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Mercoledì, 22 Maggio 2024
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Gli “artigli” di Chernobyl quasi quarant’anni dopo il disastro: un libro per non dimenticare

Il volume è stato scritto dal fisico nucleare Mirco Elenza assieme a Fabrizio Pacifici, presidente della Fondazione Aiutiamoli a Vivere di Terni. La proposta: intitolare un parco o una via “agli eroi che non ebbero nessuna esitazione nel porsi a disposizione per spegnere quell’incendio”

Il ministro ucraino della sanità in accordo con gli esperti ha dichiarato che il 60% dei liquidatori (i lavoratori che misero in sicurezza l’area dopo l’incidente alla centrale nucleare) morti nel solo 1993 e il 74% nel solo 1994, sono deceduti in conseguenza agli effetti dell’incidente di Chernobyl, che si verificò il 26 aprile del 1986: 10mila di questi moriranno entro breve tempo e altri 400mila si ammalarono gravemente.

In Italia, il primo allarme dell’arrivo della nube radioattiva fu dato la mattina del 30 aprile 1986 dal centro comunitario di ricerca di Ispra di Varese che segnalò un aumento a partire dalle 6 della radioattività in aria e a livello del suolo. Le particelle radioattive trasportate dalla massa d’aria hanno raggiunto tutta l’Europa, contaminando anche la Svizzera. Tutto ciò portò un incremento delle malattie tumorali alla tiroide, di leucemie, leucemie linfatiche croniche, linfoma di Hodgkin e mieloma multiplo. Tutto ciò è raccontato dalla ricerca del libro del professor Mirco Elena, fisico nucleare dell’Università di Trento, scritto insieme ad altri ricercatori universitari e dal presidente della Fondazione Aiutiamoli a Vivere Ong di Terni, Fabrizio Pacifici, dal titolo “Chernobyl dal dramma all’accoglienza”, che ha raccontato la nascita dello straordinario movimento associativo e volontaristico di accoglienza temporanea terapeutica delle famiglie italiane che ha permesso di accogliere e salvare, continuando a farlo ancora oggi, 600mila bambini bielorussi e ucraini vittime di quel disastro nucleare.

Libro Mirco Elena

La Fondazione Aiutiamoli a Vivere ha chiesto e continua a chiedere a tutti i comitati di farsi promotori di una richiesta da formulare ai propri Comuni per dedicare una piazza, una via, un parco, ai “liquidatori di Chernobyl” (come già avvenuto ad esempio nel 2012 grazie al comitato di Tassullo, in provincia di Trento) con l’intitolazione del parco pubblico agli eroi di Chernobyl, nel 2016 grazie al comitato di Caravaggio (Bergamo) con il “giardino dei liquidatori di Chernobyl” e nel 2018 grazie al comitato di Ranica (Bergamo) con il passaggio pedonale dedicato ai liquidatori di Chernobyl, che con il loro coraggio e con la consapevolezza di perdere la vita non ebbero nessuna esitazione nel porsi a disposizione per spegnere un incendio che avrebbe avuto la conseguenza di inquinare l’intero pianeta.

Inaugurazione passaggio Ranica

“Oggi ricordiamo quel disastro – dice il presidente Pacifici - sapendo che continua a generare malformazioni genetiche e malattie gravissime nei bambini nati da quei genitori, anche inconsapevoli di essere portatori sani continuando a vivere in territori dove, purtroppo, ancora oggi non ci sono interventi per decontaminarli”.

La Fondazione Aiutiamoli a Vivere e tutti i comitati distribuiti sul territorio italiano continuano, nonostante l’embargo e la guerra in Ucraina, a ospitare i bambini malati di fibrosi cistica e tutti quelli che hanno bisogno di cure e di interventi sanitari urgenti, attivandosi in ogni modo “perché tutti questi bambini sono la testimonianza vivente che i disastri nucleari, le violenze distruttive della guerra non possono impedire il generare amore e concreta solidarietà”.

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