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Ex Fabbrica d’Armi, rischio chiusura sempre più concreta: “Servono almeno trecento nuove assunzioni”

L’audizione in terza commissione consiliare dopo la richiesta di FP CGIL, CISL FP e UIL PA, unitamente ai segretari provinciali delle organizzazioni sindacali confederali

foto di repertorio

Salvare 400 posti di lavoro e più in generale il Polo di mantenimento delle armi leggere, ossia l’ex fabbrica d’Armi, a rischio chiusura entro pochi mesi. Durante l’audizione in terza commissione consiliare – richiesta avanzata da FP CGIL, CISL FP e UIL PA – i rappresentanti sindacali Roberto De Cesaris (FP CGIL), segretario provinciale funzioni centrali e coordinatore nazionale di Ente Ministero Difesa, Mario Pragliola (CISL FP), coordinatore regionale enti Ministero Difesa e Renzo Formica (UIL PA), membro coordinamento nazionale Ministero Difesa, hanno chiesto ai commissari un intervento formale, concreto e incisivo al fine di sollecitare il Governo, il Ministro della Difesa, i presidenti delle commissioni parlamentari Difesa e i capogruppo di Camera e Senato.

I numeri sono piuttosto eloquenti in tal senso. La pianta organica dell’ente che prevede 384 dipendenti civili, tra tecnici e amministrativi, (oltre ad un contingente di personale militare di circa 80 persone) è attualmente scesa a circa 230 unità per via del blocco del turnover. Tuttavia si ridurrà rapidamente, a causa della concentrazione dei collocamenti in quiescenza e degli effetti di quota 100, fino ad arrivare a 155 unità alla fine del 2022 e a sole 70 alla fine del 2023. Tutto ciò comporterà, già dai prossimi mesi, un drastico deterioramento delle capacità produttive e funzionali del polo, unico nel suo genere per compiti e mission istituzionale, il quale rappresenta un insostituibile asset pubblico e strategico per la difesa della nazione.

Se adeguatamente rilanciato, con un corposo e straordinario piano di reclutamento per almeno 300 nuove assunzioni tra tecnici e amministrativi civili, il PMAL potrebbe continuare ad essere, oltre che un fondamentale bacino occupazionale in un territorio notoriamente in crisi, ancora la seconda realtà industriale locale con una potenzialità di alimentare un importante indotto commerciale, grazie a commesse per approvvigionamento di beni, materie prime e servizi per diversi milioni di euro ogni anno.

Al termine del confronto, secondo quanto riportano fonti sindacali: “Il presidente della terza commissione e i consiglieri si sono dimostrati attenti e unanimi, nel mettere in campo le iniziative e i provvedimenti richiesti, dimostrando curiosità verso lo status giuridico dei dipendenti e le loro funzioni e voglia di comprendere e conoscere sempre meglio questa, se vogliamo atipica, ma unica realtà industriale pubblica”. Nel contempo: “I sindacati di categoria, insieme ai segretari provinciali confederali e ai rappresentanti sindacali del ministero della Difesa, continueranno la loro rivendicazione sulla vertenza che riguarda il PMAL di Terni anche con analoga richiesta di audizione alla Presidente della Regione Umbria”.

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