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Martedì, 17 Maggio 2022
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Ciriole, “shottini” e struscio: la movida di Terni vale un patrimonio

In città oltre 600 ristoranti, l’industria del tempo libero genera un fatturato che supera i 270 milioni di euro e dà lavoro a circa 9mila persone. “Settore di eccellenza, ora serve un sostegno concreto”

Dopo Acciai speciali Terni, nella top 10 delle aziende ternane per fatturato ci sarebbe la “Movida spa”. L’industria del tempo libero – secondo un report della Camera di commercio di Milano – vale oltre 270 milioni di euro e dà lavoro a circa 9mila persone. Al netto delle disastrose conseguenze del Covid, che fa sentire i suoi effetti nell’immediato e continuerà a farlo nei prossimi mesi e anni, e del terremoto che potrebbe essere innescato dal caro bollette.

Fatto sta che, nonostante questo, locali, ristoranti, gelaterie, alloggi, artigianato e tutte quelle attività produttive che ruotano attorno al mondo del divertimento rappresentano una voce importante nella bilancia economica del territorio ma anche un importante strumento di promozione e attrattività. Il lungo servizio dedicato nei giorni scorsi dal quotidiano Repubblica ne è la dimostrazione concreta: Terni può dire la sua e a buon titolo nel mondo del turismo.

Delle 820 imprese che secondo la Camera di commercio dell’Umbria, ad esempio, gravitano attorno al business generato dalla festività di San Valentino, 610 sono attività di ristorazione. E sono le uniche in crescita nel 2021 rispetto al 2019: si tratta di 28 locali in più in due anni, in pratica uno al mese.

E se è vero che – in media – l’occupazione non supera i tre addetti ad impresa, oltre il 30% delle attività dà lavoro a giovani under 35 e quasi tre imprese su dieci sono condotte da donne.

Un universo molto importante, dunque, sotto tanti punti di vista che paga però lo “scotto” di lavorare per un pubblico quasi esclusivamente “domestico” seppure, ad esempio, le potenzialità della cascata delle Marmore potrebbero aprire le porte ad un bacino di utenza significativamente più grande.

È con soddisfazione che sottolineo – ha detto nei giorni scorsi Luca Simonetti, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle – l’attenzione del maggior quotidiano nazionale verso la ristorazione ternana, definita un crocevia di cultura, tradizioni e naturalmente gastronomia. È un prezioso riconoscimento, ma ora occorre andare oltre. Le istituzioni locali devono dimostrare di credere realmente allo sviluppo di una filiera di eccellenza in questo settore e quelli ad esso legati”.

“Uno dei primi segnali di attenzione – suggerisce Simonetti - potrebbe essere quello di rimodulare la tassa dei rifiuti per queste tipologie di attività concernenti la ristorazione, considerando che a Terni pagano circa il doppio rispetto a Perugia, con bollette che spesso superano gli 8-10mila euro annui, cifre di assoluto rilievo che vanno ad incidere in maniera particolare su attività che da più di due anni ormai non possono contare su introiti costanti”.

“Il secondo passo – aggiunge - potrebbe essere quello di dare vita a un coordinamento che unisca le associazioni di categoria alle istituzioni in un percorso permanente. Non mi riferisco solo alle associazioni che storicamente si occupano di ristorazione, ma anche di quelle legate ai settori agricoli, zootecnici e del turismo. Così da mettere finalmente in campo una visione integrata: la nascita di filiere di qualità e di genuinità legate capaci di offrire nella ristorazione il meglio della filiera agroalimentare è un percorso che in altri territori ha dato grandi risultati sia come servizio che utile economico. Terni ed i suoi piatti tipici, il suo pane, la sua norcineria, la tradizione dolciaria, sono un patrimonio inestimabile e mai sfruttato a pieno”.

“Conosco tanti ristoratori e imprenditori del settore Food&Beverage che da decenni lavorano abbracciando il paradigma di storia, tradizione, innovazione creando sacche di vera eccellenza in un settore a volte vittima dell’improvvisazione o della mediocrità. Chi amministra - conclude Simonetti - deve ricordare che  ci vuole un bel coraggio ad aprire un locale a Terni, considerando che l’impegno degli operatori è riversato in una città dove si paga tutto più che altrove, ma si può fare affidamento quasi solo sul mercato interno vista l’assenza di turismo ed eventi strutturati in grado di richiamare visitatori”.

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