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IL PUNTO | Zaffini avverte la coalizione: “Il cambiamento passa per i fatti. Ci hanno votato per questo”

Dopo le dichiarazioni del segretario regionale di Fratelli d’Italia che hanno riaperto la crepa nella coalizione di centro destra, il senatore del partito di Meloni rilancia: “Il governo della regione si assuma l’onere di cambiare rotta”

Non sappiamo se le dichiarazioni del senatore di Fratelli d’Italia e segretario regionale del partito, Franco Zaffini, siano un vero e proprio terremoto nel centro destra oppure una scossa di assestamento che prelude a un riposizionamento degli assetti politici e gestionali nella coalizione.

Senza alcun dubbio l’aria di tempesta volteggia fra Palazzo Donini e Palazzo Cesaroni da tempo gravando sul periodo già travagliato, relativo alla faticosa gestione dell’emergenza sanitaria. Le prime nubi si erano addensate già all’indomani delle nomine in giunta regionale che, a oggi, non è presenziata da un assessore di stretta appartenenza a Fratelli d’Italia. Nell’accordo di coalizione era prevista la carica di vice presidente della giunta nonché assessore per Marco Squarta che ha poi scelto di salire sulla postazione di comando dell’assemblea legislativa, è vero.

Tuttavia, Fratelli d’Italia, secondo partito della coalizione dopo la Lega, si attendeva qualcosa di più.  Fuori dai “giochi decisivi” all’interno del governo regionale, il partito della Meloni si trova a latere di una linea di comando composta da due attori principali: il partito di Salvini e il “partito della Tesei”. Già, perché sia l’assessore Agabiti, eletta nella lista della presidente, sia l’assessore esterno Fioroni (in un primo momento indicato come esponente di FdI), appartengono alla sfera di influenza della governatrice Tesei. Ma un peso ancor più specifico nei rapporti di equilibrio politico sembra sia detenuto dal capo gabinetto della presidente, Federico Ricci. Un “cerchio” chiuso per Fratelli d'Italia, senza possibilità di incisione, proprio come un qualsiasi partito di minoranza.

Comunicati Stampa al vetriolo

Questa è, con grande approssimazione, la prospettiva dalla quale va letta e compresa la sortita di Zaffini, alla quale ha risposto il suo omologo della Lega Caparvi, che ribatte perentorio: “Non comprendiamo le tempistiche, le modalità e di certo l’utilità dell’attacco che Fratelli d’Italia rivolge alla giunta regionale, in un momento difficile per la gestione della pandemia e in considerazione di un quadro piuttosto fragile per l’economia regionale. Nessuno – prosegue Caparvi - mette in dubbio l’importanza di scelte condivise all’interno della coalizione di maggioranza ovvero dei tre partiti che la compongono, ma la dialettica interna deve rimanere nell’alveo della propositività senza sfociare nell’attacco gratuito. Quello del Governo nazionale, distratto dalle proprie beghe interne a danno dei cittadini italiani, è un esempio che non vogliamo assolutamente seguire. È proprio in questi momenti, invece, che la serietà della politica dovrebbe prevalere.

Quindi, un attacco al fioretto del regionale della Lega nei confronti di Zaffini: “L’egoismo di chi si lascia sopraffare dagli individualismi non gioverà all’amministrazione regionale, tantomeno potrà essere di utilità per costruire la rinascita sociale ed economica della quale gli umbri hanno bisogno. La Lega Umbria plaude alla gestione della emergenza pandemica sebbene questa sia stata svolta a partire da una fragilità strutturale della sanità che abbiamo ricevuto in eredità da coloro che proprio su questo tema sono chiamati a rispondere in tribunale. In pochi mesi questa amministrazione regionale ha lavorato alla definizione di iniziative di buonsenso, lungimiranti e in netta controtendenza con il passato e con le scelte autoreferenziali della sinistra che negli anni hanno contribuito a produrre criticità in ogni ambito, da quello economico ai trasporti, dalla sanità, fino alle infrastrutture. L’attacco – conclude Caparvi - appare dunque ingiustificato, il cambio di passo del nuovo corso è stato fin da subito evidente e solo il diffondersi del coronavirus ha avuto l’effetto di rimandare l’attuazione di quei progetti fondamentali per il rilancio del territorio e in grado di determinare quella svolta attesa da anni”.

Zaffini: “Il cambiamento si fa con i fatti”

Troppo seria la posizione dei due partiti di maggioranza, e dei loro rappresentanti regionali, per lasciarla cadere come un fatto di gossip politico o di schermaglie fra chi si batterà nei prossimi mesi per diventare IL partito di maggioranza nel centro destra. In ballo, neanche a dirlo, c’è la tenuta del governo regionale, del cambiamento della governance amministrativa e il volto che la coalizione sta offrendo ai cittadini, in particolare a coloro che, a valanga, hanno eletto “il cambiamento”. 

Zaffini, se questo non è un terremoto politico, poco ci manca. La domanda è: siamo arrivati alla famosa goccia che ha fatto traboccare il vaso?

