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Domenica, 14 Aprile 2024
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Le bombe, la guerra e poi la ricostruzione: arriva in libreria “Renata la staffetta”

L’ultimo romanzo di Giulio Cesare Proietti rievoca la Terni distrutta dai bombardamenti: “Eppure quella generazione, con coraggio, seppe superare le avversità e in pochi anni trasformare l’Italia in un grande Paese, moderno e democratico”

Nell’ottantesimo anniversario della Liberazione, esce nelle librerie il romanzo “Renata la staffetta” di Giulio Cesare Proietti, casa editrice il Formichiere. “Il racconto - si legge in un comunicato - rievoca gli anni dell’immediato dopoguerra ed è qui che Proietti ricorda la Terni distrutta dai bombardamenti. I tedeschi avevano smantellato le fabbriche e gravemente danneggiato le infrastrutture viarie e ferroviarie. Si faceva letteralmente la fame e mancava tutto, soprattutto la penicillina per curare le malattie dell’apparato respiratorio, molto diffuse tra i bambini”.

“Eppure - afferma Proietti - quella generazione, con coraggio, seppe superare le avversità e in pochi anni trasformare l’Italia in un grande Paese, moderno e democratico. Renata Salvati, a cui è dedicato il libro, è stata ‘staffetta’ partigiana e, dopo la guerra, la prima donna assessore del Comune di Terni e infine, imprenditrice di successo. È stata una donna di grande carattere, rimasta sempre fedele ai suoi ideali di libertà e di umana solidarietà, convinta che le donne potessero e dovessero impegnarsi per i diritti di genere nella società e nel mondo del lavoro”.

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“È la storia incredibile - prosegue l’autore del libro - di donne e uomini che avevano ricevuto una formazione fascista, gettati in una guerra catastrofica, che dovettero assumersi la responsabilità di prendere nelle loro mani le redini del Paese. Si diedero una Costituzione ancora oggi non del tutto attuata per quanto era innovativa. Si rimboccarono le maniche e, a costo di enormi sacrifici, in pochi anni trasformarono l’Italia in una vera potenza industriale”.

Restando fedele ai fatti storici, Giulio Cesare Proietti dà conto anche “delle passioni, degli scontri politici di un decennio molto tormentato, nel quale finita una guerra, se ne apriva un’altra, ‘fredda’, sommersa, ma sofferta e dura. Si credeva di aver voltato pagina, che fosse possibile costruire un mondo più giusto e senza guerra, invece si andava incontro a altre divisioni e a una stagione di confronto armato tra i due blocchi”.

Secondo Proietti, “il dopoguerra ha segnato gli anni successivi. In quel periodo si forma una vera coscienza democratica, senza però riuscire a fare il salto verso un’identità nazionale fondata sui valori della Costituzione. La ‘guerra fredda’ imponeva una scelta divisiva: o di qua o di là e questo non aiutò a superare l’eredità del fascismo, per cui, crollato il muro di Berlino, il Paese era, ed è, rimasto in una sorta di linea d’ombra. Non riusciamo a riconoscerci in valori condivisi. Lo spettro del passato tormenta le coscienze e agita il confronto politico”.

“L’Italia - conclude Proietti - deve ritrovare il senso di appartenenza e di comunità se vuole reggere le sfide di un mondo che è entrato in un’altra fase di caos geopolitico".

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