"L'amministrazione si occupi del rischio sanitario nei Servizi educativi comunali di Terni". L'attaco di Usb Pubblico Impiego

La nota del sindacato mette in luce alcune presunte criticità nella gestione e contenimento del rischio sanitario nei Servizi educativi comunali: "Dopo due mesi dall'apertura delle scuole manca ancora un piano anti-covid.

Ancora non è stato redatto e approvato un protocollo contro l'abbattimento del rischio sanitario da conatgio nei Servizi educativi comunali di Terni, dopo più di due mesi dalla riapertura delle scuole. La denuncia arriva dal sindacato Usb Pubblico Impiego, che in una nota mette in rilievo le criticità alle quali il personale scolastico dei servizi alla prima infanzia sta fronteggiando.

"La mancanza di tale protocollo per i S.E.C. - scrivono dall'Usb - non può, ormai, essere imputata alla semplice inadeguatezza ed al rimpallo di responsabilità - cause, ad esempio, del forte ritardo con cui l'amministrazione comunale si è dotata di un piano anti-Covid generale e della maniera caotica con cui, nel frattempo, sono state organizzate e gestite varie sedi degli uffici comunali - , ma ad una precisa scelta.

Le linee-guida per i servizi 0-6, emanate da ogni livello istituzionale nazionale e locale, nel comune di Terni sono state disattese e persino per quanto riguarda le indicazioni impartite dal RSPP, si è dato seguito solo a ciò che non richiedeva incremento di personale ed impegno economico di qualsiasi tipo: per fare solo un esempio, non sono stati effettuati i lavori di ristrutturazione, soprattutto degli spazi esterni, necessari per lo svolgimento in sicurezza dell’attività educativo-didattica.

Le cosiddette “bolle” - gruppi fissi di educatori o insegnanti e bambini/e, concepite per circoscrivere al massimo qualsiasi principio di focolaio - nei S.e.c. non sono ermetiche: nel nome del risparmio ancora una volta il personale ausiliario non è stato sufficientemente incrementato, così da coprire tutte le eventuali necessità e ci si trova nella condizione che una sola persona accoglie i bambini di tutte le bolle di un servizio, fornendo così un veicolo di diffusione per l’eventuale contagio proveniente da un soggetto asintomatico.

E infatti è quello che si è puntualmente verificato al primo (ed ai successivi) casi positivi, al nido Coccinella, al Girotondo e il più recente al nido Cucciolo, servizi nei quali oltre a ciò, al verificarsi di casi positivi, la sanificazione degli spazi comuni non è stata disposta immediatamente ed è invece avvenuta anche due giorni dopo l’accertamento del caso Covid.

"Incrementare il personale ausiliario"

Non c’è solo il problema del personale ausiliario condiviso tra le varie bolle dello stesso servizio ed anche tra un servizio e l’altro: anche il personale educativo e insegnante supplente - inviato peraltro, col passare del tempo, sempre con maggiore resistenza, per perseguire l’obiettivo unico del risparmio - gira di giorno in giorno da un servizio all’altro, in una sorta di nomadismo che mette a rischio  la sicurezza di tutti nell’attività quotidiana.

Sorvolando sulle varie situazioni critiche per le quali sono state individuate “soluzioni” raffazzonate, al limite della legittimità e mai in forma scritta, oltreché spesso tardive, riteniamo sia necessario, in primo luogo, incrementare stabilmente il personale ausiliario, in particolare che l’accoglienza venga organizzata in modo che non ci siano interferenze tra bolle diverse; inoltre il personale supplente deve essere in numero adeguato e organizzato in modo da essere assegnato continuativamente ad un solo servizio, eliminando il “nomadismo” attuato finora e i rischi ad esso connessi.

