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Canottaggio, Matteo Tonelli campione del mondo: “Non bisogna mai lasciare nulla al caso”. L’aneddoto dell’autografo e la nuova vita a Torino

Il giovanissimo portacolori del Cus Torino: “Quando ho iniziato con il canottaggio potevo fare al massimo la boa. Tanti sacrifici ripagati con questa vittoria”

Una vittoria iridata che ripaga di tantissimi sacrifici fatti. Correva l’anno 2013 quando Matteo Tonelli decise di avvicinarsi al canottaggio. Uno sport severo quanto selettivo che può contare sul bacino di Piediluco, vero e proprio punto di riferimento per la nazionale azzurra. Lo scorso venerdì 29 luglio, poco prima di pranzo, è salito sull’imbarcazione, nella finale del quattro di coppia pesi leggeri Under 23, insieme ai suoi compagni Luca Borgonovo, Nicolò Demiliani e Krystian Adrian Maron. Sulle acque della Schiranna a Varese l’equipaggio italiano ha letteralmente dominato, polverizzando il record dei campionati mondiali che risaliva a cinque anni fa, conquistando la medaglia d’oro.

“Ho iniziato il mio percorso al Circolo Lavoratori Terni. Mio papà decise di portarmi a Piediluco dopo che un suo collega, aveva fatto la stessa cosa con il figlio. La passione per questa disciplina è maturata con il trascorrere del tempo”. Grandi sacrifici fatti, il ricordo di Matteo: “Quando andavo a scuola mi allenavo all’alba e durante i pomeriggi. Uno sforzo, non solo fisico ma anche mentale. All’inizio – scherza Matteo – avrei potuto fare solo la boa. Grazie agli allenamenti poi sono cresciuto, andando a curare anche l’aspetto fisico. Non è facile portare avanti contemporaneamente lo sport e lo studio. Da un punto di vista prettamente scolastico non posso che ringraziare mia madre. Un supporto continuo anche e soprattutto durante i momenti di difficoltà attraversati”.

Dal Circolo Lavoratori Terni al Cus Torino: “Il passaggio è stato dettato da motivi universitari. Mi sono trasferito, dopo aver ottenuto il diploma all’istituto Angeloni, ed ora sto frequentando la facoltà di Scienze Politiche. Pertanto ho deciso di puntare sul Centro universitario sportivo che detiene una grande palestra ed un centro remiero collocato lungo il fiume. La polisportiva può annoverare diverse discipline e recentemente ha organizzato anche i mondiali universitari di golf”.

Una quotidianità divisa tra esami e canottaggio: “Sto terminando il secondo anno, portando avanti entrambi i progetti di vita. Certo risulta un pizzico più facile il periodo in cui non siamo sotto sessione, però riesco a cavarmela ugualmente. Stare fuori casa è diverso – osserva Matteo – poiché la maggior parte delle scelte le devo fare da solo. Cambiamenti sicuramente positivi, rispetto al passato, ed un percorso di maturazione, a livello interiore, che prosegue”.

Il primo amore non si scorda mai: “Il CLT non l’ho mai abbandonato anzi. Ogniqualvolta riesco a tornare a Terni mi divido tra casa e circolo. Inoltre il lago di Piediluco è l’ulteriore motivo per scendere e mantenere i contatti diretti con amici e familiari”. E Torino?: “Rispetto a Roma o Milano è un po' più ‘provinciale’ dal punto di vista della vivibilità. Una città tascabile, ben collegata dal punto di vista dei mezzi e probabilmente meno grande di quanto si pensi. Ad esempio il circolo lo raggiungo con tre minuti in bici mentre per l’università ce ne vogliono appena dieci”.

Il racconto di un trionfo: “Dalle batterie di qualificazione siamo usciti bene. Pertanto i nostri avversari ci avevano preso come riferimento. La strategia, concertata con il nostro allenatore, è stata quella di partire ancora più forte in finale. Certo poi in gara qualcosa può sempre cambiare. A me è spettato il compito della gestione dei colpi e della direzione oltre che imprimere il ritmo, poiché mi trovavo alla postazione uno. Fin dall’inizio siamo stati avanti, riuscendo poi a battere il precedente record dei mondiali risalente al 2017. Lo avevano centrato gli svizzeri in precedenza a Plovdiv”. Alle spalle degli azzurri, piuttosto distanziati tedeschi e francesi: “I nostri principali avversari. Mi hanno stupito gli americani dato che sono maggiormente specializzati nella categoria senior. Tuttavia già dal ritiro di Piediluco c’era consapevolezza di poter fare bene ed i riscontri erano sicuramente positivi. Siamo arrivati a Varese carichi e motivati”. 

Una volta tagliato il traguardo c’è stato modo per esultare: “Abbiamo festeggiato a Varese, seppur con discrezione. Domenica invece ho potuto condividere questa grande gioia con i miei familiari”. Una bella sorpresa realizzata dall’associazione Il castello di Papigno: “Una volta tornato a casa ho potuto apprezzare il bellissimo striscione che mi hanno dedicato”.

Il cellulare ha cominciato a vibrare in modo continuo: “Sono arrivati decine e decine di messaggi. Di sicuro, a livello di carriera, ho toccato il punto più alto, quantomeno al momento”. Qualcosa è cambiato dallo scorso venerdì: “Un pochino si” afferma il neocampione del mondo Under 23. “Ad esempio un signore mi ha chiesto un autografo, dopo aver letto il giornale, la scorsa mattina. Un pizzico di visibilità e notorietà in più che fanno sicuramente piacere”. Infine il messaggio di Matteo: “Non bisogna mai lasciare nulla al caso e smettere di fare ciò in cui si crede. Ad esempio – conclude – le ultime generazioni sono un po' svogliate. Occorre crederci sempre e non lamentarsi accampando scuse. Le soddisfazioni poi arriveranno”.  

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