Culle vuote, non nascono più ternani: quasi mille bambini in meno in sette anni

Ecco gli effetti della crisi demografica nella Conca. E nei prossimi anni “scompariranno” anche le mamme: saranno circa seimila in meno le ternane in età fertile. Effetto “baby-bust” anche fra le straniere

L’allarme lanciato nei mesi scorsi dai servizi statistici del Comune di Terni ha drammaticamente precorso gli eventi. Cercando di delineare i contorni della crisi demografica che, come nel resto del Paese, stringe le sue catene attorno alla città dell’acciaio, da Palazzo Spada era stato evidenziato un dato emblematico. Ossia, che nel prossimo decennio sarebbero venuti a mancare non solo i figli, ma anche le mamme. E che dunque, le culle oggi vuote, sarebbero diventate ancora più vuote. Ora i numeri confermano la previsione.

Al 31 dicembre 2019 risultano censiti a Terni 1.373 bambini tra 0 e un anno, di cui 689 maschi e 684 femmine nel 2019. La curva delle nascite è in costante flessione. Nel 2018, infatti, i bimbi con età compresa tra 0 e un anno a Terni erano 1.434, di cui 711 maschi e 723 femmine. Se si sposta il calendario qualche anno più indietro, il decremento è ancora più evidente. I dati dicono infatti che nel 2012 i bimbi fra zero e un anno erano 1.676, di cui 852 maschi e 824 femmine.

La situazione di allerta rossa non riguarda soltanto Terni, ma tutto il territorio provinciale. Nel Ternano, anno 2012, gli “under” uno erano 3.627, di cui 1838 maschi e 1789 femmine. Al 31 dicembre 2019, la rilevazione Istat dice che i bimbi con età compresa tra zero e un anno erano 2.719, di cui 1368 maschi e 1351 femmine. Insomma, dal 2012 al 20169 sono “spariti” 908 bambini: significa che ogni settimana, sulle case della provincia, sono comparsi due fiocchi – azzurro o rosa fa poca differenza – in meno.

Un trend che rischia di diventare ancora più pesante se le proiezioni dei servizi statici del Comune di Terni continueranno a non essere smentiti.

Le generazioni più giovani sono sempre meno folte e scontano l’effetto del cosiddetto baby-bust, “ovvero la fase di forte calo della fecondità del ventennio 1976 -1995. Al contrario – dicevano gli uffici comunali - le donne che si stanno avviando a concludere l’attività riproduttiva sono le cosiddette baby-boomers (ovvero le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta) anni in cui, come detto, si sono toccati i valori più alti di natalità e a Terni nascevano più del doppio dei bambini che nascono oggi. E il fenomeno è destinato a peggiorare nei prossimi anni: se si considera infatti il numero di donne che entrano nel periodo considerato fecondo (convenzionalmente fissato tra 15 e 49 anni), questo risulta di gran lunga inferiore a quello delle donne che ne stanno uscendo. Se contiamo le donne che nei prossimi 10 anni entreranno nell’età feconda, queste arrivano a poco più di 8.000. Le donne invece che nello stesso periodo di tempo usciranno dall’età riproduttiva ammontano a oltre 14.000. Si tratta di 6.000 potenziali mamme in meno e quindi come logica conseguenza i nati saranno ancora di meno rispetto ad oggi. Per le straniere la situazione è ancora più evidente: ne entreranno in età riproduttiva meno della metà rispetto a quelle che usciranno”.

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