Questa carenza di sicurezza è ulteriormente aggravata dalla inadeguatezza dei Dpi che vengono forniti. I bambini e le bambine dei servizi 0-6 non portano la mascherina, con essi è impossibile osservare il distanziamento fisico ed evitare di essere raggiunti dal cosiddetto “droplet” prodotto da tosse, starnuti e quant’altro: nonostante ciò, ci si limita a fornire al personale le sole mascherine chirurgiche invece delle FFP2 e delle visiere, inoltre i camici usa-e-getta sono riservati soltanto ai genitori che, nel periodo dell’inserimento, si trattengono a lungo all’interno dei servizi; altra situazione che genera rischio è quella del vestiario: al personale è stato fornito, peraltro con forte ritardo, un tipo di vestiario inadeguato che oltretutto viene lavato a casa, cosa che comporta ulteriori rischi non perché a casa non venga trattato in maniera adeguata, ma perché, considerato che sui tessuti il virus permane anche fino a due giorni, c’è il rischio che i familiari vengano a loro volta contagiati.

Alla riapertura dei Servizi educativi comunali di Terni (S.e.c.), avvenuta il 14 settembre u.s., avrebbe dovuto essere già stato adottato un protocollo specifico, un piano anti-Covid per i S.e.c. redatto in relazione alla specificità di tali servizi, da un punto di vista strutturale, organizzativo e della tipologia di utenza. USB ne ha evidenziato l’assenza anche nell’incontro politico sindacale svoltosi il 29 settembre, ma ad oggi, dopo oltre due mesi dalla riapertura, ancora non c’è traccia di quel protocollo né di altre indicazioni scritte su prassi e procedure, ordinarie e straordinarie, che possano fornire un riferimento certo al personale.

La mancanza di tale protocollo per i S.e.c. non può, ormai, essere imputata alla semplice inadeguatezza ed al rimpallo di responsabilità - cause, ad esempio, del forte ritardo con l'amministrazione comunale si è dotata di un piano anti-Covid generale e della maniera caotica con cui, nel frattempo, sono state organizzate e gestite varie sedi degli uffici comunali - , ma ad una precisa scelta.

Le linee-guida per i servizi 0-6, emanate da ogni livello istituzionale nazionale e locale, nel Comune di Terni sono state disattese e persino per quanto riguarda le indicazioni impartite dal RSPP, si è dato seguito solo a ciò che non richiedeva incremento di personale ed impegno economico di qualsiasi tipo: per fare solo un esempio, non sono stati effettuati i lavori di ristrutturazione, soprattutto degli spazi esterni, necessari per lo svolgimento in sicurezza dell’attività educativo-didattica.

Le cosiddette “bolle” - gruppi fissi di educatori o insegnanti e bambini/e, concepite per circoscrivere al massimo qualsiasi principio di focolaio - nei S.E.C. non sono ermetiche: nel nome del risparmio ancora una volta il personale ausiliario non è stato sufficientemente incrementato, così da coprire tutte le eventuali necessità e ci si trova nella condizione che una sola persona accoglie i bambini di tutte le bolle di un servizio, fornendo così un veicolo di diffusione per l’eventuale contagio proveniente da un soggetto asintomatico. E infatti è quello che si è puntualmente verificato al primo (ed ai successivi) casi positivi, al nido Coccinella, al Girotondo e il più recente al nido Cucciolo, servizi nei quali oltre a ciò, al verificarsi di casi positivi, la sanificazione degli spazi comuni non è stata disposta immediatamente ed è invece avvenuta anche due giorni dopo l’accertamento del caso Covid.

Non c’è solo il problema del personale ausiliario condiviso tra le varie bolle dello stesso servizio ed anche tra un servizio e l’altro: anche il personale educativo e insegnante supplente - inviato peraltro, col passare del tempo, sempre con maggiore resistenza, per perseguire l’obiettivo unico del risparmio - gira di giorno in giorno da un servizio all’altro, in una sorta di nomadismo che mette a rischio  la sicurezza di tutti nell’attività quotidiana.

