Hanno ancora senso i sindacati? Viaggio nelle segreterie della provincia di Terni

Numeri e attività delle maggiori sigle sindacali nella provincia di Terni. Oltre i luoghi comuni, prosegue l’attività capillare delle organizzazioni per i lavoratori in un mondo del lavoro completamente cambiato.

Chi pensa che il mondo dei sindacati sia ormai obsoleto si trova, probabilmente, fuori strada. Piuttosto, pensare ancora al mondo del lavoro strutturato e organizzato in modo monolitico è il vero problema. In particolar modo, l’avvento della pandemìa da coronavirus ha completamente stravolto l’operatività di molte tipologie di impiego, costringendo a una crisi profonda alcuni settori. E c’è da dire che il virus non ha bloccato le attività dei sindacati che, in modalità “agili”, hanno fatto fronte alle migliaia di pratiche legate agli ammortizzatori sociali attivati dal governo.

Sul “campo di battaglia”, quindi, ci sono sempre loro, i sindacati, che si confermano ancora come la prima interfaccia dei cittadini per l’espletamento di pratiche, servizi e sostegno legale. Ma qual è lo stato di salute delle maggiori sigle sindacali nel territorio ternano e cosa è cambiato con l'esplosione del coronavirus? Una domanda che abbiamo girato ai rappresentanti delle segreterie organizzative provinciali.

Per la CGIL pesa la storia e il radicamento

A tutto il 2019, la CGIL dichiara circa 24.000 tesserati e 50 sedi fra principali e periferiche. Solo a Terni se ne contano 6. Un dato consistente che, per storicità e capacità di radicamento, mantiene la CGIL in testa nella provincia di Terni. Dall’inizio dell’anno la segreteria provinciale ha contato circa 54.000 pratiche espletate. Fra tutte, ovviamente, quelle legate all’assistenza fiscale, denuncia dei redditi e patronato. Tuttavia, la situazione di crisi economica e lavorativa post-covid ha innalzato il numero di pratiche aperte dall’ufficio legale. Le vertenze hanno a che fare con i licenziamenti, i fallimenti e le difficoltà di rispettare i pagamenti salariali di aziende e imprese secondo la contrattazione nazionale di settore. Una crisi che ha fatto emergere anche numerosi contratti “pirata” paralleli a quelli nazionali.

La CISL denuncia un possibile “tsunami” economico  

Estrapolare il numero degli iscritti alla CISL nella provincia di Terni è un esercizio complesso. La gestione delle iscrizioni, infatti, è stata completamente regionalizzata su Perugia. Possiamo ipotizzare, tuttavia, che circa 20mila siano gli aderenti alla sigla sindacale che è presente in tutta la provincia con 18 sedi, fra centrali e periferiche. A Terni se ne contano 2. Anche per la CISL restano centrali i servizi di assistenza fiscale e patronato soprattutto nei “periodi caldi” della dichiarazione dei redditi. Durante il lockdown, il sindacato ha continuato a lavorare espletando su Terni circa 175 pratiche per i buoni alimenti. La mole di lavoro è aumentata considerevolmente con i vari bonus governativi, molti dei quali richiedono passaggi obbligati come la compilazione del modello ISEE. Un dato interessante e preoccupante riguarda la gestione delle vertenze. Risulta, infatti, che a causa del blocco dei licenziamenti a seguito della pandemìa, molti lavoratori si rechino negli uffici CISL per chiedere assistenza nella rassegnazione volontaria delle dimissioni. Un dato che è sotto monitoraggio e sul quale il sindacato sta indagando. Altro tasto dolente evidenziato dalla segreteria è la proroga della cassa integrazione che sta prosciugando le disponibilità economiche a disposizione e che, denunciano dalla CISL, potrebbe portare a uno “tsunami” economico a fine estate.

Il punto di forza della UIL: la trasversalità

Non appartenere a un’area politica specifica, o meglio, essere una sigla sindacale “trasversale” è il punto di forza dichiarato dalla UIL. Una sigla sindacale che non ci sta a essere definita “minore” e conta a nella provincia di Terni 11.500 iscritti nel 2019, ai quali vanno aggiunti 12.300 in seconda affiliazione (ovvero iscritti ad associazioni che hanno stipulato accordi di affiliazione con la UIL) 

Degli 11.507 iscritti della provincia ternana, solo 4.204 sono quelli pensionati, rappresentano il 37% degli iscritti. Le sedi provinciali sono complessivamente 5 delle quali 2 a Terni. Un sindacato che si sente “pluralista” e accoglie al suo interno, quasi in egual misura, iscritti provenienti da destra, centro e sinistra. Un’impostazione identitaria che continua a essere la cifra caratterizzante della sigla sindacale.

La UIL, come per le altre sigle sindacali, ha il suo “core business” nell’assistenza fiscale e il patronato. Tuttavia, nonostante i numeri complessivamente più contenuti rispetto a CGIL e CISL, vanta (a detta della segreteria provinciale) il più alto livello di adesione fra i dipendenti pubblici del comune di Terni che si attesta al 56%.

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UGL in crescita, ma pochi dati a disposizione

L’UGL dice la sua in provincia, consapevole che i “mostri sacri” del sindacato sono ancora troppo lontani. Non ci sono dati sensibili a disposizione per un confronto puntuale. Tuttavia ci è stata comunicata una crescita dell’ 8% degli iscritti nel 2019 rispetto al 2018. È presente in tutte le città più importanti della provincia. Fra i servizi più gettonati, anche qui, c’è l’assistenza fiscale e il patronato, con una forte impennata nella richiesta di attivazione della cassa integrazione, dei vari bonus governativi e del reddito di cittadinanza

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