Siamo arrivati a questo punto perché nell’azione di questo governo regionale, che ricordo, è composto da una coalizione di centro destra della quale noi di Fratelli d’Italia siamo la seconda espressione elettorale, non c’è un percorso di condivisione preventiva che non significa essere messi al corrente delle scelte un’ora prima dell’uscita di un comunicato stampa. E su questo ritengo sia opportuno, da parte nostra, essere fermi affinché non diventi nel tempo una prassi consolidata. In particolare, va concertato l’orientamento sui settori che sono strategici e decisivi per il futuro come, ad esempio le infrastrutture e la riorganizzazione sanitaria contenuta nel prossimi piano regionale. Quindi, più che un terremoto politico lo definirei un “altolà” a una prassi operativa che non condividiamo.

Insomma, sta mettendo in discussione il famoso “cambiamento” messo sul piatto della campagna elettorale delle regionali 2019

Intendiamoci: il cambiamento non si fa a parole ma con atti concreti. Tuttavia mi rendo conto e so benissimo che la pandemia non ha fatto altro che attenuare la propulsione alla revisione di un impalco governativo e amministrativo che non andava, costringendoci a correre ai ripari nella gestione emergenziale di questo maledetto virus. Questo stato di cose, voglio sottolinearlo, è una attenuante. Ma un governo prende decisioni ogni giorno, ed è lì che noi di FdI vogliamo condividere la nostra sensibilità e i nostri valori.

Quindi l’assenza di un esponente di stretta appartenenza a FdI comincia ad essere un problema serio.

In realtà, questo non è il tema centrale delle mie ultime dichiarazioni. È certamente un argomento serio che va trattato con la giusta complessità e lucidità. La nostra è una posizione ancora precedente, ossia un governo, qualsiasi esso sia, deve essere espressione della maggioranza partitica, quindi elettorale, che lo determina. Quindi deve saper rappresentare tutto il quadro politico che lo ha generato.

In questo senso ha avuto interlocuzioni con il suo omologo regionale della Lega, Virginio Caparvi?

Con Caparvi abbiamo interlocuzioni corrette e lineari. In questo caso specifico, la replica alle mie dichiarazioni la ritengo per due terzi comprensibili, per un terzo fuori luogo. Il mio obiettivo è quello di scuotere non di criticare. Ritengo infatti che vada consolidato il rapporto di coalizione politica. Insomma, invece di attaccarmi dovrebbero ringraziarmi perché ci tengo alla tenuta di questa maggioranza.

Sa cosa percepisce “l’uomo della strada” mediamente interessato alle trame politiche regionali? Che a palazzo Donini si sia replicato il modus operandi “Casalino-Conte” fra la presidente Tesei e il suo capo gabinetto Federico Ricci. Lei cosa ne pensa?

Io posso solo dire che Ricci è di gran lunga migliore e più intelligente di Casalino. Tuttavia, credo anche che ogni rapporto fiduciario e operativo all’interno della cabina di regia vada sviluppato dentro un perimetro di correttezza e normalità. Sono convinto che l’accavallamento delle competenze affidate a Ricci siano dovute anche la penuria di organico e che il capo gabinetto sia chiamato a tamponare alcune insufficienze altrui. In tal senso non è colpa sua e non ho nulla di personale nei suoi confronti. Ma ritengo anche che Ricci debba rientrare strettamente nel suo ruolo, evitare atteggiamenti scorretti, ed essere “uomo ombra” della presidente, non “uomo che fa ombra”.

Un’altra percezione che potrebbe cominciare a farsi strada, è che nella sostanza il governo regionale di centro destra non abbia dato venni evidenti di discontinuità politica che si sostanzia nel cambio della governance, soprattutto nell’ambito delle nomine. Un esempio è il caso dello zooprofilattico.

Proprio la vicenda della nomina del nuovo dg dello zooprofilattico che stenta ad arrivare e che viene rimandata con continue proroghe, è l’esempio plastico di quella difficoltà a decidere e a decidere di cambiare rotta. Qui bisogna ripartire dalle basi: il quadro politico di un governo si sostanzia dai partiti che esprimono una maggioranza. Da quella maggioranza nasce una giunta regionale, che si confronta con una assemblea legislativa, quindi c’è l’apparato burocratico che è al servizio del governo. Ogni tassello deve stare al suo posto.

Però se seguiamo il suo ragionamento e interpretiamo come debole una azione di governo, si ribaltano le caselle e l’apparato burocratico diventa decisivo nella conduzione dell’amministrazione. Ma secondo lei, esiste una squadra di dirigenti, direttori, insomma una governance regionale che sia in discontinuità con quella passata alla quale l'attuale giunta potrebbe attingere?

Ma certo che esiste. Tuttavia tengo a precisare una cosa: la sinistra in Umbria ha fatto anche cose molto egregie e alcuni burocrati o figure amministrative hanno fatto un gran lavoro per riportare la regione a livelli di competitività in molti settori. Il problema, come sempre, è la degenerazione del potere che diventa corruzione, lo abbiamo visto con i fatti di “concorsopoli”.

Insomma il messaggio che come Fratelli d’Italia abbiamo voluto dare è chiaro, ed ha a che vedere con una nuova mentalità di governo. Dal nostro punto di vista, crediamo debba essere preso in seria considerazione anche in forza del peso politico che il partito della presidente Meloni ha acquisito in questi ultimi anni. Da parte nostra non vogliamo rotture e ci siamo sempre messi a lavorare ventre a terra per questa maggioranza senza barattare il nostro operato con poltrone o esercitando condizionamenti. La nostra è una chiamata per il futuro di questa regione che deve cambiare passo urgentemente come chiesto dai cittadini.

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