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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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Il buco nero della crisi demografica: meno 170mila residenti, tra vent’anni più di un umbro su tre avrà almeno 65 anni

L’analisi di Istat per Aur: la decrescita della popolazione porterà l’Umbria ad avere 700mila residenti nel 2063: “Lo scenario che si va a prefigurare è caratterizzato da un profondo e irreversibile mutamento”

luca calzola-2I tempi della demografia sono tempi lunghi che si misurano in termini di generazioni e spesso gli effetti della dinamica demografica sfuggono ad una attenta riflessione perché non producono eventi che hanno un impatto immediato sulle nostre esistenze. Da ormai quasi dieci anni la popolazione italiana, e quella umbra in particolare, sono sottoposte a un continuo processo di erosione che ne sta mutando – impercettibilmente nel breve periodo ma in modo inesorabile – la fisionomia. Le conseguenze del cambiamento demografico sulla società e l’economia sono in parte già visibili, ma esse potranno avere un impatto molto più forte di quello che ora immaginiamo se la velocità di questi cambiamenti sarà più intensa. Le previsioni demografiche costituiscono un esercizio utile per anticipare la nostra visione del profilo delle collettività umane del futuro e vengono periodicamente aggiornate dall’Istat sulla base degli ultimi dati disponibili.

Il protrarsi nel tempo del regime di bassa fecondità che ha caratterizzato gli ultimi decenni, combinato con i traguardi raggiunti sul versante della sopravvivenza e con la presenza di flussi di immigrazione costanti, determineranno nella regione un consistente calo della popolazione congiunto a un elevato processo di invecchiamento.

Secondo le elaborazioni più recenti, a causa della riduzione progressiva della popolazione in età feconda – che non è soggetta a previsione nel breve e medio periodo essendo composta dalle generazioni, sempre meno numericamente consistenti, nate negli ultimi due decenni – e pure in presenza di una propensione alla fecondità leggermente crescente, le nascite dovrebbero rimanere stabili, con valori di poco superiori a 5mila unità, fino al 2040 e poi iniziare progressivamente a diminuire.

A loro volta i decessi, nell’ipotesi di un ulteriore miglioramento degli attuali elevati livelli della speranza di vita una volta superate le conseguenze della pandemia, dovrebbero rimanere stabili per i prossimi due/tre decenni e poi crescere leggermente a causa del progressivo livello di invecchiamento della popolazione.

Infine, si ipotizza che il saldo migratorio resti costante con valori di poco superiori alle 2mila unità annue.

Dati questi scenari del movimento naturale e migratorio, in Umbria si attende una decrescita della popolazione nei prossimi due decenni pari a -33mila abitanti dal 2020 al 2030 e a -30mila dal 2030 al 2040. Entro i prossimi 20 anni, pertanto, i residenti passerebbero dagli attuali 870mila a 807mila (-7,6%). Nel più lungo termine, nei 20 anni successivi proseguirebbe la discesa fino a toccare la soglia dei 700mila abitanti entro il 2063, anche se è ovvio ricordare che i risultati delle previsioni diventano più incerti quanto più ci si allontana nel tempo.

Riguardo alla struttura per età, lo scenario che si va a prefigurare è caratterizzato da un profondo e irreversibile mutamento che è possibile riscontrare soprattutto se si concentra l’osservazione ai prossimi due decenni, in un arco di tempo, cioè, in cui l’evoluzione demografica è in gran parte scritta nell’attuale articolazione per età della popolazione. Entro il 2040 le persone di 65 anni e più rappresenteranno il 36% del totale, aumentando di 10 punti percentuali rispetto ai livelli attuali. Se più di una persona su tre avrà almeno 65 anni, significa che si ridurrà la quota della popolazione in età da lavoro. In particolare, il rapporto di dipendenza degli anziani, che misura il peso delle persone con più di 64 anni su quelle tra 15 e 64 anni, sarà soggetto ad un aumento di quasi 20 punti percentuali (dal 46% del 2020 al 67% del 2040). Inoltre, sarà proprio la popolazione in età produttiva quella che subirà – anche in termini assoluti – la maggiore contrazione. Rispetto al 2020, le oltre 530mila persone in età 15-64 perderanno 100mila unità entro 2040 (-19%) e altre 50mila nei 10 anni ancora successivi (-27%).

Queste prospettive rendono necessario capire quali possono essere gli effetti di un mercato del lavoro sempre più ristretto sulle potenzialità produttive della regione e come sarà possibile adattare le politiche di protezione sociale nel tentativo di mantenere l’attuale livello di welfare.

Per quanto concerne la struttura delle famiglie, l’invecchiamento della popolazione e la bassa natalità condurranno a ulteriori trasformazioni che si inseriscono nella scia di cambiamenti già in atto da tempo. In particolare, tra il 2020 e il 2040 aumenterà il numero di persone sole (+20%), e quello delle famiglie senza figli (+10%) mentre si assottiglierà il collettivo delle famiglie con figli (-30%).

Questi mutamenti hanno una ricaduta sociale importante in termini di struttura dei consumi familiari, di supporto domestico e sostegno economico tra le varie generazioni all’interno delle reti parentali e di partecipazione alla vita attiva delle persone anziane e sole.

*ricercatore Istat per Agenzia Umbria Ricerche

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