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Venerdì, 1 Luglio 2022
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Dalle lezioni con Papa Ratzinger ai viaggi in Vespa: Fra Bernardino, molto più di un eremita

Commozione e tanti ricordi ai funerali del frate: a 16 anni l’ingresso in convento, fino all’esperienza visionaria a La Romita

“Hai cambiato la mia vita. Sarai sempre con me”. Questo uno dei passaggi ripetuti più volte ai funerali di Fra Bernardino, andati in scena mercoledì pomeriggio in una strapiena chiesa di Sant’Antonio. Un momento di riflessione e di confronto per tanti pellegrini che, da tutta Italia, si sono presentati per l’ultimo saluto. 

Una storia, quella di Fra Bernardino, che inizia 83 anni fa. La sua esistenza è stata dominata dall'affermazione coraggiosa e generosa degli ideali di San Francesco contro la sua commercializzazione ed alla priorità di darne testimonianza pratica più che ideale. Ultimo di nove fratelli, nato in provincia di Taranto, poco più che bambino venne mandato in convento e divenne frate a 16 anni, studente di teologia a Tubinga con Ratzinger e Kung (dove si dedicò anche alla cura dei bambini degli emigranti italiani), per 25 anni ha guidato i pellegrini stranieri nel santuario di San Damiano ad Assisi e curando la formazione nella musica e nel canto gregoriano dei suoi confratelli.

Finché, nel 1979, avviò a San Masseo, ai piedi di Assisi, il restauro di case coloniche abbandonate di proprietà dei benedettini dove i giovani pellegrini dove potessero fare concreta esperienza dello stile di vita di Francesco: sveglia all'alba con la musica, preghiera alternata al lavoro manuale, tre ore di silenzio e meditazione, il venerdì giorno del deserto, l'estate la partenza alle 2 di notte per giungere all'alba sugli oltre mille metri del Monte Subasio e sperimentare la metafora del cammino della vita. Un frate che viaggiava in lungo e in largo anche sulla sua fedele Vespa, che riusciva anche a portarlo fino in Germania, dove ha avuto sempre amici affezionati ed è nata una comunità ispirata al suo esempio. San Masseo crebbe con successo, acquistando notorietà internazionale ed un afflusso negli anni di 20mila giovani pellegrini finché nel 1979, frate Bernardino venne mandato a Monteluco di Spoleto e quindi al convento di Montesanto a Todi. Poi arriva La Romita: mentre avanzava il cantiere frate Bernardino obbedì alla richiesta di diventare parroco del vicino paese di Portaria. Cosa che fece per 11 anni, fino al 2004, con una immane fatica dovendo gestire l'eremo e l'accoglienza dei pellegrini insieme alla cura di una comunità parrocchiale sparsa su un vasto territorio. Lì poi il crescere della sua esperienza, con l’afflusso continuo di pellegrini da tutta Italia. 

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