Dall’acciaio alle opere del Mantegna, l’ingegneria made in Terni si tuffa nell’arte

Il professor Burrascano, docente a Pentima, è promotore di tecniche innovative basate sulla diagnostica non distruttiva per analizzare i dipinti e verificarne le condizioni

L'analisi dell'opera del Mantegna a Bergamo

Di certo, se si pensa alla Facoltà di Ingegneria di Pentima, ai possibili percorsi, ai progetti e alle applicazioni degli studi, il collegamento con l’acciaio, con il mondo dell’industria, è il primo a venire in mente. Decisamente meno immediato, il collegamento con il mondo dell’arte, della pittura, del restauro. Soprattutto se dall’analisi dei laminati in acciaio, si passa a delicate superfici dal valore inestimabile, come quelle di un’opera di Andrea Mantegna.
Tecnicamente, parliamo di diagnostica non distruttiva e di termografia pulsata ad infrarossi. Sono questi i campi di applicazione e le tecnologie al centro degli studi, delle ricerche e dei progetti portati avanti dal professor Pietro Burrascano, docente alla Facoltà di Ingegneria di Pentima, che, insieme al suo staff, negli ultimi anni è passato dall’analisi dell’acciaio alle fette biscottate, per poi approdare alle opere pittoriche. Ma come è stato possibile?

“Quando parliamo di diagnostica non distruttiva – dice il professore al termine della presentazione dei suoi studi avvenuta ieri in bct -  ci riferiamo a procedimenti che non richiedono prelievi della materia analizzata, e che quindi possono essere ripetuti più volte, a differenza delle analisi di tipo chimico che non possono essere replicate indefinitamente, se non rischiando di causare danni irreversibili. Per effettuare queste analisi, possono essere utilizzate diverse tecniche: ultrasuoni, immagini magnetiche, raggi X, vibrometria laser. La scelta, dipende dal tipo di materiale che si deve analizzare”.

Burrascano-2Da 25 anni con Ast, Tk, Società delle Fucine

Gli inizi, come prevedibile, hanno riguardato le Acciaierie: “Da 25 anni ci occupiamo dell’analisi di laminati, grandi fucinati e così via attraverso l’utilizzo di sensori di tipo magnetico – afferma ancora Burrascano – che permettono di penetrare sotto la superficie dei manufatti e verificare la presenza di eventuali discontinuità, rilevate grazie al ritorno verso la superficie dell’energia impiegata. Questo permette di “fotografare” le caratteristiche dei vari “strati” del materiale che si sta analizzando”.

Tale tecnologia, nel tempo, ha trovato diversi campi di applicazione e l’Università di Perugia ha messo in campo svariate collaborazioni, come ad esempio con Siemens, Colussi, Gentilini, fino ad arrivare all’applicazione nell’ambito di un progetto internazionale, guidato proprio dal professor Burrascano, dedicato al controllo delle strutture degli aeromezzi: “Nell’ambito di questo progetto abbiamo studiato soluzioni alternative adatte ad essere applicate non solo sui metalli, ma anche sui materiali compositi e plastici che, appunto, caratterizzano gli areomezzi. Da qui il ricorso alla termografia attiva che utilizza un radar che sollecita le strutture attraverso un impulso di calore”. In pratica, gli infrarossi penetrano e se incontrano delle discontinuità tornano in superficie, “fotografando” la situazione interna al manufatto. La particolarità dello studio è che l’energia richiesta per questa operazione è davvero minima, e non causa alterazioni all’oggetto di studio.

E’ stato un paio di anni fa, durante la presentazione del progetto in Canada, che uno degli studiosi presenti ha ipotizzato l’instaurazione di una collaborazione per l’applicazione di tale metodologia al mondo dell’arte e del restauro.

Tra Mantegna e Michelangelo

Tale possibilità ha subito portato ad ulteriori studi e approfondimenti. Ad esempio, l’Università de L’Aquila ha riprodotto dei dipinti realizzandoli secondo le tecniche e con i materiali utilizzati nel ‘400, con tanto di discontinuità create ad hoc. “Le prime ‘prove’ sono state effettuate così – continua Burrascano. D’altra parte non potevano di certo darci opere originali per sperimentare la tecnica. Invece, è andato tutto bene. Si è quindi passati a qualcosa di davvero straordinario”.

MichelangeloPentima-2

La prima analisi è stata effettuata su una Crocifissione conservata a Viterbo ed attribuita a Michelangelo, analizzata proprio per individuare degli elementi che potessero renderne più sicura la paternità dell’opera.

La seconda analisi, invece, è stata effettuata su un'opera di Andrea Mantegna e conservata all'Accademia Carrara di Bergamo. “Questa “Resurrezione di Cristo” è stata per quasi 200 anni ritenuta una copia, e come tale conservata in un magazzino – continua Burrascano -. Invece, studi recenti, hanno evidenziato non solo che si tratta di un originale ma che sarebbe la parte superiore di una tavola che, a un certo punto, è stata divisa”. Questa tavola comprendeva la “Discesa di Cristo al limbo”, realizzata nel 1492 dal Mantegna, battuta all’asta da Sotheby’s nel 2003 per 30 milioni di dollari. “L’analisi – afferma ancora Burrascano – era necessaria in vista di un restauro, considerando le condizioni non proprio ottimali nelle quali l’opera era stata conservata”. Un'emozione unica, di certo, che potrebbe aprie

MAntegna Defects-2

Prospettive future?

La domanda sorge spontanea: perché non far sì che tale tecnica e tali applicazioni non diventino fulcro di nuove collaborazioni e percorsi di studio interdisciplinari magari dedicati proprio all’arte e al restauro da localizzare a Terni? “Gli elementi per costruire qualcosa di buono ci sono perchè attualmente siamo i soli ad effettuare l'analisi dei dipinti con questo tipo di tecnica – conclude Burrascano –. Di certo è necessaria la volontà di mettere in piedi nuovi percorsi, e non posso essere io a prendere l’iniziativa. Il nuovo Rettore si sta insediando proprio in questi giorni, e sarebbe interessante intavolare un discorso di questo tipo anche se, ripeto, si tratta di decisioni che devono essere prese dall’alto. Sarebbe necessario individuare un gruppo di persone con cui lavorare e promuovere iniziative legate alla diagnostica non distruttiva che, in altri ambiti, ci rende visibili a livello internazionale”.

E allora, perché non renderci visibili anche nel mondo dell’arte? 

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