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Caro energia per famiglie e imprese, così Terni può fare da sola: la proposta di Federmanager

Ad oggi circa la metà del fabbisogno della città arriva da impianti in loco, l’associazione: biomasse, solare e recupero di fonti di calore, ecco come si può accentuare la produzione locale

“Un esame del consumo e della produzione dell'energia elettrica nel comune di Terni segnala che, escludendo il fabbisogno di Arvedi Ast e di parte del polo chimico, l’energia distribuita - ossia, i consumi - per attività domestiche, commerciali e industriali è pari a 350 gigawatt ora annue. Se prendiamo in considerazione l’energia autoprodotta in loco da impianti nel comune di Terni, questa è pari a circa 180 gigawatt ora annue, cioè in linea di massima vicina al 50 per cento di quella distribuita”. A fronte di questi numeri, Federmanager Terni ritiene che, accentuando la “produzione locale” è possibile raggiungere “l’autonomia energetica locale”.

La road map per raggiungere questo obiettivo – che porta con sé una serie di vantaggi, economici e ambientali – è stata illustrata nel corso di un incontro promosso dalla sezione locale del sindacato dei dirigenti e che prende le mosse dal progetto sviluppato in prima battuta da tre membri dell’associazione (Massimo Cresta, membro anche della commissione rinnovabili nazionale, Augusto Magliocchetti, commissione siderurgia, Vanio Ortenzi, commissione oil gas) e poi fatta propria dal consiglio direttivo ternano, presieduto da Luciano Neri.

Si tratta di un punto di partenza che seguirà una serie di ulteriori tappe come il confronto con le associazioni datoriali (da Confindustria a Coldiretti, passando per Confartigianato, Confcommercio e così via) con quelle dei consumatori e poi ancora con gli attori istituzionali, ossia Comune e Regione. “Con i vertici di Palazzo Donini – spiega il presidente Neri – ci dovremmo incontrare già il prossimo mese di maggio”. E sul tavolo della discussione ci saranno elementi molto concreti.

“Siamo partiti dal concetto di sostenibilità ambientale, passando ad analizzare la posizione orografica dell’Umbria e poi il peso che deriva dalla presenza di aziende energivore”. Ne è scaturito un quadro piuttosto dettagliato dal quale emerge che il cuore verde d’Italia – fatto di attività industriali, commerciali e famiglie – per “pulsare” ha bisogno di circa 5mila gigawatt ora annue. La metà – nella stessa proporzione che si rileva su Terni – viene autoprodotta. Ma ci sono i margini per “fare di più”.

Incrementando il fotovoltaico – che oggi, su Terni, genera circa il 20% dell’autoproduzione – l’energia idroelettrica (40%) e le biomasse (40%) ma anche incentivando il “recupero di fonti di calore, spingendo sul solare che potrebbe arrivare dalle coperture dei tanti capannoni, anche quelli dismessi, presenti sul nostro territorio e dunque accentuando la produzione locale”. Strategia questa che consentirebbe di recuperare circa il 20-25% di energia.

Fra gli strumenti proposti da Federmanager c’è anche quello di “spingere sull’amministrazione comunale affinché il settore commerciale, della grande distribuzione e delle attività artigianali incrementi la produzione e l’utilizzo di energia da autoconsumo in maniera da ridurre la propria dipendenza dalle reti nazionali. In questa direzione - sostiene la proposta di Federmanager - un’enfasi particolare va assegnata alle comunità energetiche rinnovabili di autoconsumatori che scardinano la dicotomia produttore-consumatore e fanno emergere la nuova figura del ‘prosumer’ cioè del soggetto che contribuisce e consuma una quota parte delle quantità energetiche generate dalla sua comunità”.

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