Ex convento Colle dell’Oro, il parroco: “Rischia di crollare tutto, in pericolo anche la chiesa”

Siamo entrati nella struttura, nel refettorio importante affresco con San Francesco lasciato sotto la pioggia. Le immagini

La natura che si riprende i propri spazi. Arrivando a Colle dell’Oro la prima impressione è questa: da un lato ci si affaccia sulla conca ternana, dall’altro c’è la triste visuale di quella che per 400 anni fu la casa dei frati, oggi in completa rovina.

Siamo in una zona periferica, il silenzio è spezzato di tanto in tanto da qualche macchina di passaggio. In mattinata arriva Piero Aiani, un volontario che da tre anni aiuta il parroco della chiesa di Santa Maria dell’Oro. È lui a fare gli onori di casa: “Questa è proprietà del Comune di Terni – spiega – ma è in totale abbandono da circa 25 anni. Siamo completamente dimenticati, ignorati”.

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Le due strutture non solo sono adiacenti, ma condividono anche un muro. E se prima era un vanto poter disporre di uno spazio così grande, ora rappresenta invece un pericolo: “Il convento sta venendo giù e rischia di portarsi dietro anche la chiesa e la casa canonica – denunciano il parroco e i parrocchiani – non vogliamo che diventi un rudere, è un punto di riferimento per la popolazione. Ma è possibile trattare una comunità con un abbandono del genere?”.

Il viaggio all’interno del convento

Entrare non è facile. Di lato alla chiesa l’erba è alta, la vegetazione impedisce il passaggio: “Questo un tempo era un parco – spiega Piero Aiani – ogni estate abbiamo il timore che vada a fuoco. Sembra una macchia, di notte ci sono anche i cinghiali”.

La porta è aperta, i vetri sono rotti, dalle finestre il giardino esterno è entrato all’interno della struttura. Sembra un enorme magazzino, con assi e travi di legno ovunque, calcinacci, secchi di vernice incrostati, vecchie reti con materassi bucati.

“Al piano di sotto ci sono ancora le cucine – prosegue – al piano terra ci sono i bagni e le camere, una cinquantina in tutto. Anche le scale sembrano stabili, ma tra poco il tetto crolla di nuovo”.

Nel convento ci piove dentro. Un problema che, oltre a far nascere muffa ovunque, ha un risvolto storico-artistico: “Nel refettorio c’è un importante affresco raffigurante San Francesco che parla ai ternani, nel suo arrivo a Terni 800 anni fa – denuncia il parroco – è in condizioni pietose, lo hanno fatto rovinare. È un pezzo della nostra storia, andrebbe salvato”.

La storia del convento francescano in vendita

Oggi l’ex convento, diventato negli anni casa di riposo, è proprietà del Comune di Terni che lo ha messo in vendita: il valore della struttura è 1 milione 742 mila euro. Un prezzo “da pazzi”, tanto che le gare dal 2011 al 2013 sono andate deserte.

Ma la storia di questo posto risale al 1441 – raccontano i parrocchiani – “quando San Bernardino da Siena arrivò qui e fondò il convento francescano. Nei due secoli successivi venne ampliato insieme alla chiesa, fino a che nel ‘700 venne demolito da una forte scossa di terremoto”.

A quel tempo la ricostruzione fu possibile. Ma non sufficiente: “nel 1860 i frati e le suore vennero cacciati via e il Comune divenne unico proprietario della struttura”.

Dal 1929 divenne una casa di riposo per anziani bisognosi, intitolata ad Alessandro Mussolini, padre di Benito Mussolini. “La zona riprese vita con don Pierino Gelmini che aprì qui un centro di recupero per ex tossicodipendenti”.

La storia si ferma al 1997, subito dopo l’incendio al secondo piano che rovinò il tetto mai riparato. Da allora niente è più cambiato.

L'unicum della chiesa di Santa Maria dell’Oro 

L’importanza del luogo non è da attribuire solo al convento: “Anche la chiesa è antichissima – spiega Verena Giovannetti, restauratrice – anche se è dedicata alla Vergine è comunque stata fondata dai francescani, e la loro storia è impressa nei dipinti”.

I lavori di restauro del soffitto, finanziati dalla fondazione Carit, sono iniziati quest’estate e dovrebbero terminare in tempo per le festività natalizie.

Se a prima vista la chiesa sembra spoglia, ci si ricrede guardando in alto: “Questo soffitto rappresenta un unicum nella diocesi, perché è a finti lacunari – prosegue – è come se fossero 15 quadri su legno attaccati l’uno con l’altro che culminano al centro con la Vergine. È un piccolo gioiello che andrebbe tutelato, fatto conoscere”.

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La chiesa al momento è fruibile, specifica il parroco, e viene celebrata messa tutti i giorni.

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