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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
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Giovane imprenditore ternano: “Unico ad utilizzare la tecnica della cottura in bassa temperatura. Un marchio di fabbrica”

Il racconto di Giacomo Pietrelli: “L’attività rappresenta la vita. Dopo anni di ricerche e studi sono riuscito a realizzare un sogno cullato a lungo”

Sorridere sempre, abbattersi mai. Un filo rosso lega il settore della ristorazione, in questo lungo periodo contrassegnato dall’emergenza sanitaria. La pandemia sta mettendo a dura prova chi, con passione e sacrificio, mette in campo le proprie qualità a servizio della clientela. Nonostante ciò, anche a Terni, sono molteplici i locali che offrono dei prodotti apprezzati i quali riempiono il cuore – e soprattutto la pancia – dei fruitori.

Circa tre anni fa, nel maggio 2019, un giovane imprenditore ternano ossia Giacomo Pietrelli decise di aprire un nuovo locale, nel cuore del centro cittadino. A settembre del 2020 si è poi spostato in un’altra location centrale con il suo ‘Già me Gustav’ dopo aver valutato la possibilità di affilarsi ad un franchising. Il racconto alla nostra redazione di www.ternitoday.it: “Ho lavorato tanti anni in un noto fast food, assimilando una metodologia molto importante per il lavoro. Una sorta di catena di montaggio dove si opera la settimana prima per quella successiva. Tutto ciò consente, sul momento, di ultimare i dettagli – impiattamento, tostatura del pane, scelta e qualità delle salse, equilibrio di sapori, bilanciamento – prima di servire a tavola”.

I viaggi, la passione per il settore della ristorazione e le curiosità: “Sono stato - ad esempio - in Nuova Zelanda, Stati Uniti importando idee e sapori. L’idea è stata quella di inserirmi in una fascia di mercato non prettamente tradizionale, spaziando su un’identità puramente melting pot. Un qualcosa maggiormente ricercato che esula dal classico panino da proporre. La collaborazione con le varie realtà ternane è un elemento preponderante della mia attività”.  

Un piatto hawaiano che sta sempre più affermandosi, anche a Terni: “A maggio 2020, in prossimità delle prime riaperture, ho pensato di introdurre le poke nel menu. Ho dei cugini a Milano, dove ormai questo ‘fenomeno’ si è diffuso da diversi anni, i quali suggerivano di tentare. Ho cominciato a fare delle ricerche da remoto, perché eravamo sotto lockdown. I primi approcci sono stati sicuramente incoraggianti. Potevano infatti rappresentare una valida alternativa agli altri prodotti. Inoltre i condimenti sono molto similari a quelli del panino. In poco tempo poi a Terni questa cultura si è diffusa. Alla fine non sono state più rimosse dal menu”: Ulteriore caratteristica: “Poiché siamo legati alle nostre tradizioni in molti hanno chiesto di servirle con il riso caldo o tiepido. Seppur richiesto da tutte le fasce d’età è maggiormente prospettato per i giovani, pronti per aprirsi alle novità culinarie. Un prodotto – aggiunge Giacomo- cosiddetto glocal ossia proveniente dall’estero e cucinato alla nostra maniera che detiene alcune caratteristiche come leggerezza, completezza, gusto”.

La peculiarità di ‘Già me Gustav’ è la tecnica della cottura in bassa temperatura: “Rimane inalterato il sapore delle pietanze. Inoltre, per ciò che concerne la carne, resta più succosa e morbida. Si rovinano meno le proprietà organolettiche e, anche se per lungo tempo, tale cottura ha un ridotto consumo di corrente perché è possibile mantenere e stabilizzare la temperatura. Nel vecchio locale non avendo la cappa aspirante non avevo alternative. Nel nuovo invece, nonostante ci fosse, ho voluto proseguire su questa squadra ed essere l’unico a Terni a proporre tale tecnica, una sorta di marchio di fabbrica”.

Passione ma anche tanti sacrifici: “L’attività rappresenta la vita. Un sogno che ho realizzato con il passare del tempo, cimentandomi anche in studi specifici, sempre da autodidatta. Tengo molto al cliente, ci stabilisco un buon rapporto e tutto ciò permette un processo di fidelizzazione di quest’ultimo. Come uno scoglio alle intemperie – conclude Giacomo un sorriso - mi sono preso vento, burrasca e soprattutto la pandemia. Ne è valsa comunque sicuramente la pena”.

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