INTERVISTA Commissario Asl2 De Fino: “Serve una riorganizzazione radicale per rendere efficienti i nostri ospedali”

Massimo De Fino, commissario dell’Asl Umbria 2 riconfermato per i prossimi sei mesi, fa il punto sul primo semestre di attività, l’emergenza coronavirus e la necessaria riorganizzazione della sanità territoriale.

Massimo De Fino è un manager navigato. Ha guidato l’azienda sanitaria locale di Potenza per poi tuffarsi nell’esperienza umbra, con una parentesi al Santa Maria di Terni. Nominato a gennaio dalla giunta Tesei alla guida dell’Asl 2, è stato l’unico, fra i quattro commissari delle aziende sanitarie e ospedaliere umbre, ad essere confermato fino a dicembre. L’emergenza coronavirus ha rallentato la tabella di marcia della riorganizzazione sanitaria territoriale caldeggiata dalla giunta regionale. Ora c’è bisogno di un’ accelerata verso gli obiettivi da spuntare per dicembre.

Commissario, come valuta i primi sei mesi di lavoro in Asl 2?

L’esperienza è stata positiva. Ho sentito molta fiducia attorno a me ma soprattutto la voglia di cambiare. Io provengo da esperienze territoriali ed è nelle mie corde lavorare per perfezionare l’organizzazione dei servizi.

Come, secondo il suo punto di vista, l’Asl 2 ha reagito all’emergenza sanitaria?

È piovuta da un momento all’altro, anche in Umbria. Il primo caso nella nostra regione proviene da Montecastrilli, quindi all’interno dalla nostra Asl. I primi ricoveri in terapia intensiva sono avvenuti ai Terni, le prime zone rosse – Gualdo di Pozzo Cattaneo e Giove – si sono verificate anch’esse all’interno della nostra azienda. Insomma, ci siamo fatti per bene le ossa. Ringrazio sempre il personale che ha dato tutto quello che c’era da dare senza guardare orari, sabati e domeniche.

Siamo stati bravi, perché siamo riusciti a mantenere le persone positive nel loro domicilio, a curarle anche grazie alla medicina generale e la continuità assistenziale anche grazie ai giovani medici delle unità speciali presenti in ogni distretto. Abbiamo fatto squadra fra i direttori generali, insieme e con la regione e siamo stati guidati da un assessore esperto e una presidente che, ci tengo a dirlo, è stata sempre presente, anche le domeniche, in raccordo costante con il centro operativo della protezione civile di Foligno. Una donna che ha saputo prendere decisioni anche difficili senza sottrarsi.

I sanitari dell’Asl 2, come ha detto, hanno fatto un grande lavoro

Proprio così. Un mese dopo il primo caso di covid, il 28 marzo, un momento critico per l’estrema aggressività del virus, scrissi loro una lettera che proveniva dal cuore. Mi ricordo che mi svegliai ed erano circa le sei del mattino. La lettera terminava con una forte convinzione: “Ce la facciamo, ce la faremo”. Ed è stato così, solo grazie a tutti questi professionisti che hanno dato tutto per le loro comunità.

Come si sta organizzando la Asl 2 per un eventuale ondata di ritorno del virus?

Chiaro, non ce lo auguriamo. Tuttavia stiamo notando qualche caso di importazione che ci mette sull’attenti. Noi siamo pronti. Come azienda territoriale siamo in grado di attivare unità di sorveglianza anche sui nuovi casi. Nel frattempo ci siamo rimodulati sia per l’attività ospedaliera riferita alle attività di pronto soccorso, sia per quella specialistica. Abbiamo previsto dei progetti per aumentare non solo i posti in pronto soccorso ma anche in terapia intensiva, soprattutto le pneumologie. Abbiamo previsto delle “zone grigie” di prima diagnosi in ogni presidio ospedaliero e continueremo a mantenere le persone nella propria abitazione. Abbiamo anticipato, poi, la campagna vaccinale antinfluenzale anche attraverso un accordo regionale con i pediatri perché nel periodo di settembre/ottobre dovremo essere pronti per fare diagnosi differenziali e distinguere le influenze stagionali dal covid-19.

Qual è il suo programma di lavoro per i prossimi sei mesi?

Decisamente in continuità con le idee che avevo già in mente dal mese di febbraio. Poi il covid ha messo necessariamente in secondo piano le scadenze della programmazione che, seppur in modo minimale, abbiamo cercato di portare avanti. Su Narni-Amelia, in particolare, c’è l’idea di rivedere l’assetto sanitario rispetto, in particolare, ai due ospedali perché sono speculari l’uno con l’altro, ma alla fine questa frammentazione di attività non dà efficienza.

Quindi abbiamo creato due equipe di lavoro, stiamo portando avanti un’idea di riorganizzazione condivisa non solo con gli operatori ma anche con la parte politica. Ho aperto dei tavoli di confronto anche con le sigle sindacali mediche. Abbiamo strutturato una sintesi di riorganizzazione che rappresenta un primo passo. Sto potenziando il comparto medico specialistico, nodo dolente del territorio, aumentando concorsi e assunzioni. Mancano ancora ortopedici, anestesisti, anche qui ce la dovremo fare.

Sa che dalle parti di Narni-Amelia c’è un grosso timore legato alle funzionalità dei primi soccorsi, perché si parla di declassamento dei servizi

Io vorre chiarire questo punto. Noi potenziamo il servizio, non stiamo riducendo o chiudendo l'attività dei "punti di primo intervento". Bisogna essere chiari: le strutture di Narni e Amelia non hanno le funzioni di pronto soccorso o primo soccorso perché non hanno, al loro interno, le strutture e i percorsi specifici per elaborare e dare una risposta ai pazienti che necessitano di soccorso. Il pronto soccorso è ed è sempre stato a Terni. Se, ad esempio, una persone subisce un infarto, se la portassimo a Narni o Amelia morirà, perché le patologie tempo-dipendenti hanno necessità di essere trattate in strutture adeguate. Ai punti di primo intervento di Narni-Amelia devono andare le persone in codice bianco o verde, certamente previa chiamata al 118 per capire cosa è meglio fare.

Noi investiamo su Narni-Amelia perché andiamo a prevedere due ambulanze h24 che sono a valle rispetto all'ospedale, proprio per facilitare il punto di raccolta e la viabilità più spedita verso l'ospedale di Terni. E poi ci saranno, all'interno dei due ospedali, i medici per il primo intevento h12. E poi vorremmo creare anche un'auto medicalizzata, con autista e medico che, chiamata in codice rosso, arrriva dal paziente e lo stabilizza in attesa dell'ambulanza. Se, come detto, si tratta di codice rosso, il medico accompagna il paziente in ambulanza verso l'ospedale. Se è un codice più leggero, il medico torna a disposizione dell'auto medicalizzata. Ad oggi, invece, abbiamo due ambulanze con medico, infermiere e autista che si muovono in blocco anche per codici verdi perdendo tempo nelle manovre di soccorso. L'idea è quella di rendere il servizio decisamente più efficiente. Mi rendo conto che è difficile da spiegare e da capire per i cittadini. Ma credo sia davvero questione di tempo necessario per rendersi conto della funzionalità di questo modello, perché, in sostanza, aumentano le postazioni per gli interventi di "emergenza-urgenza".

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