prenotazione per le prossime settimane.

“Si vive alla giornata – spiega Elisabetta Ruozi vicepresidente di Fedearlberghi e titolare dell’hotel Garden – gli alberghi della provincia non registrano stanze prenotate, si viaggia con una media di cinque camere vendute al giorno, quando va bene”. Parlano da soli i numeri: gli alberghi di Terni e Narni associati al Dit, Distretto integrato turistico, registrano a marzo un fatturato pari a -86% e con l’87% in meno di presenze. In aprile poi il crollo ulteriore, con un fatturato pari a -95% e -96% per le presenze. Turismo azzerato e spese a cui dover far fronte con le direttive anti Covid, dall’accoglienza in reception alla pulizia e sanificazione degli ambienti, dalla gestione del personale alle indicazioni da seguire in presenza di persone contagiate fino all’uso di dispositivi di protezione individuale. Ogni cosa dovrà essere scrupolosamente disinfettata, tessuti, lenzuola, abiti del personale, attrezzature per i pasti e le prime colazioni, gestione dei rifiuti, posate monouso e regole di distanziamento.

“Sarà difficile recuperare un 2020 partito in ritardo e ancora sospeso tra mille incognite e incertezze – rimarca Elisabetta Ruozi – per questo noi di Federalberghi stiamo pressando le istituzioni affinché si venga in auto del settore. La situazione è drammatica, temo che il 2020 sarà un anno di pura sopravvivenza. Ormai guardiamo direttamente al 2021, ma con poco ottimismo”.

Il settore, di fatto, su base regionale conta una perdita pari a 90 milioni in due mesi di lockdown. Si spera adesso nella riapertura di siti turistici di traino, primo tra tutti la cascata delle Marmore, specialmente con il libero transito tra le regioni dal 3 giugno, con l’auspicio di tornare ad attrarre flussi per risollevare il settore.

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