Il punto | Quando potremo tornare alla normalità? Risponde uno dei ricercatori del vaccino Pfizer

Nonostante la sperimentazione sul vaccino si trovi oltre la terza fase con ottimi esiti, le prospettive per tornare a una piena normalità si allungano fino a gennaio 2022.

Quando potremo tornare alla normalità dopo la pandemia da covid-19?

La risposta, quanto mai realistica alla domanda più gettonata del momento arriva da uno dei creatori del vaccino Pfizer-BioNtech. Il professor Ugur Sahin, co-fondatore di BioNTech, è convinto ci sarà un significativo impatto contro la pandemia già nella prossima estate e si potrà tornare alla vita normale il prossimo inverno, a partire quindi dal dicembre 2021 e ancor di più dall'inizio del 2022.

Un inverno 2020 ancora difficile

L'inverno 2020, spiega Sahin in un articolo de La Repubblica, sarà invece olto difficile. Anche se dagli Stati Uniti arrivano notizie decisamente incoraggianti.

Già dal mese di dicembre, potrebbero essere autorizzati per la distribuzione due vaccini made in Usa. A considerarlo probabile, pur con tutte le cautele dovute alla sperimentazione, è Cristina Cassetti, virologa italiana che vive e lavora negli Stati Uniti e vicedirettrice della divisione 'Microbiology and Infectious Disease' dell'Istituto per le malattie infettive guidato da Anthony Fauci, di cui è stretta collaboratrice da anni.

"I dati forniti dalla Pfizer sul 90% di efficacia generale del loro vaccino sono eccellenti - ha detto Cassetti all'Ansa - ma dobbiamo rivederne i dettagli. Siamo anche in attesa a giorni dei dati del trial di fase 3 della Moderna" e si spera in risultati equivalenti.

Sahin ha assicurato che il siero non produce danni ritenuti seri. I "principali effetti collaterali" osservati finora, ha spiegato l'ad di BioNtech sempre alla Bbc, sono riferibili a un dolore moderato per alcuni giorni nel punto in cui viene praticata l'iniezione, mentre alcuni dei volontari a cui è stato iniettato hanno avuto per un periodo simile una lieve febbre.  

"Non abbiamo riscontrato altri gravi effetti collaterali che avrebbero portato alla sospensione o all'arresto dello studio", ha specificato. "Continueremo a raccogliere dati per più di due anni, per accertare non solo gli effetti collaterali a breve e medio termine, ma anche quelli a lungo termine".

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