Lo smog uccide e costa: una “tassa” da 1.660 euro l’anno per ogni ternano

Malattie, ricoveri e morti: in uno studio i costi sanitari dell’inquinamento in oltre 430 città europee, nel dossier c’è anche Terni. L’indagine: più tempo si passa in auto, più aumentano pericoli e conseguenze, anche economiche

Poco meno del 6% del reddito medio dei cittadini di Terni viene “divorato” dall’inquinamento. È stato pubblicato nei giorni scorsi lo studio della società di consulenza CE Delf, “Costi sanitari dell’inquinamento atmosferico nelle città europee, connesso con sistema dei trasporti”, che prende in esame 432 città europee, in 30 Paesi (Ue 27 più Regno Unito, Norvegia e Svizzera). Lo studio è stato commissionato dall’Alleanza europea per la salute pubblica, una ong di interesse pubblico presente in 10 Paesi dell’Unione europea. Legambiente collabora al progetto per l’Italia.

Il dossier esamina la situazione di 432 città europee, popolate da 130 milioni di abitanti, per un ammontare complessivo di 188 miliardi di euro di costi sociali dell’inquinamento dell’aria. Sono 56 le città italiane coinvolte, con un costo di 21 miliardi di euro (una finanziaria all’anno).

Lo studio, per Terni, rileva un costo complessivo pari ad oltre 182 milioni di euro (182.658.113 euro) pari ad un costo pro-capite di 1.668 euro – è la quindicesima città in Italia - ossia il 5,96% del reddito medio.

A livello generale, secondo l’indagine nel 2018 ogni abitante di una città europea ha subito, in media, una perdita di benessere pari a oltre 1.250 euro per la scarsa qualità dell’aria, equivalente al 3,9% del reddito medio nelle città. Molto peggio è andata in Italia, dove il costo medio per ogni cittadino raggiunge i 1.400 euro, equivalente a quasi il 5% del reddito. Tre città italiane (Roma, Milano e Torino) compaiono nella lista delle prime 25 in Europa per costi sociali in assoluto, ma ben 5 città italiane figurano tre le prime 10 per costi pro capite (Milano seconda dopo Bucarest, seguita dal terzo posto di Padova, al sesto Venezia, al settimo Brescia e al nono posto Torino).

Il rapporto prende in considerazione i costi dell’inquinamento che incidono sul benessere e comprendono sia le spese sanitarie dirette (ad esempio per ricoveri ospedalieri) sia gli impatti indiretti sulla salute (malattie come la bronco pneumopatia cronica ostruttiva o la riduzione dell’aspettativa di vita dovuta all’inquinamento atmosferico). La maggior parte di questi costi è relativa a mortalità prematura: per le 432 città valutate, il contributo medio della mortalità ai costi sociali totali è pari al 76,1%. Al contrario, il contributo medio della morbilità (malattie) è del 23,9%.

Lo studio “evidenzia che un aumento dell’1% del tempo medio di percorrenza per recarsi al lavoro aumenta i costi sociali delle emissioni di Pm10 dello 0,29% e quelli delle emissioni di NO2 anche dello 0,54%. Un incremento dell’1% del numero di autovetture in una città aumenta i costi sociali complessivi di quasi lo 0,5%”. L’elevato tasso di motorizzazione automobilistico nelle città italiane e la carenza di trasporto pubblico, ferroviario e con autobus elettrici, depongono ancora una volta a sfavore dell’Italia e di Terni, dove insiste un tasso di motorizzazione che sfiora le 70 auto ogni cento abitanti.

“Il costo dell’inquinamento, aggravato quest’anno alla pandemia Covid19 – sostiene Legambiente - è particolarmente pesante per i redditi più bassi: l’inquinamento, come il Covid colpisce tutti, ma chi è più povero fatica a mitigarne gli effetti ed accedere alle cure. I governi nazionale e regionali devono adottare al più presto politiche pubbliche per mobilità e riscaldamento ad emissioni zero, per tutti, ma soprattutto per chi è meno abbiente. Servono mezzi pubblici elettrici, bici e auto elettriche condivise, serve in città agevolare e promuovere subito la mobilità ciclo-pedonale. Serve il superbonus (110%) se ben speso per ridurre l’inquinamento da riscaldamento. Non servono invece proroghe ai permessi di circolazione dei veicoli diesel più inquinanti, non servono bonus per l’acquisto di auto di proprietà a combustione. Iniziare a ridurre a zero, o quasi, l’inquinamento deve divenire una priorità nazionale del Recovery plan italiano”.

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