Sorvolando sulle varie situazioni critiche per le quali sono state individuate “soluzioni” raffazzonate, al limite della legittimità e mai in forma scritta, oltreché spesso tardive, riteniamo sia necessario, in primo luogo, incrementare stabilmente il personale ausiliario, in particolare che l’accoglienza venga organizzata in modo che non ci siano interferenze tra bolle diverse; inoltre il personale supplente deve essere in numero adeguato e organizzato in modo da essere assegnato continuativamente ad un solo servizio, eliminando il “nomadismo” attuato finora e i rischi ad esso connessi.

Questa carenza di sicurezza è ulteriormente aggravata dalla inadeguatezza dei DPI che vengono forniti. I bambini e le bambine dei servizi 0-6 non portano la mascherina, con essi è impossibile osservare il distanziamento fisico ed evitare di essere raggiunti dal cosiddetto “droplet” prodotto da tosse, starnuti e quant’altro: nonostante ciò, ci si limita a fornire al personale le sole mascherine chirurgiche invece delle FFP2 e delle visiere, inoltre i camici usa-e-getta sono riservati soltanto ai genitori che, nel periodo dell’inserimento, si trattengono a lungo all’interno dei servizi; altra situazione che genera rischio è quella del vestiario: al personale è stato fornito, peraltro con forte ritardo, un tipo di vestiario inadeguato che oltretutto viene lavato a casa, cosa che comporta ulteriori rischi non perché a casa non venga trattato in maniera adeguata, ma perché, considerato che sui tessuti il virus permane anche fino a due giorni, c’è il rischio che i familiari vengano a loro volta contagiati.

"Termoscanner inattendibili"

Un’altra situazione critica - sottolineano dal sindacato - riguarda il funzionamento dei termo-scanner che sono stati forniti ai servizi, perché è capitato varie volte che la misurazione della temperatura effettuata non abbia trovato corrispondenza con quella fatta a casa dai genitori dei piccoli, allontanati dal servizio a causa di un rialzo febbrile, generando a volte situazioni sgradevoli e incomprensioni, col rischio di inficiare quel rapporto di fiducia tra le famiglie ed il personale che la sottoscrizione del patto di corresponsabilità dovrebbe rafforzare. Con la verifica del corretto funzionamento dei termo-scanner, il risultato della misurazione non sarà più messo in dubbio, dando corso al previsto e tempestivo allontanamento, senza pressioni sul differimento dello stesso nei confronti del personale".

Il sindacato, inoltre, indica alcune priorità da implementare all'interno dei servizi all'infanzia comunali: "Per gli spazi sanificazioni periodiche, oltre naturalmente a quelle prescritte ove si presenti uno o più casi di positività; per il personale screening periodico con tampone nasofaringeo – auspicabile ogni due settimane - per il rischio di esposizione molto elevato a cui è sottoposto, per il lavoro a contatto con soggetti che non indossano la mascherina e con i quali non è possibile il distanziamento fisico".

"L'amministrazione comunale non ha speso un centesimo per la sicurezza dei S.e.c."

L’Amministrazione Comunale di Terni, invece di imprimere quel cambiamento tanto sbandierato in campagna elettorale, ha finora preferito dare continuità alla politica di dismissione dei S.e.c. attuata dalle precedenti amministrazioni, ha fatto la precisa scelta politica di non investire un solo centesimo per far funzionare in sicurezza i servizi, in un momento in cui, purtroppo, a differenza del passato, le scelte politiche hanno ricadute non solo sulla quotidianità di cittadini e dipendenti, ma, in tempi di pandemia, incidono soprattutto sulla loro sicurezza e salute, delle quali l’Amministrazione (e non solo) deve necessariamente farsi carico.

Per questo chiediamo che l’Amministrazione Comunale provveda immediatamente all’adozione di un protocollo operativo Covid per i S.e.c., a fornire i Dpi adeguati ed a mettere in atto tutte le procedure e l’adeguamento del personale, condizioni necessarie per la sicurezza del personale e degli utenti".

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