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Dipendenti, turismo, scuola e trasporti: così il Comune di Terni spende i soldi dei contribuenti

Via libera della giunta Latini al rendiconto di gestione: la “macchina” di Palazzo Spada costa 30 milioni, per ordine pubblico e sicurezza se ne vanno poco più di 4 milioni. Tutte le voci di spesa

Come ogni buon padre (o madre, dipende) di famiglia, anche il Comune di Terni fa il conto della spesa. Si chiama rendiconto di gestione e – in estrema sintesi – racchiude il dettaglio di entrate ed uscite sostenute nel corso dell’anno da Palazzo Spada.

Il documento è stato deliberato nelle ultime ore dalla giunta Latini: si tratta di quasi novecento pagine fitte di numeri, conti, voci, riferimenti e normative. Un documento molto tecnico dal quale è però possibile ricavare alcune informazioni importanti relative a come l’amministrazione pubblica spende i soldi dei contribuenti e, soprattutto, a quali sono le voci di costo più importanti.

Per fare questo, si possono “sfogliare” le spese correnti, che “impiegate nel funzionamento di servizi generali (anagrafe, stato civile, ufficio tecnico, ecc.) per rimborsare la quota annua degli interessi dei mutui del Comune ma soprattutto per svolgere attività e servizi per i cittadini e le imprese del territorio”.

In questo elenco dunque compaiono i “servizi istituzionali, generali e di gestione” per i quali il conto supera i , milioni di euro l’anno. La seconda voce più consistente è quella relativa a “sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente” per 23,7 milioni. “Diritti sociali, politiche sociali e famiglia” costano 16,1 milioni, mentre il fondo per i crediti di dubbia esigibilità (oltre ad altri accantonamenti) si “mangia” poco più di 10 milioni. Istruzione e diritto allo studio costano 8,3 milioni, mentre il biglietto dei trasporti sfiora i 7,5 milioni. Turismo e tutela e valorizzazione di beni e attività culturali valgono (assieme) circa 3,1 milioni mentre per sviluppo economico e competitività si spendono “appena” 621mila euro. Importante l’investimento su ordine pubblico e sicurezza (4,4 milioni), la tutela della salute costa poco meno di 800mila euro.

Stringendo la lente dentro a quella che viene individuata come la “missione” relativa a diritti sociali, politiche sociali e famiglia, si scopre ad esempio che gli “interventi per il diritto alla casa” assorbono risorse per circa 460mila euro ma non c’è - al 2019 - un euro per la voce “interventi per le famiglie” al netto dei soldi che invece vengono messi da Palazzo Spada su infanzia, minori e asili nido (4,7 milioni) interventi per gli anziani (90mila euro) e il conto più complessivo degli interventi per soggetti a rischio di esclusione sociale (poco meno di 10 milioni di euro).

La spesa corrente nel suo complesso vale circa 110 milioni di euro l’anno, anche se - stando almeno al documento - i pagamenti effettuati ammontano a circa 68 milioni, il 79% del totale.     

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