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Venerdì, 21 Gennaio 2022
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Professionista ternana si racconta: “Raccogliere le proprie foto, distruggerle e creare un collage per dare vita ad un nuovo processo creativo”

La testimonianza di Elena Poddi, psicoterapeuta e arteterapeuta: “Il fotocollage Analitico all’interno di una psicoterapia”. Caratteristiche e fasi analizzate

La fotografia è un mezzo, un facilitatore e può essere utilizzato all’interno di una terapia, in contesti formativi o laboratori espressivi. Uno strumento per lavorare e suggerire trasformazioni giocando metaforicamente con il "punto di vista" ma anche psicofisiologicamente con lo sguardo. “Credo che un buon terapeuta non debba utilizzare una sola tecnica così come un buon fotografo non utilizza un solo obiettivo. La fotografia è un punto di partenza, non è sufficiente a svelare contenuti inconsci, né a suggerire interpretazioni. Il ruolo del fototerapeuta è quello di fare domande, invece il paziente è colui che deve fare le scoperte e deve trovare le proprie verità” afferma Elena Poddi alla nostra redazione di www.ternitoday.it. Psicologa e psicoterapeuta conduce laboratori espressivi ed arteterapici anche in collaborazione con altri colleghi del settore artistico così da poter seguire con maggiore attenzione la parte clinica, delegando gli aspetti tecnici e artistici a fotografi e artisti, dedica da tempo attenzione e ricerca all’uso del linguaggio fotografico nell’ambito clinico. Abilitata alla professione nel 2007 è iscritta all’ordine degli psicologi dell’Umbria e svolge privatamente consulenze psicologiche e psicoterapie.

“Quando ho iniziato ad utilizzare tecniche fototerapiche ho subito notato molti punti di contatto con l’utilizzo del test di Rorschach” ricorda la professionista. “Ciò che una persona nota guarda, individua, rispecchia la mappatura interna che sta inconsciamente usando per organizzare e comprendere quello che i suoi sensi stanno percependo. Riflettere su questo processo di attenzione e chiarificazione, può aiutare il terapeuta a comprendere il sistema di valori e la struttura di convinzioni nelle quali si muove un paziente, i codici personali che il paziente usa e le connessioni tra i pensieri consci e il riaffiorare spontaneo di sentimenti e ricordi. Solo quando il paziente è in grado di diventare consapevole di questi meccanismi, i sentimenti connessi con questi stimoli possono essere riconosciuti e integrati meglio (o modificati, se lo si desidera)”.

Il fotocollage analitico, nello specifico, permette di essere utilizzato con diverse intenzioni poiché: “Detiene sia un potenziale evocativo che una capacità trasformativa. È necessario partire da un presupposto, essere responsabili della relazione terapeutica” osserva Elena Poddi. “La distruzione può spaventare ma può rappresentare l’inizio del vero processo creativo. Dal materiale lavorato scaturisce una nuova forma. Può sembrare un gioco, il collage che si fa da bambini. Tuttavia quando si contattano temi importanti il terapeuta deve saper accompagnare il paziente a contenere le emozioni che possono emergere. L’immagine che ne deriva viene interiorizzata, nei contenuti e nella forma. Non è necessario realizzare un qualcosa di coerente e mantenere le proporzioni. Chiedo ai miei pazienti di agire in modo impulsivo, di lasciarsi sorprendere e di notare come alcuni ‘pezzi’ stanno bene vicini”. Il completamento dell’opera: “In quel momento è possibile capire se trasmette qualcosa. A quel punto il lavoro è terminato e si passa allo step successivo ossia il momento della restituzione e dell’interpretazione. Il paziente ed il terapeuta dialogano sulla nuova creazione per verificare se sussiste, o meno, un riconoscimento in questa nuova immagine.

La sperimentazione nel setting psicoterapico: “Immaginiamoci ad esempio una situazione complessa, di quelle che spingono a chiedere aiuto ad un terapeuta. In qualcosa di doloroso, ingombrante, che è difficile elaborare in modo "cosciente". Lavorare con questi contenuti utilizzando metaforicamente una fotografia e il gesto del frammentare e decontestualizzare dà la possibilità di rendere lo stesso contenuto più digeribile. Riuscire ad agire una trasformazione su un materiale è presupposto fondamentale per immaginarsi in grado di cambiare qualcosa. Queste trasformazioni sono concrete, scopiche e coinvolgono occhi, muscoli, mani e la postura”. Una ulteriore peculiarità: “Altro utilizzo potrebbe essere per il mantenimento di alcune funzioni fisiologiche come la memoria. Pensiamo a molte malattie degenerative e l’importanza di uno strumento come la fotografia o il fotoromanzo che richiede una capacità programmatica al fine di creare una narrazione fotografica coerente”. Infine su quali immagini lavorare: “Possono essere care, preziose appartenenti alla propria persona. Tuttavia naturalmente chiedo di utilizzare delle copie rispetto a quelle originali per non disperderle definitivamente. Mi capita – conclude - anche di lavorare con fotografie ritagliate da giornali”.

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