Martedì, 21 Settembre 2021
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Dante aveva la barba: le prove in un quadro custodito nell’ufficio del sindaco di Orvieto

Il dipinto è stato sottoposto ad un primo esame diagnostico da parte del team din esperti del Consorzio Pragma: ecco cosa è stato scoperto

L’inedito quadro che raffigura Dante Alighieri con la barba, custodito nell’ufficio del sindaco di Orvieto, è stato sottoposto nella giornata di venerdì a un primo esame diagnostico da parte del team di esperti del Consorzio Pragma. I restauratori Valentina Romé, Davide Rigaglia e Massimiliano Massera hanno eseguito sul dipinto un’analisi all’ultravioletto Uv e con l’ausilio di un microscopio digitale a fibra ottica.

Da questi esami è stato accertato che la barba dipinta sul volto di Dante è originale e non è stata aggiunta successivamente in maniera posticcia. Un risultato che emerge sia dai riscontri attraverso i raggi Uv sia dall’osservazione microscopica dei cretti, le fenditure che si formano sul quadro a causa del normale degrado della superficie pittorica.

A livello figurativo il dipinto, con ogni probabilità una pittura a tempera, potrebbe risalire a fine ‘700 anche se la tela sul quale è stato realizzato non è una tela moderna di natura industriale, ma filata a mano, e quindi più antica. Questo potrebbe far pensare che l’autore abbia utilizzato una vecchia tela per realizzare la sua opera, cosa non insolita per l’epoca, oppure questo particolare potrebbe far slittare indietro nel tempo la datazione del quadro.

Anche la cornice è più antica rispetto alla datazione figurativa che si fa del dipinto in quanto è tenuta insieme da perni in legno e quindi con una tecnica non moderna. La cornice stessa potrebbe tuttavia non essere quella originale in cui si trovava la tela, che invece potrebbe essere stata incorniciata in un ovale come emerso dopo un’attenta osservazione.

I successivi approfondimenti indicati dai restauratori potranno contribuire a datare in maniera più precisa l’opera. In particolare, un’indagine scientifico-fotografica concentrata sul colore blu del cappello indossato da Dante potrebbe fornire una datazione con una elevata percentuale di attendibilità che potrà essere confermata con precisione da un prelievo della superficie pittorica e un’analisi chimica dei pigmenti utilizzati.

Elementi sulla datazione potrebbero venire anche dai riscontri sul timbro che si trova sul bollo in ceralacca apposto sul retro e che si trovano anche su altri due quadri di proprietà del Comune di Orvieto, che raffigurano Francesco Petrarca e Giovanni Della Casa e che si ispirano, unitamente a quello di Dante, alla serie Gioviana di Cristofano dell’Altissimo conservata agli Uffizi di Firenze. Dipinti che farebbero parte della cosiddetta Collezione Gualterio appartenente al politico e storico orvietano vissuto nell’800, Filippo Antonio Gualterio.

“Queste prime analisi - commenta il sindaco di Orvieto e assessore alla cultura, Roberta Tardani - fissano un importante punto: ovvero che la barba è originale e l’intenzione dell’autore era quella di raffigurare Dante Alighieri come lo ha descritto Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante. Una rappresentazione completamente diversa rispetto all’iconografia ufficiale di cui abbiamo testimonianza anche nella nostra città negli affreschi di Luca Signorelli nella Cappella di San Brizio”.

“Nelle prossime settimane proseguiremo gli accertamenti tecnici necessari per stabilire una datazione dell’opera e arricchire di contenuti la mostra che organizzeremo a settembre in collaborazione con la Fondazione Claudio Faina. Di certo, al di là di quello che potrà essere il valore economico, questo dipinto rappresenta qualcosa di unico ed il primo obiettivo che ci eravamo fissati, quello di catalizzare l’attenzione su questa inedita opera e sulle tracce di Dante nella nostra città, è stato ampiamente centrato”.

“Ringrazio gli esperti del Consorzio Pragma - conclude - di cui abbiamo potuto già apprezzare l’operato nel restauro dell’affresco del Buon Governo al quarto piano del palazzo comunale e nei recenti lavori che hanno interessato il pozzo di San Patrizio, in attesa di vederli all’opera sui portici della chiesa di Sant’Andrea”.     

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