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“Come è umano Lui!”, un capolavoro dal sapore ternano: “Adesso vogliamo il film sul giovane Fantozzi”

Ecco perché il terzo lavoro del regista Luca Manfredi sui grandi della commedia italiana ha un’anima radicata a Terni. Il direttore dell’Istess, Arnaldo Casali: “Oltre ad essere un film importantissimo per conoscere un grande artista italiano e un pezzo di storia del nostro Paese”

Dopo Nino Manfredi e Alberto Sordi, è arrivato Paolo Villaggio. Come è umano Lui! è il terzo capitolo del ciclo sui grandi della commedia italiana realizzati da Luca Manfredi. E forse, addirittura, il più bello.

Sicuramente è quello che personalmente mi ha coinvolto di più: forse perché Manfredi e Sordi sono due giganti che ho visto solo da lontano: quando ero bambino loro erano già i “grandi vecchi” del cinema italiano. La mia generazione, invece, con Paolo Villaggio ci è cresciuta.

Non credo che ci sia qualcuno della mia età che non si sia cimentato con l’imitazione di Fracchia. Alle elementari avevo addirittura una maestra che si era inventata la recita “Fantozzi a scuola”.

Io da adolescente mi ero così immedesimato nel ruolo del sottomesso emarginato, che a diciassette anni girai un film - “The Shit” – in cui il protagonista, a forza di sentirsi chiamare “merdaccia”, ci si trasforma fisicamente - in una olezzante metamorfosi.

Paolo Villaggio l’ho anche incontrato e intervistato, quattordici anni fa, al festival “Cinema è/& lavoro”.

Siccome quel “Fantozzi a scuola” mi aveva segnato profondamente, gli dissi che dopo aver raccontato con Superfantozzi la storia dell’impiegato attraverso i secoli – sarebbe stato bello cimentarsi con la storia del giovane Fantozzi, dalla nascita al viaggio di nozze a Venezia, fino all’ingresso nella Megaditta.

Lui mi rispose che no, raccontare il giovane Fantozzi non avrebbe avuto senso. Due anni dopo scrisse Tragica vita del ragionier Fantozzi, realizzando esattamente l’operazione che gli avevo suggerito, con tanto di battesimo, scuola e ingresso in Megaditta.

Sperando che anche Luca Manfredi accolga il suggerimento, dico che sarebbe davvero fantastico trasformare quel libro in un film, tanto più che l’erede di Villaggio lo abbiamo trovato: Enzo Paci è la cosa più sorprendente di questo bellissimo biopic che – come In arte Nino e Permette? Alberto Sordi – racconta la giovinezza e gli esordi di un grande artista, lasciandolo sulla soglia del successo (ma a differenza dei precedenti, si conclude con una scena onirica di grande valenza simbolica).

Manfredi ha avuto il coraggio di scegliere un volto quasi sconosciuto al grande pubblico, ma che come Villaggio è genovese e come Villaggio si è fatto le ossa nel cabaret. Poco somigliante sotto il profilo fisico, Paci è semplicemente identico nella voce e nella gestualità e restituisce l’anima e ogni sfumatura dell’uomo e del comico.

Per la prima volta non vediamo un’imitazione di Fantozzi, ma ritroviamo il grande attore che lo ha ideato.

Il film fa ridere e commuove, grazie a una sceneggiatura di ferro, che fa particolarmente leva sul rapporto con la moglie Maura (Camilla Semino Favro, un’altra magnifica scoperta di questo film – anche lei non a caso cresciuta a Genova). Peccato solo che manchi il suggestivo episodio del barattolo di lucciole.

Al centro della narrazione anche il difficile rapporto con i genitori, interpretati magistralmente da due dei più grandi caratteristi italiani: Augusto Zucchi (che abbiamo avuto al Terni Film Festival nel 2021) ed Emanuela Grimalda, che a Terni aveva girato Sei forte maestro.

Semplicemente incredibile il resto del cast, composto tutto da volti nuovi che riescono a vestire i panni di grandi celebrità in modo incredibilmente mimetico: dal giovanissimo Andrea Filippi che dà volto e voce a Fabrizio De André (si resta a bocca aperta vedendolo, poi si scopre che è un cantante professionista e che ha fondato una cover band dedicata proprio a De André) e la genesi delle canzoni Il fannullone e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers – scritte insieme dai due amici, ancora sconosciuti – è uno dei momenti più divertenti del film.

Impressionanti anche Gianni Agus, interpretato da Gianni Parisi, e Maurizio Costanzo (anche se forse i baffi non sono filologici) che compare nelle sue molteplici vesti di scopritore di talenti, autore televisivo e giornalista.

Meraviglioso, poi, il mondo della “megaditta” ricreato da Manfredi, con tutti i personaggi che avrebbero ispirato Fantozzi: dal direttore Fantocci (Enrico Bertolino) al prototipo della signorina Silvani (che nel nome richiama la famigerata “Bertuccia”) fino al proto-Filini affidato all’attore più fantozziano di tutti: Gianni Fantoni.

Erede ufficiale di Villaggio, Fantoni ha debuttato quasi 35 anni fa proprio come imitatore di Paolo Villaggio, ha interpretato un ruolo in Fantozzi 2000 - l’ultimo film della saga - mentre proprio quest’anno ha portato a teatro il personaggio di Fantozzi, con una fedele trasposizione dei libri.

La bellezza di questo vero e proprio gioiello – che rimane disponibile su RaiPlay - quindi, sta anche nell’avere un’anima: perché gli attori non sono stati scelti in base alla loro visibilità, ma in base all’aderenza e al legame personale con i personaggi. E pure essendo una storia profondamente genovese, con un po’ di Milano e di Roma, in Come è umano lui c’è anche molto del territorio ternano.

Luca Manfredi, come è noto, vive a Collicello, a Terni ha girato gran parte del primo capitolo di questa magnifica trilogia per il quale ha vinto il Premio Gastone Moschin.

Una parte importante nella lavorazione dell’opera l’ha poi rivestita un narnese: Pietro Ciavattini, fotografo, videomaker e fondatore della Caravan Film, ha infatti curato la selezione del materiale di repertorio e ha diretto i tre backstage prodotti dalla Rai.

Oltre ad essere un film importantissimo per conoscere un grande artista italiano e un pezzo di storia del nostro Paese, Come è umano lui è dunque anche un motivo di orgoglio per la città.

La duplice speranza, ora, è che da una parte Manfredi continui questa riscoperta dei grandi nomi del cinema italiano, dall’altra che raccolga l’idea di girare un film sul giovane Fantozzi recuperando l’ultimo libro della leggendaria saga.

*direttore Istituto di studi teologici e storico sociali

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