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Emergenza casa a Terni, oltre 600 domande per 70 appartamenti. E ce ne sono altri 300 che non possono essere assegnati

I sindacati degli inquilini chiedono un incontro a Palazzo Spada: “Serve un piano per le manutenzioni, un bando aperto per l’emergenza abitativa e un meccanismo per la mobilità”

“La cartina tornasole di una drammatica emergenza generalizzata, sta nei numeri del bando per le case popolari, che ha visto partecipare oltre 600 nuclei famigliari e che, al momento, può mettere sul piatto circa 70 alloggi. È del tutto evidente che un programma di manutenzioni dei circa 300 alloggi liberi, risponderebbe in modo molto più dignitoso alle necessità della cittadinanza”.

È uno dei passaggi della lettera con cui i sindacati degli inquilini (Sunia Terni, Sicet Umbria e Uniat Terni) hanno richiesto un incontro all’assessore alla casa del Comune di Terni, Giovanni Maggi, per “affrontare importanti tematiche che riguardano il diritto alla casa”.

Primo punto all’ordine del giorno è “la assoluta necessità di procedere con una puntuale verifica dei costi da sostenere per ognuno dei circa 300 alloggi di edilizia residenziale sociale liberi ma non assegnabili. Tali alloggi, infatti – scrivono i sindacati - necessitano di manutenzioni ordinarie e straordinarie che devono necessariamente essere avviate al fine di rispondere alle esigenze abitative di tanti nuclei famigliari in difficoltà”. Da qui, il riferimento al bando per l’assegnazione delle case popolari scaduto a fine dicembre 2023 e che ha visto la partecipazione di circa 600 nuclei famigliari ai quali si potrà rispondere con circa 70 alloggi da assegnare. Per cui, la disponibilità dei circa 300 appartamenti liberi ma non assegnabili potrebbe rappresentare una “svolta”.

Nella richiesta di incontro è stato chiesto di trattare anche “la tematica connessa con le emergenze abitative: il Comune di Terni – spiegano i sindacati - ha deciso di approntare un bando ad hoc e, fermo restando il fatto che alcuni nuclei famigliari esclusi dal bando hanno espresso la volontà di rivolgersi al Tar (al momento, i ricorsi depositati presso il tribunale amministrativo regionale sono due, ndr) è volontà delle organizzazioni sindacali degli inquilini e assegnatari sottolineare che le emergenze abitative, decretate anche da gravi situazioni di disagio provvisorie, non possono sottostare ai tempi di elaborazione e pubblicazione di bandi. Riteniamo molto più congrua e aderente alla realtà l’istituzione di una graduatoria aperta”.

Terzo elemento di discussione è rappresentato dalla possibilità di istituire “un meccanismo per la mobilità degli assegnatari di alloggi Ers. In tanti, troppi casi – rilevano Sunia, Sicet e Uniat - raccogliamo le istanze di assegnatari rimasti soli, in alloggi molto grandi, che chiedono di poter vivere in alloggi di dimensioni più ridotte e, al contempo, segnalazioni di nuclei numerosi in alloggi troppi piccoli. Stesso discorso per assegnatari in gravi condizioni di salute che vivono nell’impossibilità di uscire di casa, poiché (a mero titolo di esempio) vivono al terzo piano senza ascensore”. Situazioni che muovono la proposta di una mobilità riservata a nuclei “che vivono in alloggi non più adatti alle condizioni di salute dei componenti o non più adatti alla composizione numerica del nucleo stesso”.

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