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Martedì, 7 Dicembre 2021
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Allarme inquinamento, arriva la stretta: a Terni stop alle auto fino a Euro 5, il piano

La Regione Umbria aggiorna il piano sulla qualità dell’aria e la città diventa “Area di superamento con priorità di intervento”. Novità anche per quanto riguarda il riscaldamento domestico

Zone 30, mobilità sostenibile, trasporto pubblico, metropolitana di superficie, incentivi per “svecchiare” il parco auto circolante. Il piano regionale per la qualità dell’aria prime e l’accordo quadro tra Regione Umbria e ministero dei trasporti hanno messo nel mirino la situazione ambientale di Terni e della conca ternana. Ma i risultati sono – evidentemente – ancora lunghi da aspettare. Tanto è vero che Palazzo Donini ha elaborato un aggiornamento al Piano che “si propone in via prioritaria di individuare e attivare misure più efficaci per conseguire, entro il 2025 il rispetto dei valori limite per il Pm10 nelle aree di superamento” ma che individua la conca ternana “come area di superamento con priorità di intervento” vista anche la procedura di infrazione da parte della Commissione europea per il mancato rispetto dei limiti di concentrazione del particolato fine.

Insomma, Terni è osservata speciale soprattutto in funzione del fatto che, seppure lo scenario di tendenza contenuto nel piano regionale dice che “le emissioni di particelle con diametro inferiore a 10 micron (Pm10) al 2025 diminuiscono complessivamente di circa il 42%, questo si verifica soprattutto grazie al “settore degli impianti di combustione non industriali, con il 40% di riduzione sul totale delle emissioni comunali, per gli interventi sulla combustione della legna” mentre da trasporti stradali e traffico è attesa una riduzione dell’1%. Risultati che si verificano più o meno in fotocopia per il territorio comunale di Narni: meno 34% dagli impianti di combustione non industriale e meno 1% da traffico e trasporti stradali.

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Da qui l’introduzione di quelle che vengono indicate come “misure transitorie” che saranno “rimandate alle singole fasi di programmazione e pianificazione” ma che puntano essenzialmente alla “riduzione del traffico nella zona di salvaguardia della conca ternana” ossia nei territori comunali di Narni e Terni, fatte salve alcune eccezioni.

Misura transitoria che sarà in vigore “fino al raggiungimento dell’obiettivo di risanamento della qualità dell’aria ovvero – è scritto nel piano regionale - fino al verificarsi di due anni consecutivi in cui le centraline della rete regionale di monitoraggio nella conca ternana registrano il rispetto dei limiti di legge per le concentrazioni di Pm10 e degli ossidi di azoto”.

In base a queste misure, “la circolazione nella zona di salvaguardia della conca ternana è soggetta alle seguenti limitazioni dal 1° novembre al 31 marzo di ogni anno dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30, salvo deroghe indispensabili: divieto di circolazione per almeno cinque giorni alla settimana di veicoli per trasporto persone categoria M1 e M2 e veicoli per trasporto merci di categoria N1, N2 ad alimentazione diesel o benzina di categoria inferiore o uguale ad Euro 4; veicoli per trasporto merci di categoria N3 ad alimentazione diesel di categoria inferiore o uguale ad Euro 3; motoveicoli e ciclomotori di categoria inferiore o uguale ad Euro 2”.

Se la stretta non dovesse essere sufficiente e dunque “al perdurare delle condizioni di mancato rispetto dei limiti di concentrazione del Pm10, a partire dall’anno 2023” è prevista una “estensione del divieto di circolazione per almeno cinque giorni alla settimana nel periodo che va dal 1° novembre al 31 marzo dell’anno successivo per veicoli per trasporto persone categoria M1 e M2 e veicoli per trasporto merci di categoria N1, N2 ad alimentazione diesel o benzina di categoria inferiore o uguale ad Euro 5; veicoli per trasporto merci di categoria N3 ad alimentazione diesel di categoria inferiore o uguale ad Euro 4; motoveicoli e ciclomotori di categoria inferiore o uguale ad Euro 2”.

L’aggiornamento al piano prevede una serie di restrizioni anche per quanto riguarda il riscaldamento domestico, ritenuti “responsabile” della produzione del “76,2% delle emissioni di polveri, risultando largamente prioritario rispetto a quello prodotto dalle altre fonti emissive.

Fra le misure previste per la conca ternana le “limitazioni all’utilizzo delle biomasse in generatori di calore a bassa efficienza nonché l’obbligo di utilizzare pellet certificato di qualità” oltre a forme di incentivazione per “il passaggio da caminetti e stufe tradizionali a sistemi ad alta efficienza” che però non sembra abbiano avuto l’effetto desiderato. Per questo, fino al 2025 – ossia il nuovo orizzonte temporale fissato dal piano – “nella porzione del territorio della conca ternana posto a una quota inferiore ai 300 metri (…) si applicano limitazioni nell’utilizzo di generatori di calore alimentati a biomassa per il riscaldamento domestico”. IN particolare, “i sindaci dei comuni interessati emanano ordinanze con i seguenti divieti e ne verificano l’applicazione: divieto, successivamente a sei mesi dall’approvazione dell’aggiornamento del piano regionale per la qualità dell’aria, di utilizzare, dal lunedì al venerdì h24, generatori con una classe di prestazione emissiva inferiore a 2 stelle; divieto, dopo un anno dall’approvazione dell’aggiornamento del piano regionale per la qualità dell’aria, di installare generatori con una classe di prestazione emissiva inferiore alla classe 3 stelle; divieto, dopo due anni dall’approvazione dell’aggiornamento del piano regionale per la qualità dell’aria, di installare generatori con una classe di prestazione emissiva inferiore alla classe 4 stelle e di continuare ad utilizzare generatori con una classe di prestazione emissiva inferiore a 3 stelle”.

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