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Lunedì, 4 Marzo 2024
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Scorie nucleari, la mappa delle “aree idonee” ai confini del Ternano: la lista delle 21 zone scelte per il deposito nazionale

Il Viterbese non scompare dall’elenco aggiornato del ministero. Nel deposito nazionale verranno stoccati nel tempo circa 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi dalla bassa all’alta attività. Potranno autocandidarsi anche siti ritenuti al momento non idonei

In Italia 51 aree potranno ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e chi lo vorrà potrà autocandidarsi, anche chi non fa parte della lista. Della lista, nel frattempo, continua a far parte la Tuscia, con ben 21 località ritenute idonee. Il ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ha pubblicato l’elenco aggiornato dopo l’elaborazione fatta da Sogin, società dello Stato controllata dal ministero dell’economia che si occupa di spegnere le centrali nucleari italiane e di gestire le scorie radioattive. Nel deposito nazionale verranno stoccati, in sicurezza, i rifiuti radioattivi ma non solo.

Le aree per il deposito nazionale: la mappa

Il ministero dell’ambiente ha pubblicato l’elenco delle aree che potranno ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. I siti identificati fanno parte della proposta di Carta nazionale delle aree idonee (Cnai) che negli anni ha individuato le zone dove poter realizzare il deposito. Lo scopo è stoccare in via definitiva e in sicurezza i rifiuti radioattivi di “bassa e media attività” prodotti dalle centrali nucleari italiane. In Italia le centrali nucleari in “decommissioning”, ossia in corso di spegnimento, si trovano a Trino (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta).

Dove sono le centrali nucleari in Italia: la mappa (fonte: Sogin)

Sogin è l’azienda dello Stato responsabile dello spegnimento di questi impianti e della gestione delle scorie, anche riguardo al ciclo del combustibile nucleare. Questo accade negli impianti Eurex di Saluggia (Vicenza), Itrec di Rotondella (Matera), Ipu e Opec a Casaccia (Roma) e Fn di Bosco Marengo (Alessandria).

Ora proprio Sogin individua 51 zone i cui requisiti sono stati giudicati in linea con i parametri previsti, recependo le normative internazionali per questo tipo di strutture. La Carta nazionale delle aree idonee per ospitare il deposito nazionale mostra 51 siti divisi tra sei regioni: otto in Basilicata e Sardegna, cinque in Piemonte, due in Sicilia e Puglia. Il maggior numero di aree si trova però nel Lazio, 21, tutte nella provincia di Viterbo. Di seguito, l’elenco dei comuni che potranno stoccare le scorie radioattive delle centrali nucleari:

VT-8 Viterbo Montalto di Castro

VT-9 Viterbo Canino, Celere, Ischia di Castro

VT-1 1 Viterbo Soriano nel Cimino, Vasanello, Vignanello

VT-1 2 Viterbo Corchiano, Vignanello

VT-1 5 Viterbo Corchiano, Gallese

VT-1 6 Viterbo Corchiano

VT-2 0 Viterbo Gallese, Vignanello

VT-2 4 Viterbo Canino, Montalto di Castro

VT-2 5 Viterbo Tarquinia, Tuscania

VT-2 6 Viterbo Canino

VT-2 7 Viterbo Canino, Montalto di Castro

VT-2 8 Viterbo Arlena di Castro, Tuscania

VT-2 9 Viterbo Ischia di Castro

VT-3 0 _A Viterbo Arlena di Castro, Piansano, Tuscania

VT-3 0 _B Viterbo Piansano, Tuscania

VT-3 1 Viterbo Tuscania

VT-3 2 _A Viterbo Arlena di Castro, Tessennano, Tuscania

VT-3 2 _B Viterbo Arlena di Castro, Tuscania

VT-3 3 Viterbo Tessennano, Tuscania

VT-3 4 Viterbo Canino

VT-3 6 Viterbo Montalto di Castro

Il ministero dell’ambiente spiega che “gli enti territoriali le cui aree non sono presenti nella proposta di Cnai, nonché il ministero della difesa per le strutture militari interessate, possono entro trenta giorni dalla pubblicazione della Carta presentare la propria autocandidatura a ospitare il deposito nazionale e il parco tecnologico e chiedere al Mase e alla Sogin di avviare una rivalutazione del territorio stesso, al fine di verificarne l'eventuale idoneità”. Non solo chi non fa parte dell’elenco, ma anche chi è già presente può proporsi: “Possono presentare la propria autocandidatura, entro lo stesso termine, anche gli enti territoriali le cui aree sono presenti nella proposta di Cnai”, precisa il ministero.

Cosa è il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e come funziona

Il deposito nazionale è un’infrastruttura ambientale di superficie che permetterà di sistemare i rifiuti radioattivi italiani, oggi stoccati all’interno di decine di depositi temporanei presenti nel Paese, generati dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari e dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca. Il deposito è una struttura con barriere ingegneristiche e barriere naturali poste in serie per il contenimento della radioattività, progettata sulla base delle migliori esperienze internazionali e secondo i più recenti standard Iaea (International atomic energy agency) e dell'ente di controllo Isin (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione).

Il deposito consentirà la sistemazione definitiva di circa 78mila metri cubi di rifiuti a molto bassa e bassa attività. Inoltre, in un’apposita area del deposito, sarà realizzato un complesso di edifici idoneo allo stoccaggio di lungo periodo di circa 17mila metri cubi di rifiuti a media e alta attività, in attesa della loro sistemazione definitiva in un deposito geologico. Al deposito nazionale saranno, dunque, conferiti nel tempo circa 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi.

Il 60% di questi proverrà dagli impianti nucleari oggi in fase di smantellamento, mentre il restante 40% da attività non energetiche quali ricerca scientifica, applicazioni mediche e industriali, comprendendo i rifiuti finora prodotti e quelli che si stima continueranno a essere generati in futuro. Il trasferimento dei rifiuti radioattivi in un’unica struttura, oltre a garantire una loro gestione più sicura, efficiente e razionale, permetterà di completare il “decommissioning” degli impianti nucleari, liberando da vincoli di natura radiologica i siti che attualmente li ospitano.

Fonte: Today.it

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